HSH Chapter 31 – la combinazione delle porte

Il ponte lungo dei primi di novembre è stato dedicato ai lavori di pittura.
Le porte sono praticamente finite; abbiamo avviato la sessione finestre.

Tra le porte interne, non ce ne sono due uguali.
E non ci eravamo segnati bene le posizioni originali di ogni anta.
Per cui, ci siamo ritrovati a fare giochi d’accoppiamento: questa porta va rimontata qui, o lì, o quella che ci serve è l’unica che avevamo scartato e portato giù in cantina?
Per fortuna, ogni porta ha i cardini ad una altezza diversa. Metro alla mano, risolto il problema.

Dado si è messo a pitturare il corridoio, pareti e soffitto. Col suo bel cappello di carta in testa.
A fine pomeriggio, ha detto: “Adesso me go cavà el capèl de pitor… e go fredo!”

Dado che controlla la pittura delle pareti Il ragno in bagno! Dado e Giordano, pittori Dado che controlla la posizione del cardine
...ma questa porta non si monta!! promemoria strati pittura

In qualche modo, si procede

Questo pomeriggio abbiamo partecipato ad una assemblea di condominio che si potrebbe definire “psichedelica”. C’erano tutti gli effetti speciali tipici di queste occasioni. Compresa la frase di apertura discussione: “Adesso potete litigare!“…

Ora siamo tornati a casa. Ho appena scoperto che le noci del giardino di ma e pa sono piuttosto buone, ma difficili da aprire. “Non continuare a mangiare le noci tutte di seguito“, mi ha detto Dado. “Ma sto aprendo sempre la stessa!“, ho risposto io.

il bigliettino dei compiti

la noce del giardino Le noci del giardino

HSH Chapter 30 – il tintometro

Dopo tante mani di bianco su porte interne e cornici, tra un po’ ridipingeremo anche il lato esterno della porta d’ingresso.

Qual è il colore che conserva l’abbinamento con i materiali del vano scale? Secondo il tintometro del colorificio rionale, che ci è stato cortesemente dato in prestito per alcuni minuti per fare una prova sul posto, è il colore numero 340. Base gialla, sette tacche di ocra, quattro tacche di violetto.
Mi raccomando però, per garantire un buona tinta, bisogna mescolare il barattolo nella centrifuga multipiano, in tutte le direzioni di rotazione possibili!

Il risotto per i pittori porta camera 2 finita Luisa all'opera porta in pitturazione
il tubo dal tetto pennelli, cementite, smalto pavimento del vano scale Dado col tintometro

HSH Chapter 29 – il pranzo dei pittori

Gli ultimi sabati li abbiamo passati a pitturare le porte con Giordano e Luisa. Abbiamo dovuto comprare il terzo “mouse” per grattare la vernice vecchia, perchè i primi due si sono rotti presto. Speriamo che non continui così.
Nel frattempo, ho scoperto che la kebaberia sotto casa fa delle buone peperonate.

Domenico è venuto a trovarci durante i lavori, per un saluto con Ale ed Emma.
Abbiamo dato un pennello mai usato al piccolo Ale, pensando che probabilmente era la prima volta che ne teneva uno vero in mano.
Dado gli ha detto: “Tieni, pittura la porta!”
E Ale gli ha risposto: “Eh, ma dov’è il colore!?”

il pranzo dei pittori Giordano col penèl storto Dado con lo stucco Palla e la cementite
il pranzo dei pittori pittori in corridoio

HSH Chapter 28 – giro di boa

Questo sabato mattina, mentre ancora si poltriva, ha trillato un messaggino dal telefono.
“Tintoretto e Giotto sono al lavoro”.
Accipicchia! Già arrivati! Erano Giordano e Luisa, che ci avvisavano di essere venuti in cantiere. Li abbiamo raggiunti di corsa.

E così, con un pennello a testa, ci siamo messi ad imbiancare le cornici delle porte.
Luisa aveva portato i ganci per appendere i secchi alla scala. “Così, se si ribalta il barattolo di pittura, comunque sta dentro al secchio e non succede niente!”.
Vedi, i trucchi di una volta. Il cappello di carta come lo faceva il nonno.

Abbiamo mangiato seduti sulla scala, con per tavolo l’anta di una porta appoggiata ai cavalletti. E poi, i nostri organizzatissimi aiutanti, avevano anche la tovaglia e i piatti da campeggio. “Questo sì che è un bel pranzetto per i lavoratori!”, il primo pasto in compagnia in casa nuova.
Alle tre e mezza, si poteva già chiudere la sessione. Tre cornici delle porte erano state imbiancate. “Guarda che bell’effetto, vieni a vedere da lontano!”, ci dicevamo.

Lo so, abbiamo usato moltissime soluzioni che erano già presenti nella casa vecchia. Che è d’inizio Novecento come questa nuova, ha gli stessi soffitti alti, gli stipiti delle porte uguali. La cucina, quando ci eravamo entrati, era come un deja-vù, con la scafa in marmo d’altri tempi disposta nello stesso angolo che dava sulla corte.
E ora che, in questa fase dei lavori, gli ultimi elementi cambiano colore (e abbiamo scelto anche stavolta il bianco), finalmente arriva la percezione di luminosità di un lavoro finito di fresco.

Rieccola.
Una sensazione nota.

Sono di nuovo a casa.

il secchio dei barattoli stucco e scotch sul vetro il cappello del pittore stipite bianco
un dettaglio rosso Palla in cucina

HSH Chapter 27 – Lavori di squadra

E’ iniziata una delle ultime fasi di ristrutturazione.
Non che tutte le tappe precedenti siano state completate.
Comunque, è arrivata l’ora di sistemare porte e finestre.

Operazioni:
Sostituzione vetri incrinati.
Lavaggio con acqua e soda.
Stucco, grattata, stucco, grattata.
Levigatura col “mouse” del papi.
Cementite.
Pittura.
Riparazione maniglie.
E corse di Luisa su e giù per le scale, prima col caffè per Giordano, e poi con due gelati in mano che si sciolgono, per la pausa di metà pomeriggio…

La riparazione delle finestre, vetro per vetro Giordano e Luisa con la soda Dado con lo stucco Palla col mouse

HSH Chapter 26 – i racconti del pavimento3

Finalmente è completato il recupero del pavimento del corridoio, e manca poco alla sistemazione anche di quello della cucina. Non eravamo sicuri che saremmo riusciti a salvarlo, ma non volevamo finire anche noi col ricoprirlo per l’ennesima volta. Già quando ne avevamo scoperti i primi angolini sommersi, ci eravamo affezionati al pavimento storico come elemento caratteristico della casa.

In corridoio dunque abbiamo riportato alla luce, da sotto gli strati di gomma, cemento e linoleum, delle piastrelle sale e pepe arancioni sufficientemente integre, che reputiamo originali, risalenti all’anno di costruzione, il 1904. Gli ingressi di tutti gli appartamenti ai vari piani le mostrano ancora: mi sembra questa una prova sufficiente.
E poi in cucina, appena due settimane fa, abbiamo scoperto un’area ricoperta da sale e pepe più recente, probabilmente introdotto in seguito come riparazione, a sostituzione di parte delle piastrelle a rombi in cotto tinto. E ora, dai rombi, stiamo grattando via gli ultimi strati di colla che i vari abitanti vi hanno applicato nel tempo.

L’altro giorno, Dado mi ha detto: “Secondo te, se scrivo piastrelle sale e pepe su google, che sito viene fuori al primo posto? Davidaola!”

La piastrella sale e pepe è più propriamente detta marmetta, o graniglia (o, per usare un termine ormai desueto, la “Palladiana”). E’ un materiale tecnico con una nobile storia alle spalle. Ingredienti base erano acqua, grani e polvere di marmo, cemento, ossidi coloranti.
Deriva dalla stessa tecnica del Terrazzo alla Veneziana, realizzato in calce e pezzi di marmo e molto diffuso nelle dimore patrizie della Serenissima fin dal Medioevo. La differenza fra i due risiede nelle dimensioni del marmo impiegato, che nella graniglia sono molto più piccole. Inoltre la marmetta, invece di venire lavorata direttamente sul luogo di posa, viene preparata con formelle in laboratorio, per essere poi posata successivamente. Questo conferisce alla graniglia di marmo la versatilità di forme anche esclusive, commissionabili su richiesta, con sorprendenti possibilità creative.

E’ noto che il gusto Liberty (quello a cui la nostra casa si informa) utilizza la marmetta proprio come riproduzione dell’elegante pavimento alla veneziana. Dopo gli anni ’20, con il processo industriale che impone nuovi ritmi di lavoro e di vita, la produzione su larga scala segna il destino di tanti prodotti. Da quel punto in poi, per la graniglia non c’è più spazio. Infatti, già a partire dagli anni ’40, la prestigiosa tradizione svanisce.
Oggi esistono isolati casi di riproduzione di questa tecnica a posteriori.

un elemento bianco all'improvviso calcestruzzo che sbuca scoprendo il pavimento ingresso verso il bagno

Il lotto arancione del nostro corridoio probabilmente è stato commissionato, su misura anche nella quantità complessiva, proprio per la costruzione di questa casa, dal momento che ci è sembrato un colore piuttosto raro. Era anche uso, ai tempi, lasciare nelle cantine alcuni campioni aggiuntivi di quelle stesse piastrelle, per future riparazioni. E infatti il nostro vicino era riuscito a procurarcene un ultimo esemplare, che aveva atteso nella sua cantina fino a noi.

Ora che l’abbiamo recuperato, il pavimento in marmette arancioni, il riquadro chiaro con inserti giallo-rosso, e il lato siena e cioccolato con i rombi, ci fanno compagnia con i loro colori solari. Le venature estranee, le imperfezioni che ormai conosciamo a memoria (come l’occasionale granello nero solitario, o la comparsa a stella dello strato di preparazione in calcestruzzo grossolano) sono gli elementi a cui siamo più affezionati.

HSH Chapter 24 – Il gioco dei quindici

I lavori nella casa nuova procedono un po’ più lentamente in questo periodo, ma sono sempre vivi.
Finalmente è stato quasi completato e sgombrato lo sgabuzzino, così è stato possibile riempirlo di nuovo con il materiale di lavoro delle altre stanze.
Non si sa dove girarsi: c’è un ibrido tra “cantiere ancora in corso” (in cui non si riesce a camminare) e stanze apparentemente “finite” che non vorresti sporcare (ma in cui in realtà mancano ancora un bel po’ di rifiniture).

sgabuzzino dal pavimento laccato sgabuzzino dal pavimento protetto sgabuzzino riempito