Il nostro piccolo goblin è stato avviato ai misteri del Magic formato QL, grazie a Silvia che ha ricamato per lui i simboli del mana sul bavarino, in modo da tenerli sempre vicini al latte da ciucciare.
La sua arma migliore è la bomba chimica: appena espulsa, ha il colore del pesto alla genovese…
Categoria: amici
di tutto un po’, ma in compagnia!
Storie di Lagolo – 3
Come fare delle foto al Lago di Lagolo senza ripetere le stesse inquadrature degli anni scorsi?
Come fare resoconto dei passatempi, senza confermare la tipica giornata di relax, mattina e pomeriggio al lago, con le partite di carte ad Asshole, l’aperitivo al Rosso e il gelato al Clandestino, il libro, il giornale, le olimpiadi di tuffi, le cene in sagra e la fiaccolata notturna di ferragosto?
A noi bastano i micro cambiamenti per fare di ogni stagione una nuova stagione.
Per esempio quest’anno Gaia era la più piccola che gareggiava al Ribalton dei Popi nella corsa coi sacchi… beh, possiamo dire che è arrivata fino alla linea del targuardo senza scomporsi!
E poi va segnalato il nuovo gioco dell’anno sul prato: le scomesse coi dadi a Perudo. Ottime per i millantatori!
Storie di Lagolo – 1
Rieccoci qua, siamo tornati a Trieste, su in montagna praticamente non c’era la connessione internet, e uno potrebbe dire: bene, così vi siete disintossicati. Proprio per questo Dado stamattina mi ha detto: ora che sei a casa, non passare tutto il giorno sul computer! E invece eccomi qui, a recuperare subito gli arretrati.
In cui ovviamente vi racconterò la stora dell’orso.
Che è davvero la storia dell’orso!
Infatti sul Bondone negli anni si sentono spesso storie di avvistamenti di orsi, e anche quest’anno i resoconti non sono mancati mentre noi eravamo a Lagolo.
Gli indigeni lagolensi hanno visto verso maggio un orso che faceva il bagno nel lago. Poi, ad inizio agosto è stato visto sia nella zona del parco vecchio che nella zona nord, vicino alla casa che avevamo preso negli anni scorsi.
Sul giornale “Adige” di mercoledì si raccontava che la sera prima un’auto, nel paesino di Vezzano (dove noi siamo andati a mangiare la pizza una sera con Mik, Liv, Lisa e Carlotta), a valle di Lagolo, aveva colpito una mamma orsa, che dopo lo shock, comunque si è rialzata ed ha proseguito. Il giornale aveva una foto dell’anno scorso, più o meno nella stessa zona, e fatta da una turista, che riprendeva mamma orsa che attraversava la strada con tre cuccioli, uno dei quali albino.
Comunque, l’avvistamento in zona Lagolo è frequente, e di sera si fa sempre attenzione…
Infatti il giorno dopo, mentre Lisa tornava alla sua magione di sera tardi e col buio, in mezzo agli alberi ha sentito dei rumori, dei fruscii… troppo forti per essere solo dei passi… aiutooo! Che cosa ha pensato bene di fare Lisa prima di rientrare a casa dal fratello? Ha registrato questi rumori con il cellulare! E così, a testimonianza della storia dell’orso, ci siamo attrezzati con i suoni dell’orso, raccolti direttamente dalla montagna!
Pronti alla partenza…
Mancano poche ore allo stacco degli stacchi, e ovviamente la nostra meta di tutto relax non può che essere Lagolo!
Mik e Liv sono già su e ci hanno detto che la casa prenotata per quest’anno (“la casa della botte”) è bella e fornita persino di lavatrice.
Che lusso, che benessere!!!
Il dietro le quinte del video
Ritorniamo allo scorso aprile, nel teatro di Gradisca, per una giornata tutta per noi.
Serena, Andrea, Enrico, Chiara e la sottoscritta erano riuniti per una giornata di full immersion per le riprese del nuovo video dei Deja.
Le riprese erano avvolte nel mistero: nulla doveva trapelare fino all’uscita ufficiale del video, “Somebody that I used to know – Gotye (Cover)”.
In quella giornata si sarebbero condensate le idee che avevano iniziato a moltiplicarsi già dallo scorso febbraio, quando facevamo le prove dei colori, in Austria, a tavola con Andrea e Serena.
Durante la sessione in teatro di aprile, finalmente, la “tavolozza” Serena era tutta per me, e le tecniche a disposizione per colorarla e “vestirla” erano molte.
Le ho usate tutte.
Ci abbiamo messo quasi un giorno intero, per le riprese (c’era pure un piano B, in cui si continuava il giorno dopo, e Andrea e Serena erano pronti ad ospitarmi per la notte, se la sessione continuava ad oltranza).
Ma per fortuna non ce n’è stato bisogno. Come avremmo potuto ripetere il trucco la mattina dopo?
Il momento finale della giornata, in cui Serena si è liberata della seconda pelle, ed è tornata bianca, lo abbiamo “sentito” tutti, mentre in teatro ne osservavamo la performance dal vivo, e ci faceva venire i brividi. Quella ripresa si poteva fare solo una volta, non c’era modo di ripetere.
Unico commento liberatorio: “buona la prima”.
Il nuovo video dei Deja finalmente on-line!
Ieri sera siamo stati alla presentazione dell’ultimo video dei Déja, “Somebody that I used to know – Gotye (Cover)”.
L’evento è stato inserito in una splendida cornice, il 31° premio internazionale Sergio Amidei dedicato alla miglior sceneggiatura cinematografica. Inoltre ieri era l’ultimo giorno della rassegna, e il videoclip è stato proiettato proprio nel momento clou della serata, cioè dopo la premiazione del vincitore del concorso della rassegna durata dieci giorni presso il Parco Coronini di Gorizia, una iniziativa che ha visto anche una grossa affluenza di pubblico (ieri c’era persino la fila rimasta fuori!).
Quando i nostri amici Déja (che hanno riarrangiato il brano con uno stile che preferisco all’originale!) sono saliti sul palco, insieme alla regista Chiara Cardinali, ho avuto l’onore di essere ringraziata da Serena, che ha ricordato come l’ho “vestita” per il video. Infatti le riprese risalgono allo scorso aprile, e ricordo ancora quella lunga giornata in cui mi sono occpuata dei trucchi (prossimamente sarà pubblicato il dietro le quinte…): posso dire che ricoprire e trasformare la nostra cantante (con effetto “materico” come chiesto dalla regista) è stata veramente una sfida unica!
httpv://www.youtube.com/watch?v=BhxvMRArxNY&feature=youtube_gdata_player
Mancano due giorni all’anteprima del nuovo video musicale dei Déja!
Un appuntamento per sabato: vi aspettiamo!
Nuovo evento artistico in arrivo…
Il Foucault necessario
Era più di un anno fa, che un amico di Andrea e Serena, Alessandro, che per mestiere fa l’educatore, mi aveva segnalato un lavoro di Foucault, descrivendolo come “una folgorazione sulla strada di Damasco”. Si trattava di “Microfisica del potere”.
Per un po’ ho cercato un volume che contenesse esattamente quel saggio, poi alla fine, siccome non lo trovavo, ho cambiato metodo, e ho preso una classica antologia: un volumetto che permetteva comunque di farsi un’idea dell’opera del filosofo, in generale.
Ora che l’antologia l’ho letta tutta, devo dire che ci voleva.
Sì, è vero, in certi tratti si tratta di un autore puntiglioso, iper specifico, attento a certi temi di cui ha fatto una esplorazione tutta sua, una “archeologia” (come dice lui) che ne ripercorre l’origine storica, osservando i momenti di ingresso di elementi accidentali che poi sono diventati ovvi, fino al consolidamento di istituzioni a cui noi siamo abituati, e che invece lui mostra come possono ancora essere messe in discussione.
Certo è che alcune sue formulazioni non si può non averle lette: come le ha espresse lui, devono far parte del nostro bagaglio.
Dalle interviste all’autore:
“Le analisi che tento di fare – e non sono il solo che prova a farle – sono parziali, frammentate. Non si tratta di fondare una teoria del potere, una teoria generale del potere, nè di dire che cosa sia il potere o da dove venga. In Occidente tale questione si pone da secoli, persino da millenni, e non è certo che le risposte che sono state formulate siano state soddisfacenti. In ogni caso, cerco di analizzare il problema a un livello empirico, partendo dal mezzo. Non mi chiedo “Da dove viene il potere, dove va?”. Mi chiedo, invece: “Da dove passa e come passa, quali sono le relazioni di potere, come si possono descrivere alcune principali relazioni di potere che si esercitano nella nostra società?
Perciò non intendo il potere nel senso del governo, nel senso dello Stato. Dico: le relazioni di potere attraversano i rapporti tra le persone, la famiglia, l’università, la caserma, l’ospedale, la visita medica, la relazione pedagogica, il corpo politico. Di che cosa si tratta, dove conducono, come vincolano gli individui, per quali motivi sono o non sono sopportate?
(…)
L’analisi delle relazioni di potere costituisce un campo estremamente complesso; essa si imbatte talvolta in quelli che possono essere definiti i fatti o gli stati di dominio, in cui le relazioni di potere, invece di essere mobili e di permettere ai diversi partner una strategia che li modifica, sono bloccate e fisse. Quando un individuo o un gruppo sociale giungono a bloccare un campo di relazioni di potere, a renderle immobili e fisse e a impedire ogni reversibilità del movimento – con strumenti che possono essere economici, politici o militari-, ci si trova di fronte a quello che può essere definito uno stato di dominio. E’ certo che, in un simile stato, le pratiche di libertà non esistono, esistono solo unilateralmente o sono molto circoscritte e limitate.
Va sottolineato che il titolo dell’antologia è stato preso da una frase di Foucault: “L’impazienza della libertà“.
Ancora, dall’introduzone del curatore:
“Nel tentativo di delineare in maniera precisa la loro differenza, il filosofo francese definisce le relazioni di potere come relazioni all’interno delle quali si cerca di dirigere la condotta dell’altro. Si tratta di rapporti mobili, che possono modificarsi e che non sono dati una volta per tutte, di giochi strategici aperti tra le libertà. Gli stati di dominio, invece, si creano quando un individuo o un gruppo sociale riescono a bloccare delle relazioni di potere, a renderle immobili, irreversibili. Ciò che conta, quindi, è riuscire a evitare che i giochi aperti di potere si fissino in stati di dominio. A differenza di questi ultimi, in cui le pratiche di libertà non esistono o sono molto limitate, le relazioni di potere presuppongono sempre la libertà di coloro che vi sono coinvolti, la loro capacità di resistenza; là dove uno dei termini della relazione subisce una violenza illimitata da parte dell’altro, ed è dunque a sua totale disposizione, non è più potere. E’ proprio perchè la libertà è ovunque che i rapporti di potere attraversano tutto il campo sociale.”














































