Ritorno al via

L’altro ieri, c’è stata una grande pioggia sul Danubio tutto il giorno.
Alla piccola stazione di St. Nikolas, abbiamo caricato bici e carretto sul vagone, e così Diego ha provato il suo primo viaggio in treno.
Ci ha fatto le corse avanti e indietro, e si è mangiato una pizzetta tutto solo con le mani.
“Diego, com’è il treno?”
“Graaande!”
“E come va il treno?”
“Veloce veloce!”
Quasi tutti i treni in Austria trasportano anche le bici, i vani dedicati sono spaziosi, e quando c’erano le scale il personale della stazione ci ha aiutati a portare su e giù bici e bagagli.

In un paio d’ore, con cambio a Linz, siamo arrivati a Passau, il nostro punto di partenza del giro in bici. Non l’avevamo visitata all’inizio, e quindi ci siamo rimasti una notte.
Ieri mattina, quindi, abbiamo visitato il centro storico della città dei tre fiumi: Danubio, Inn e Ilz. E il duomo di Santo Stefano, con l’organo più grande del mondo interno a una cattedrale. Secondo me il vero record era quello del duomo, per la densità di riccioli degli stucchi barocchi, rispetto alla superficie di colonne e soffitti, e gli artefici sono stati degli architetti italiani del Seicento!

La zona pedonale si allunga fino alla penisola dove confluiscono i tre fiumi. Cosa c’è al vertice di questo lembo di terra circondato d’acqua? Un parco giochi per bambini! Abbiamo trovato anche una giostra a pedali, dove poter girare con lo sfondo di un corso d’acqua, e poi l’altro, e poi i traghetti di nome Sissi, Gisela (che fu regina ungherese), e di nuovo Sissi…

Dopo un pranzo al ristorante italiano (lo ammettiamo: dopo dieci giorni ci mancava la pastasciutta…), abbiamo cominciato il viaggio di ritorno in auto. In due tappe, con pernotto un po’ prima di Salisburgo, sul lago di Mondsee. E con la colonna sonora intonata al viaggio. Abbiamo ascoltato le puntate della trasmissione radiofonica (recuperate in podcast) che parla degli ultimi giorni dell’impero Austroungarico, cento anni dopo: “l’Autista Moravo“.
Consigliato.

Oggi ci siamo svegliati davanti al lago, e abbiamo portato Diego a fare un paio di giri sullo scivolo. Nuvole basse fan da cappello alle colline, e una pioggerellina fine sta ricominciando.
Tra poco si parte per il ritorno a casa, ciao ciao fiumi e laghi d’Austria!

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Andar per fattorie

Dopo aver lasciato Linz, la pista ciclabile si è fatta affollata di ciclisti, pattinatori, famiglie sulle due ruote che come noi portavano i bimbi al seguito nel carretto, ma anche sul seggiolino, o col monopattino, e persino sul tandem o sulla bici recumbent.
Il fiume si è disteso placido sulla pianura, e il sole ha cominciato a farsi sentire, mentre noi ci guadagnavamo la prima abbronzatura del ciclista a mezze maniche (che per Dado è diventata una scottatura).

Nelle ultime tre tappe sulla ciclovia del Danubio, abbiamo pernottato presso delle fattorie. La prima l’abbiamo scoperta per caso, chiamando a tutti gli indirizzi che erano consigliati nella nostra guida, e arrivando al nono su dieci dopo aver scartato tutti i precedenti perché non avevano un lettino da bimbo con le sponde. Questo unico indirizzo buono era di una fattoria un po’ fuori mano in zona Mathausen.
Ci siamo trovati bene in quella grande casa tranquilla, perciò abbiamo continuato così anche nei giorni successivi: c’è una catena di fattorie collegate tra loro, che offrono pernottamento e cucina casalinga, e che assicurano la presenza del lettino, e ora ogni volta che ne lasciamo una, ci facciamo fare direttamente da là la prenotazione per quella successiva, a una ventina di chilometri di distanza.

Le fattorie che abbiamo visitato sono state costruite con un edificio poligonale che al suo interno ha una ampia corte, dove Diego può correre liberamente insieme ai cani o ai bambini del posto con cui contendersi la palla o il carretto o la frutta raccolta sotto l’albero. Sul retro c’è il prato con i giochi, e poi caprette, galline, conigli e porcellini, e Diego ha imparato a dare da mangiare agli animali erbe lunghe e saporite senza farsi rosicchiare il dito.

La seconda fattoria dove siamo stati era a Mittenkirchen, e ci abitavano tre generazioni di una famiglia orgogliosa dei propri prodotti (in bella mostra stavano le foto dei premi ricevuti per il sidro di mele, giudicato il migliore dell’anno in tutta l’Austria, con la serie di nipotini che esibivano la medaglia). A qualche chilometro di distanza da lì, abbiamo visitato un laghetto balneabile, il Badesee, dove Diego ha giocato con la sabbia, un po’ preoccupato per i granellini che gli restavano attaccati ai piedi.

Oggi abbiamo raggiunto la fattoria di St. Nikolas, paese intitolato proprio a San Nicolò, dopo il pranzo nel bel centro storico di Grein, e una faticosa arrampicata su per una salita con pendenza al 27%, roba da spingere il carretto in due. Però poi siamo stati premiati da una splendida terrazza con vista sul Danubio, il cui corso ora ha abbandonato la pianura per inoltrarsi di nuovo tra colline boscose.
Ora siamo sui tavoli di legno all’aperto, che beviamo succo di mela prodotto dal vicino di casa del fattore, al riparo di una tettoia fiorita, mentre sulla valle tuona e piove, e la temperatura, finalmente, scende un po’. Anche stavolta Diego si diverte con i nuovi giocattoli ricevuti in prestito: carta, matite e un camioncino colorato!

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Le anse del Danubio

Il nostro viaggio in bici sul Danubio continua, ora baciato da belle giornate di sole.
L’andare è tranquillo e gradevole, quasi completamente lontani dal traffico, immersi nel silenzio della natura, accompagnati dai cinguettii del bosco e dalle ampie curve del fiume che ha scelto la sua strada molto tempo fa.
Le due sponde del Danubio si guardano da lontano, i ponti sono rari e gli attraversamenti del fiume sono possibili solo ogni tanto, su traghetto di legno. Ieri c’è n’erano un paio che offrivano di abbreviare il percorso, passando dal lato interno di una ampia ansa a forma di omega, una zona che abbiamo rivisto poi molte volte fotografata in veduta aerea sulle guide turistiche o nelle sale d’ingresso dei ristoranti.

Il viaggio in bici in tre si trasforma rispetto a quello che facevamo anni fa in due. Il senso della comodità di ciascuno dei membri del gruppo influenza il tipo di giornata che scegliamo. Diego è un abitudinario e viene un po’ sfidato dal nostro stile che ci porta ogni giorno in una località diversa. A lui piace avere un po’ di senso di stabilità, tornare a più riprese in camera a giocare con le automobiline sulla sponda del letto (questa volta la sala giochi aveva in dotazione dei camion). Diego si affeziona ai giochi che trova in prestito in un posto e noi per fortuna ne troviamo di simili nel posto successivo. D’altra parte impara presto ad orientarsi tra scale e porte d’ingresso sul cortile di ogni gasthof, e prende l’iniziativa di andare dentro e fuori per alternare la zona di gioco a suo piacimento, e la notte si concede delle lunghe dormite, ogni volta in un lettino diverso.
Gli scivoli e i parchetti con le strutture di legno per fortuna da queste parti sono una costante, li ritroviamo non solo presso i pernotti ma anche nelle pause per bere qualcosa a metà pedalata, e Diego non attende più la prima mezz’ora per ambientarsi come mesi fa, ma si butta diretto sulla scala a pioli degli scivoli, si cui ormai si arrampica con disinvoltura.
A conti fatti, per combinare le preferenze di tutti, il nostro andare è più lento e con tappe brevi rispetto a una volta, e finora ha compreso lunghe pause pomeridiane davanti al fiume, durante le quali il nostro bucato si asciugava al sole, e la quiete del luogo veniva improvvisamente animata dal passaggio di un traghetto più affollato degli altri, che veniva addirittura accolto con la fanfara. La banda di ottoni del luogo, in costume tradizionale, è rimasta poi a brindare tutto il resto del pomeriggio sui tavoli all’aperto davanti alla nostra camera, mentre Diego addentava il cono del suo primo gelato mangiato intero da solo.

Il programma dei prossimi giorni è arrivare in un paio di tappe a Linz. Se guardiamo la guida in nostro possesso, abbiamo percorso in tre giorni tre segmenti di viaggio, su un itinerario totale che ne richiede ventuno, che sono di più dei giorni liberi a nostra disposizione, ma va bene così.
Certo va detto che in questo tratto la ciclovia è stata veramente perfetta per lo spostamento con bici e carretto, data la ampia strada asfaltata quasi completamente in pianura e nella maggior parte dei casi dedicata davvero solo a bici e pedoni. Con l’arrivo a Linz invece ci attende un’area un po’ più trafficata, e un paesaggio cittadino. Ci sembrerà strano, dopo le lunghe ore in mezzo al verde, con i tramonti che volgono al blu appena interrotto dai pochi lampioni, dopo i chilometri in cui non si vede una costruzione e in cui persino i generi di prima necessità vanno approvvigionati con un certo anticipo, altrimenti per un bel po’ non se ne trovano più.

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Pedalare lungo il Danubio

Ci siamo!
Eccoci qua, dopo qualche anno ritornati ai viaggi in bici, questa volta in tre!
La guida della ciclovia del Danubio ci aspettava sullo scaffale da un po’, ed eccola rispolverata, molto utile per organizzarci il viaggio, dato che qua si parla poco l’inglese, e la ricerca del pernottamento a volte crea un po’ di suspence.
Ma torniamo all’inizio.
Lunedì siamo partiti, caricando l’auto con le bici e il carretto, e sotto una pioggierella fine siamo arrivati fino a Salisburgo. Le ore di macchina fino a Passau non erano poche, almeno cinque da dividere in due giornate, però con i pisoli, le pause merenda e il gioco dei tunnel (“ora entriamo in un tunnel… Pronti… Viaaaaa!”), Diego se l’è passata. E quando chiedeva “ancora tunnel!”, era facile accontentarlo!

A Salisburgo abbiamo fatto la prima tappa, con passeggiata lungo la classica via dove si trova la casa di Mozart, accompagnata da vetrine piene di cioccolatini. Diego ha apprezzato soprattutto il parco Mirabelle, dove ha inseguito un po’ i merli tra i fiori, e andando via ha salutato i giochi d’acqua: “Ciao fontana, a domani!”

Martedì abbiamo ripreso l’auto ancora per un po’, giusto quel che serviva a raggiungere il grande parcheggio coperto vicino alla stazione di Passau, punto di partenza della rinomata Donauradweg. In realtà la ciclovia Passau-Vienna comincia lungo il fiume Inn, che abbiamo già conosciuto qualche anno fa, e che non è meno ampio e maestoso del Danubio a cui si unisce poco dopo.
L’imbocco della ciclabile sfugge alla prima vista, perchè il percorso si raggiunge scendendo dietro alle case giù per una ripida rampetta a fianco a delle scale, rampa larga appena poco più di una bici, e questo tratto era un po’ impegnativo per il nostro sistema bici-più-carretto porta bimbo!
Una volta tornati sulla via, Diego ha mostrato subito di apprezzare lo stile di vacanza all’aria aperta. Durante il pranzo di pesce in zona pedonale, prima di finire il suo piatto Diego si è lanciato giù dal suo sgabello per fare slalom tra i tavolini e gli avventori, all’inseguimento dei colombi e verso gli spruzzi d’acqua che uscivano dalle statue sulla fontana.

Nei fine settimana precedenti, avevamo già provato qualche giro in bici col carretto al seguito, e sapevamo che il dondolio del mezzo conciliava la nanna, però non sapevamo come Diego avrebbe reagito ad un vero e propio viaggio in bici. Ok, in questi giorni non facciamo tratte in bici più lunghe di un paio d’ore. Ora lo sappiamo: cosa fa Diego per passare il tempo nel carretto mentre noi pedaliamo? Canta!!!

Martedì pomeriggio, dopo una quindicina di chilometri in bici, abbiamo raggiunto Kasten, e lì ci siamo fermati, iniziando la serie dei pernotti in paesini minimi.
La passeggiata della sera prevede come attrazione principale la visita ad una stalla, e Diego rimane così colpito dalle mucche, che passa le ore successive a ricordarci che gli hanno risposto: “Ha fatto muuuu!”

Oggi abbiamo fatto la seconda pedalata, abbiamo cambiato lato del fiume caricando le bici su un piccolo traghetto (che veniva a comando dal lato richiesto suonando la campana dalla sponda del fiume…), e abbiamo proseguito sul pedale giusto per dieci chilometri prima dell’arrivo della pioggia. Comunque era tutto calcolato: ci siamo fermati in una gasthof con vista sul Danubio, che abbiamo scelto accuratamente grazie alla sua attrazione principale: un bel parco giochi per bambini!
Diego ha voluto provare lo scivolo un po’ di volte prima di andare a pranzo, incurante delle goccioline d’acqua che cominciavano a scendere, e ha deciso di fermarsi quando il pantaloncino era bello bagnato. Pronti al cambio, via!
Per fortuna la camera è comoda e spaziosa, e la sala da pranzo era dotata di giocattoli. Ci siamo fatti prestare le macchinine, e ora non par vero ma sono riuscita a scrivere tutte queste righe senza interruzione, perché Diego sta facendo correre gli autini su e giù per tutti i mobili.
Per questo pomeriggio, aspetteremo la fine della pioggia da qui. Prossima tappa, domani!

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