Il buongiorno

Stanotte ho sognato di cantare. Cantavo “Tu sei qui“, e ci voleva abbastanza voce.
La mattina, con le prime luci del giorno, ho sentito le rondini che fischiavano.
In autobus, mentre leggevo il libro, ho visto un mio vecchio amico della scuola, e abbiamo scambiato due chiacchiere sui nuovi fermenti in città, non solo culturali. Prima di scendere, mi ha salutato dicendo: “Buona primavera!“

Visioni

Ieri sera ero seduta in prima fila. Andrea e Serena, sul palco. Pensavo ai miei giorni di adesso, stretta, circondata. Nel nodo piccolo di una clessidra. Però, nel frattempo, la loro musica scaldava l’aria. Mi ha fatto sentire una corsa sui prati. Una grande pioggia, acqua da attraversare, sulla nave nello spazio aperto.

Oggi ero da Franci, mi ha ospitata a pranzo nella sua casa sull’albero. Ha aperto l’abbaino, un quadro azzurro di cielo e nuvole, ha messo la testa fuori. Il vento le ha fatto vibrare i capelli, il sole scaldato il viso. Gigia faceva le fusa, impastando la coperta, tirando fuori i fili con le unghiette. “Potrebbe fabbricare asciugamani“, ridevamo, “quelli con tutti i fili tirati fuori. Gigia ha il lavoro assicurato…”

Preparativi per la mostra

Lo scorso lunedì mi sono presa il pomeriggio libero.
Ho inforcato la bici, sono salita sul treno.
Ho visitato la sala Bergamas, il teatro di Gradisca. Non sapevo dove fosse, ma il manifesto dell’imminente concerto del Déja, appeso sulla porta d’ingresso, mi ha indicato il punto in cui mi dovevo fermare!
E poi sono scesa sul fiume, ho esplorato il letto dell’Isonzo. Ovvio, no?
Ora sto scegliendo gli ultimi dettagli, per i disegni che esporrò nella hall del teatro…

isonzo presso il ponte isonzo a perdita d'occhio isonzo sottopassaggio

Una serata da supporter

i Deja sul palco del Seven

Sabato scorso, mentre eravamo belli comodi davanti ai pc nello spazio-studio di casa nuova, abbiamo chiamato Andrea e Serena per avvisarli: “Ci saremo anche noi al vostro concerto di stasera, a che ora inizia esattamente?”
“Che bello, siamo contenti di sapere che venite! Il concerto è al pomeriggio, all’Angolo della Musica di Udine, poi avremo una video intervista al Seven, se ci seguite poi ceniamo assieme“.

Di pomeriggio e non di sera?
Vicino alla stazione di Udine?
Controlliamo su internet l’orario dei treni mentre siamo ancora al telefono… ce n’è uno che ci riesce a portare giusto in tempo, parte in meno di mezz’ora…

“Ok ce la facciamo, vi salutiamo che dobbiamo uscire subito, a tra poco!”

Saltiamo sul treno al volo, arriviamo al locale (che è un negozio di musica a più piani), capiamo di essere arrivati in tempo dal suono tipico del sound check.
E così passiamo il resto della giornata a seguire i movimenti dei nostri amici che si destreggiano tra presentatori dallo stile a volte strano, gestori di locali in cui si sovrappongono eventi senza scaletta preordinata, ospiti che si esibiscono in una breve performance con passi di danza nel fumo, registrazioni di video per Telefriuli, e sorprese continue su quale sarà il programma della serata.

Anche se devono passare dall’attesa a digiuno alla chiamata improvvisa, dall’umore fuori tono del presentatore che fa l’originale al commento di apprezzamento del pubblico che applaude tra le telecamere, i nostri amici riescono a calcare la scena quando è il loro turno creando l’atmosfera giusta. E non è facile, sapendo cosa succede dietro le quinte.
Noi conosciamo la scaletta originale, e ci accorgiamo di quando i Déja la cambiano perchè “sentono” che si sta creando un clima diverso, adatto a voci sommesse, o ad una forza che può essere espressa in pieno.
Ce ne vuole, di sensibilità e di modulazione dei nervi, per calarsi nel colore giusto a ogni momento, e loro sanno come farlo! Noi supporter, che rubiamo i dettagli della storia tra una pizza e un drink, lo vediamo bene.

foto di Serena Serena tra le luci del dietro le quinte Andrea e Serena in attesa dell'intervista
Dado al Seven piedoni DadoPao Luci a terra

La storia di Laila

In questi giorni i Deja hanno inaugurato una nuova iniziativa. Una volta alla settimana pubblicano un piccolo post riguardante una delle canzoni del loro ultimo album “Laila”: vi si trovano informazioni, curiosità, o semplicemente pensieri che hanno dato avvio alla composizione dei loro pezzi.
Sul sito distrattidalvento, nelle 24 ore successive al post, si può anche ascoltare la canzone in oggetto nella sua interezza.

Per me, che sono stata immersa nella storia delle loro creazioni, ogni particolare aggiunto all’opera è come una sfaccettatura in più all’interno di un mondo completo.
Gli aneddoti che leggo per il brano “Di te, dei no non so” (di cui ho parlato anche altre volte, perchè vi sono molto affezionata) si portano dietro il momento chiave della loro vittoria al concorso di Osnabruck, e gli accordi insoliti (C#-, E/G#, Amaj7, Badd9) di un giro che si muove, vivo, per diversi anni.
deja sul prato

Rielaborazione

Ieri sera vado a vedere un film in bianco e nero con gli amici. Un “noir” grottesco, diciamo, pesantuccio.
Prendiamo un dolcetto, restiamo ancora un po’ assieme. Torno a casa all’una e mezza.
La notte non dormo, mi giro e mi risveglio. Sono le tre, sono le cinque.
Ascolto l’i-pod, metto musica dolce. Il fruscio delle onde, la voce della conchiglia. L’i-pod si scarica, niente più musica, e la notte continua.
Sogno una scena che è in parte tratta dal film: una stanza bianca vuota, con proiettili di vernice sparati alle pareti. Solo che c’è una differenza rispetto alle immagini del bianco e nero. Nel mio sogno, la vernice ha tutti i colori.
Macchie gialle, segni verdi, color oro.
serena verde oro