HSH Chapter 26 – i racconti del pavimento3

Finalmente è completato il recupero del pavimento del corridoio, e manca poco alla sistemazione anche di quello della cucina. Non eravamo sicuri che saremmo riusciti a salvarlo, ma non volevamo finire anche noi col ricoprirlo per l’ennesima volta. Già quando ne avevamo scoperti i primi angolini sommersi, ci eravamo affezionati al pavimento storico come elemento caratteristico della casa.

In corridoio dunque abbiamo riportato alla luce, da sotto gli strati di gomma, cemento e linoleum, delle piastrelle sale e pepe arancioni sufficientemente integre, che reputiamo originali, risalenti all’anno di costruzione, il 1904. Gli ingressi di tutti gli appartamenti ai vari piani le mostrano ancora: mi sembra questa una prova sufficiente.
E poi in cucina, appena due settimane fa, abbiamo scoperto un’area ricoperta da sale e pepe più recente, probabilmente introdotto in seguito come riparazione, a sostituzione di parte delle piastrelle a rombi in cotto tinto. E ora, dai rombi, stiamo grattando via gli ultimi strati di colla che i vari abitanti vi hanno applicato nel tempo.

L’altro giorno, Dado mi ha detto: “Secondo te, se scrivo piastrelle sale e pepe su google, che sito viene fuori al primo posto? Davidaola!”

La piastrella sale e pepe è più propriamente detta marmetta, o graniglia (o, per usare un termine ormai desueto, la “Palladiana”). E’ un materiale tecnico con una nobile storia alle spalle. Ingredienti base erano acqua, grani e polvere di marmo, cemento, ossidi coloranti.
Deriva dalla stessa tecnica del Terrazzo alla Veneziana, realizzato in calce e pezzi di marmo e molto diffuso nelle dimore patrizie della Serenissima fin dal Medioevo. La differenza fra i due risiede nelle dimensioni del marmo impiegato, che nella graniglia sono molto più piccole. Inoltre la marmetta, invece di venire lavorata direttamente sul luogo di posa, viene preparata con formelle in laboratorio, per essere poi posata successivamente. Questo conferisce alla graniglia di marmo la versatilità di forme anche esclusive, commissionabili su richiesta, con sorprendenti possibilità creative.

E’ noto che il gusto Liberty (quello a cui la nostra casa si informa) utilizza la marmetta proprio come riproduzione dell’elegante pavimento alla veneziana. Dopo gli anni ’20, con il processo industriale che impone nuovi ritmi di lavoro e di vita, la produzione su larga scala segna il destino di tanti prodotti. Da quel punto in poi, per la graniglia non c’è più spazio. Infatti, già a partire dagli anni ’40, la prestigiosa tradizione svanisce.
Oggi esistono isolati casi di riproduzione di questa tecnica a posteriori.

un elemento bianco all'improvviso calcestruzzo che sbuca scoprendo il pavimento ingresso verso il bagno

Il lotto arancione del nostro corridoio probabilmente è stato commissionato, su misura anche nella quantità complessiva, proprio per la costruzione di questa casa, dal momento che ci è sembrato un colore piuttosto raro. Era anche uso, ai tempi, lasciare nelle cantine alcuni campioni aggiuntivi di quelle stesse piastrelle, per future riparazioni. E infatti il nostro vicino era riuscito a procurarcene un ultimo esemplare, che aveva atteso nella sua cantina fino a noi.

Ora che l’abbiamo recuperato, il pavimento in marmette arancioni, il riquadro chiaro con inserti giallo-rosso, e il lato siena e cioccolato con i rombi, ci fanno compagnia con i loro colori solari. Le venature estranee, le imperfezioni che ormai conosciamo a memoria (come l’occasionale granello nero solitario, o la comparsa a stella dello strato di preparazione in calcestruzzo grossolano) sono gli elementi a cui siamo più affezionati.