Il terzo saggio americano: vademecum per l’analisi

Era da un po’ che mi trastullavo con l’idea di leggere l’ultimo saggio di Nate Silver, e Dado nella sua recente trasferta di lavoro è andato a prendermi il suo libro direttamente negli USA: “The signal and the noise – perchè molte previsioni falliscono, ma alcune non lo fanno“.
Anche questo, come i due saggi precedenti, tratta temi attuali, ed in particolare la capacità di utilizzare modelli di analisi e previsione che siano adatti a scelte economiche e politiche, sia da parte di organizzazioni che per l’individuo. Ovviamente nel contesto USA l’individuo è pieno di iniziativa e propensione al rischio, per cui l’autore cerca di ricordare come prima di puntare tutto su una certa scommessa sportiva o su una mano di poker, è meglio fare un due conti per non esagerare.

Ed ecco quindi che Nate Silver cerca di smussare un po’ gli eccessi dei suoi connazionali portandoli un po’ con i piedi per terra davanti all’evidenza dei fatti.
Ad esempio: se vuoi giocare in borsa, le tue probabilità di riuscire a fare meglio del resto del mercato sono in realtà molto basse. Probabilmente sarai solo l’ennesimo pesce piccolo che ha la funzione di ingrassare le grosse compagnie che la sanno lunga!
Oppure. Se cerchi il segnale di un terrorista tra gli infiniti suoni della rete, renditi conto che l’enorme quantità di intercettazioni che stai raccogliendo è fatta prevalentemente di rumore: nell’era di “Big Data”, degli enormi e accessibili archivi digitali, un dato diventa informazione e conoscenza solo dopo che è stato inserito in un contesto.

Una delle prime caratteristiche gustose di questo autore, come si può vedere dagli esempi apppena citati, è che non si tira indietro rispetto ai contesti più volatili e complessi del mondo di oggi.
E se lo può permettere.
Nate Silver nelle ultime elezioni americane è riuscito a prevedere l’esito della consultazione per la presidenza in tutti gli stati della federazione. Questo ha reso parecchio famoso il suo blog.
Quindi, se riesce a fare meglio dei suoi concorrenti, anche quel poco meglio che basta ad arrivare un attimo prima, vuol dire che una visione d’insieme sui modelli predittivi sociali se l’è fatta.

E infatti, la vera parte interessante del suo lavoro è che dopo l’abbuffata di temi alla moda (prevedere dove colpirà un tifone? Come si diffonderà la influenza aviaria? Capire come si è concatenato a valanga il fallimento della bolla immobiliare americana), quello che rimane è un insieme di principi analitici di validità generale.
In quasi tutti i capitoli ho goduto tantissimo degli spunti di quello che secondo me è un classico vademecum per l’analista.
Un vademecum che, invece di applicare l’analisi ai contesti scientifici consueti (pur citando lo studio dei terremoti o la metereologia), la estende ai contesti sociali e produttivi (lo sport professionistico, l’intelligence della difesa di stato), dove è più evidente l’incertezza che si deve saper apprezzare.

E’ meglio rendersi conto con umiltà delle proprie incertezze e approssimazioni: è già un passo avanti.
E ogni modello di analisi va testato. Continuamente!
Ecco cos’è la capacità predittiva di un modello.
Non è per niente il saper riprodurre bene il passato.
Se si perfezionano le proprie formule in modo che spieghino bene gli esperimenti passati, allora si rischia di adattarle non solo ai dati significativi, ma anche a quelli casuali. Si rischia di interpolare non solo il segnale ma anche il rumore.
E invece il rumore c’è sempre.
Da qui il titolo: “The signal and the noise”, come individuare il segnale in mezzo a una nuvola di rumore: io in italiano lo tradurrei così.

Messo in chiaro questo, l’aproccio scientifico può diventare un metodo continuo: dopo una prima idea di orientamento, le approssimazioni successive andranno migliorate ad ogni nuova evidenza raccolta.
Nate Silver è non solo sostenitore del metodo statistico bayesano, che mette a disposizione una formula in cui aggiornare continaumente il proprio primo riferimento “a priori”, ma è anche fan degli interpreti prudenti della volatilità che c’è nei mercati finanziari, compresi i tre nomi che hanno ricevuto il premio nobel per l’economia quest’anno, Fama Shiller e Hansen, e ricorda il merito di tutti i suoi predecessori che hanno già detto molto su questo settore.

Una volta capiti gli elementi di base per impostare previsioni con prudenza e oggettività, l’autore ammette molti aneddoti autobiografici di quando si è buttato è ha più o meno sbagliato, e comincia a divertirsi.

Nate Silver è stato un grande appassionato di talenti sportivi: quelli che inizialmente erano insospettabili, fuori media dai canoni di corporatura, e che però sono riusciti a trasformare le loro debolezze in punti di forza: forze che si sono collocate al giusto centro di una esigenza che non era ancora state notata prima, e che Nate ha potuto proporre ai cacciatori di talenti che si erano persi qualche pezzo per strada.
Silver è anche un curioso cercatore di aneddoti della competizione sottile palmo a palmo, quella che ti obbliga a studiare anche i minimi dettagli che fanno la differenza. Infatti dedica un intero capitolo a tutte le mosse dell’ultima partita tra il grande campione di scacchi Kasparov e il suo temuto rivale il supercomputer Deep Blue. Che in realtà dietro di sè aveva comunque intelligenze umane di programmatori che lo miglioravano continuamente.

Chi fa un lavoro da analista può sicuramente beneficiare dai suoi numerosi esempi e dagli attenti condensati di principi utili.

Infine devo proprio sottolineare uno degli effetti della sensibilità verso le differenze preziose e le relazioni umane.
L’autore, che ho letto in originale inglese, usa la sua lingua con una simpatica attenzione di genere.
Quando il soggetto di una sua frase è una figura professionale indeterminata, ebbene, lui la esprime al femminile.
In italiano potrebbe suonare così: “la analista che sta osservando il mercato finanziario…”; non “il metereologo” sempre al maschile, come si direbbe anche da noi. E infatti, perchè no? Chi ci dice di che genere era la persona dietro al vetro di quello studio? Tanto vale indicarlo al femminile, in tutti quei pronomi e spazi verbali che anche nell’inglese non mancano! Nate si dà la regola: presumiamo che sia donna. Ottima scelta!
E’ evidente che Nate non lo fa solo per un approccio linguistico “politically correct”, ma anche per convinzione ed esperienza.
Nel suo lungo capitolo di ringraziamenti (li leggo sempre quei passaggi, sono un po’ rivelatori degli elementi di personalità), molte sono state le sue colleghe o collaboratrici che veramente hanno lavorato ad alto livello professionale con lui.
E Nate stesso crede molto nella differenza che fanno gli approcci non allineati alla massa: lo spiega a lungo, quando avverte del rischio di chi non riesce a cogliere le sfumature importanti accanto ai messaggi urlati “mainstream”, quelli che vanno per la maggiore.
Nate spiega che proprio l’attenzione alla diversità di approccio e del modo di essere, può essere oggi il metodo che permette di riuscire ad emergere, e a capire gli ultimi bandoli di una apparentemente irriducibile complessità del mondo.

Nate Silver book

2 pensieri riguardo “Il terzo saggio americano: vademecum per l’analisi”

  1. Forte! Non mi sembrano argomenti a portata di tutte le borse… ma hai la capacità di sintesi e di chiarezza che mi sembra di averci capito qualcosa anch’io in questa tua recensione. Viene quasi voglia di cimentarsi nella lettura di questo libro visto che le predizioni non riguardano un unico settore ma spaziano dall’economia alla politica e perfino nello sport.

  2. L’autore usa uno stile divulgativo quindi secondo me è alla portata di tutti. Certo, bisogna essere interessati all’argomento della previsione con modelli anche matematici.

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