Leggere a occhi chiusi

Era da tempo che ci pensavo, all’ascolto di racconti e voci narranti nei frammenti di tempo quasi libero, e finalmente con un po’ di organizzazione ci sono riuscita.
Il mio amico Enricus mi ha portato una bella raccolta di audiolibri, quelli dell’archivio di radio Rai 3 per la trasmissione Ad alta voce, perchè, dice lui, non tutti gli audiolibri sono uguali, e quelli sono letti particolarmente bene.
E poi con Dado in una delle nostre uscite a cena fuori con Diego, ho fatto una fugace tappa al negozio di elettronica ancora aperto, per prendere un nuovo lettore mp3.

E così, ho potuto cominciare.
Nei ritagli di tempo in cui passeggio, torno in bus, o mi preparo al sonno della sera, ecco che posso immergermi in un caldo romanzo letto ad alta voce, come un tempo si faceva attorno al fuoco.
Eh sì, perché prima del testo scritto, c’era la tradizione tramandata oralmente. Non è mica un caso, che ascoltare una voce che legge un libro faccia un effetto così forte.
Sono nel bus e mi allontano più che posso dal frastuono che mi circonda, con le parole ben scandite nelle cuffie, e con gli occhi chiusi.
Entro in un’altra dimensione, che dura un tempo dilatato ed immaginato, e quando arrivo a destinazione (per fortuna, è il capolinea, non rischio di perdere la mia fermata per disattenzione), riapro gli occhi e il mondo riappare come se fino a quel momento fosse stato spazzato via da un sogno.

Non è la sessa cosa, sfogliare le pagine di un libro, e ascoltarlo letto da una voce (che in questa serie, spesso è una voce intensa e allenata da esperienze attoriali).
Mi sono improvvisamente acccorta che quando maneggio il foglio stampato, non leggo a velocità costante, e a volte mi distraggo con rimandi provenienti dai ricordi, o da fuori finestrino, e poi torno, e magari rileggo una parola che mi ha colpito. E quindi ho dovuto usare più concentrazione del solito per stare al passo dell’audio narrante, altrimenti mi perdevo tratti anche piccoli ma che era un po’ meno immediato andare a ritrovare, ed era strano non poter fluttuare tra le righe avanti o indietro alla bisogna.
E poi mi mancava la grafica testuale. Mi domandavo come erano scritti i caratteri dei titoli, i cambi di voce tra personaggi diversi. Non avevo sotto mano il ponte per un agile salto all’indice e poi di nuovo al dito che teneva ferma, pronta a ripartire, l’ultima pagina.
Mi sono resa conto in questa occasione di confronto con altri mezzi, della genialità longeva della soluzione del libro cartaceo, non certo accantonabile.
Neanche quando ho preso il kindle, il lettore di libri in formato file, ho avvertito alcun cenno di declino, per lo meno nei confronti della mia personale abitudine al contatto delle dita con la pagina da girare.
Proprio in questi giorni sto sottolineando a Diego, che ci porge quotidianamente i sui libri cartonati ricchi di figure colorate, come può essere lui a cambiare la pagina: “Gira la pagina“, gli dico ora che ha imparato bene il significato della parola “gira”; e certi libri per lui filano via veloci solo nell’esercizio di girare, girare, girare questi grossi cartoni; ed eventualmente arrivare di corsa alla sua figura preferita, quella del cane, per ripetere tutti assieme “Bau“.

Quindi le varie forme di uso del libro si integrano, senza farsi nessuna concorrenza tra loro.
Mi accorgo che persino l’orario può suggerirmi preferenze diverse.
La mattina nel viaggio di andata del bus, ho il mio saggio del momento, che preferisco perché sono fresca e concentrata, anche per le eventuali formule di matematica (e ne ho appena finito uno bellissimo sulla tematica dell’analisi – a breve la recensione). Però al pomeriggio, nel viaggio di ritorno sul bus, mi sono accorta che spesso non leggevo, perché più stanca, coi pensieri degli eventi del giorno che si incollavano al vetro del finestrino, e insomma metterci sopra dei concetti complessi non era attraente.
Ma ora con l’audio libro, ho il mio momento di distrazione del viaggio di ritorno. Ho ripreso a dare spazio alla narrativa; saranno anni che i romanzi li tenevo in minoranza tipo dieci a uno. E invece abbassare le palpebre mentre le ruote del grosso mezzo mi trasportano un po’ traballando, con nelle orecchie una voce presto familiare che mi fa sapere come procedono le vicende narrate, è improvvisamente diventato uno svago a buon mercato e a tempo rubato.
Questa nuova tentazione ora ha l’effetto di allargare un po’ la durata della giornata.

2 pensieri riguardo “Leggere a occhi chiusi”

  1. Bella informazione! Ne terrò conto. Anch’io leggo in tutte le situazioni possibili e nei diversi momenti della giornata. La lettura a letto non mi ha ancora tentato per via della posizione un po’ scomoda e per lo spazio temporale piuttosto breve prima dell’arrivo imperioso del sonno (non più di 30 minuti).
    A proposito del romanzo -L’eleganza del riccio-, l’ho letto e mi è piaciuto molto.

  2. Ah si hai letto anche tu l’eleganza del riccio?
    Io l’ho appena finito. Grazioso. Chissà se ho scelto di cominciare da quel titolo perchè mi sembrava familiare dopo averlo scorto a casa tua…

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