“Madln af dr Schupf” è un concentrato di deliri che non si poteva lasciare ai posteri senza un’adeguata documentazione.
Solo io, e nessun altro al mondo, sono stato incaricato di intervistare il regista e i protagonisti di questa opera, che oserei definire “epica”, e che segna una svolta nella storia del cinema.
Solo io ho potuto vivere qualche giorno in compagnia della troupe, degli attori, a stretto contatto con i sentimenti, le paure e gli entusiasmi di quelli che oramai hanno lasciato la loro impronta nell’empireo cinematografico, lì, in alto, tra Steven Spielberg e Alvaro Vitali.
Solo io ho potuto conversare a tu per tu con W. Day Strudel, sagace regista, e scoprire quali sono i suoi trucchi per far rendere al meglio i suoi attori.
Solo io ho potuto essere lì, con Leeny Turkess, nei momenti di difficoltà, durante le scene più difficili.
Solo io ho potuto scoprire da Joseph Mac Goz quale è il potere del lago al mattino.
Di conseguenza, solo io sono l’unico (ir)responsabile di tutto quello che vedrete nel documentario “Madln af dr Schupf” BecSteig: The Lagolo Tapes.
Dateci dentro!
Eccolo! Il film è on-line! Trentatrè minuti di pura follia.
O forse dovrei dire, questa è la vera visione del mondo.
Una delle mie scene preferite è lo scontro tra Ciuccilla (Rossana Mozzarelli) e l’ultimo zombie (Franzis Pupazzonis). Ma non posso anticipare altro: guardatelo!!
Special thanks to Mikele W. Day Strudel.
Starring:
Aemiglia XXL
Leeny Iurchess
Ada de La Cavelada
Franzis Pupazzonis
Liza Conclelli
Enrius Cheese Petador
David Jacket
Rossana Mozzarelli
W. Day Strudel
Markus Gigas
Joseph Mac Goz
Alexia Coxi
Ci deve essere qualche motivo per cui le opere cinematografiche prevedono necessariamente un viaggio. Un viaggio nella mente o, perlomeno, un micro spostamento geografico. Come quello, tra Trieste e Bolzano, realizzato dalla Cistoni Crew.
In attesa del film Ragazze in baita, vi proponiamo una avventura collaterale: quella de I collioni della baita, assemblata dal Cremuz alias Franzis Pupazzonis…
Quando Michele ci ha invitati a Lagolo questa estate, eravamo stati avvisati che voleva girare un film.
Lo so, con queste premesse, avremmo avuto ottime motivazioni per tirarci indietro. Soprattutto sapendo che a Lagolo e in zona baita succedono cose strane (guardate un po’ come si passa tipicamente il tempo da quelle parti). E’ che non siamo riusciti a tirarci indietro…
p.s. sempre in baita, l’anno scorso, Michele con i suoi amici aveva realizzato uno spettacolare documentario di avventura. Sono subito diventata una sua fan. Forse è per questo che anche noi non siamo riusciti a dirgli di no, pur sapendo a che torture va incontro chi se lo ritrova come regista.
Per chi volesse vedere anche il resto della produzione W. Day Strudel, ecco qua i link alle opere passate: Il sasso Il sasso – trailer 1 Il sasso – trailer 2
Ecco a voi il trailer ufficiale di Madln af dr Schupf (Ragazze in baita), realizzato da W. Day Strudel con la collaborazione di Cistoni Crew, Davidaola team e molti altri.
Si organizzano distribuzione e proiezioni del film!
Finalmente è arrivato!
Stiamo parlando del nuovo film della produzione G.T. Movies, girato da Mikele W. Day Strudel, in quel di Lagolo e nei sotterranei della baita, a cui ha preso parte anche il Davidaola team!
Ieri sera si è svolta la prima proiezione dell’opera, con aggiunta di numerosi trailer, back-stage, bloopers e contenuti speciali…
Grazie ad Alessia che ha messo a disposizione copertina e cuscini per tutti! (Noi ci siamo occupati di portare salamella e benessere).
Ecco dunque qua per voi il Lagolo Tapes Trailer realizzato da David Jacket.
Buona visione, e restate sintonizzati perchè presto arriveranno le prossime puntate!!!
Venerdì scorso siamo andati a vedere la prima dello spettacolo in scena in questi giorni al teatro Orazio Bobbio, “Intrappolati nella commedia“. E abbiamo trovato un Lillo e un Greg in ottima forma, accompagnati da brillanti attori e attrici, tra cui la collega che in radio li affianca col personaggio di Deborah Jessichi, Chiara Sani.
Quando siamo entrati nel teatro già Cristallo, abbiamo trovato il pubblico delle grandi occasioni. Sala piena, signore che si lamentano perchè è la quinta volta che si alzano per far accomodare gli ultimi spettatori da pigiare nei pochi posti vuoti residui.
All’apertura della scena, vediamo Lillo e Greg che si offrono a vicenda un caffè e che, dotati di una torcia da puntare in platea, testano le reazioni in sala con le prime gag. Buona risposta dal pubblico: si sente che è già pronto ad apprezzare le battute d’inizio.
Durante lo spettacolo, arrivano parecchie risate, e non mancano gli applausi a scena aperta. Per la squadra degli attori, si può dire che non ci sia di che lamentarsi. Il pubblico triestino è attento alle offerte dei teatri, ed è anche preparato: i riferimenti ai leit-motiv della loro trasmissione radiofonica “610” vengono colti con attenzione, come la solo apparentemente casuale esclamazione di Lillo “e ‘sticazzi”, che richiama alla mente dei fan il popolare personaggio Grande Capo Estiqaatsi.
Lo spettacolo narra le disavventure di due attori che si ritrovano intrappolati all’interno di una commedia che non è la loro, che in teoria non dovrebbe essere messa in scena perchè fuori orario, e dalla quale non si può fuggire, dal momento che le porte risultano cieche o orientate su labirinti che fanno tornare al luogo di partenza. Una situazione come questa è l’ideale per sviluppare tutte le espressioni del nonsense di cui Lillo e Greg sono maestri. Nel dividersi lo spazio da protagonisti, che affrontano entrambi la perdita di senso del reale, li vediamo opporre splendidamente le due reazioni tipiche: è meglio adattarsi (più o meno volontariamente) al nuovo assurdo, o cercare di mantenere il proprio centro e continuare a richiamarsi alla ragione?
Non è una operazione da solisti, quella di Lillo e Greg. Gli altri personaggi in scena mutano continuamente d’accento e d’abito. I generi brillanti si alternano. Musical, parodia del quiz televisivo, horror demenziale. Forse c’era materiale per anche più di uno spettacolo. Ma si sa che i nostri autori sono parecchio prolifici. La loro trasmissione radiofonica “610” va in onda tutti i giorni dal 2004, e viene distribuita in un podcast che è il più scaricato della RAI. Chi conosce i temi del nonsense sviluppati in “610”, sa come l’iterazione minimalista sia parte consueta e abbondante della loro arte.
Va notato infine come nello spettacolo ci sia la capacità di fare il verso alle torture della televisione, pur mantenendosi indipendenti rispetto ad essa. Lillo e Greg, una volta “intrappolati”, temono di essere finiti dentro un incubo; e nel capacitarsi dell’incubo ci deliziano con spiegazioni più o meno fantasiose. Tra queste non manca l’ipotesi dell’essere finiti vittima di un perverso programma televisivo. Ma tale ipotesi non è mai del tutto consolatoria.
Il giorno successivo, insieme a Davide, abbiamo realizzato una videointervista presso gli spazi de “La Contrada“.
Lillo e Greg ci raccontano come è nata l’opera “Intrappolati nello spettacolo”. Ci spiegano quanto è grande lo spazio del nonsense in Italia e chi lo occupa. Abbiamo scoperto a chi si ispirano, e come sviluppano le loro composizioni. Infine, grazie alla loro visita a Trieste, è emerso che anche qui c’è una enciclopedia De Gambrinis, con due lemmi che riguardano Lillo e Greg…
Buona visione!
Tra pochi giorni uscirà il nuovo cd dei nostri amici Déja.
Mentre partecipavo al loro progetto con i disegni per la copertina, sono stata colta di sorpresa.
La matita che corre per assecondare le mie visioni è qualcosa che conosco da sempre. Ma la trasformazione del lavoro grazie all’interazione con gli altri è stata una esperienza forte che non conoscevo prima.
E’ domenica, mi sveglio tardi, Dado è già andato via per la partita di hockey.
Manca poco alla partenza del treno, non ho deciso bene dove andare in bici questa volta, ma mi preparo una colazione al sacco, e vado in stazione.
Scendo a Codroipo, apro la cartina, e decido la meta: senza fronzoli o diversivi, punto subito dritta al Tagliamento.
Dopo la fine della strada che passa per Biauzzo, trovo l’argine, lo supero, e mi butto nel folto delle acacie attraverso un sentiero che sembra appena aperto, praticamente un single track. Mantengo l’equilibro sul pedale mentre le fronde mi toccano la faccia, e la terra sotto la ruota si trasforma in sabbia e ciottoli.
Ci siamo.
Eccolo là, che si apre davanti agli occhi: il letto bianco, e più distante, l’acqua.
Porto la bici fino al primo guado, e una splendida luce dorata fa riflettere lo specchio orizzontale punteggiato di sassi. Questo è uno dei rami del fiume, e sembra che un po’ più in là si riesca ad attraversarlo.
Faccio una cosa insolita per i miei giri: lascio la bici a riposo sui sassi. Se voglio ampliare il mio raggio d’azione, questa volta è meglio se procedo a piedi, leggera.
Dunque aggiro l’acqua nel punto in cui è più bassa, e comincio la mia passeggiata nel verso della corrente.
Le piccole onde procedono, apparentemente, alla mia stessa velocità. Calpesto i primi sassi che riemergono dal fiume, mi sembra quasi di misurarne il confine. Ogni tanto butto un occhio verso la bici, ma la tentazione di proseguire è più forte. Anche quando la bici diventa un puntino lontano, e poi sparisce, continuo ad allontanarmi. Le piantine pioniere stanno dritte e equidistanti, fiori gialli profumano l’aria sulla sabbia.
Lungo il fiume non c’è nessuno, ogni tanto il sole sbuca dalle nuvole e, quando si riflette sull’acqua, sembra una pallida luna.
Nel silenzio, si riesce a percepire uno sbattere d’ali sopra la testa; alzo lo sguardo, gli uccelli sono più alti di quanto credevo.
Dallo sfondo, emerge il rumore di alcune moto da cross. Dopo un po’ riesco a vederli: tre centauri risalgono i sassi nel verso opposto al mio. Alzo un braccio per salutarli da lontano, loro staccano una mano dal manubrio e ricambiano il saluto.
Sotto i piedi, le curve azzurre si fanno strada nell’alveo, talvolta interrotte e poi riemerse.
La scomparsa e riapparizione delle acque segue un meccanismo di infiltrazione, come nel caso delle risorgive. Polle d’acqua segnano la sabbia, che forma infiorescenze a riccio, arrotolata dal getto in uscita. I banchi di sabbia secchi restano bucherellati a fiore. Non vorrei alterare queste forme, ma cedo: attraverso la sabbia con le dita anche io, mi confondo coi segni della natura.
Dopo un’ora di passeggiata faccio dietro front, la luce cambia, il fiume è opaco.
Mi avvicino alla corrente con le ginocchia, immergo la faccia.
Completamente.
Acqua dolce! Mi rinfresca come un buongiorno del mattino.
Col rumore di qualche granello di sabbia tra i denti, torno indietro rinnovata, e ritrovo la bici che mi aspetta fedele.
Per uscire da questa area aperta fino all’orizzonte, mi oriento coi segni che avevo piazzato sul percorso. Un ramo che avevo incastrato a forma di T sopra gli sterpi; uno stecco tipo fionda gigante, e un grosso sasso infilato nel nodo della V. Il paesaggio di fiume è indistinto come un deserto, e non è facile uscire dal letto se non si ricordano i pochi attraversamenti possibili.
Quando abbandono il folto dell’argine, noto un cartello lasciato da dei volontari. “Attenzione! Quest’area è stata pulita dai volontari di Legambiente. Aiutaci a mantenerla così“.
Ritorno a Codroipo, e faccio uno spuntino al bar. Sul banco c’è il volantino di Legambiente e WWF. L’iniziativa di pulizia del fiume è del giorno prima, centrata presso Biauzzo.
Proprio dove son passata io.
Ora ho capito chi aveva aperto quel single track.