Ho fatto una raccolta di foto strane.
Quelle che mi hanno permesso di fissare, in modo che non scappino più, forme fuggevoli e rare, che non è facile ritrovare e rivedere.
Mi piace cominciare con un fenomeno portato dalla Bora: l’ondulazione della linea d’orizzonte, quando il vento spazza via l’evaporazione del mare.
E poi gli occhietti delle ranocchie curiose, come palline che sbucano a coppie, sul pelo dello stagno rugoso di foglie.
I riflessi del cielo e delle nuvole sull’acqua, trasformati a forma di anelli.
Lo sprofondamento della foglia sotto il suo peso, fino a restare sepolta nel ghiaggio.
La neve che cade incolonnata sul lago, durante la pedalata in Svizzera con Chini.
Il cielo diviso a settori dalle fronde d’albero guardate verso l’alto.
Il blu della superficie del mare, con i disegni delle corde nei giorni della Barcolana.
Le bolle d’aria attorno agli occhi di Dado, quando si tuffava nella piscina di vetro.







