Sabato sera.
Attesa in un “non luogo”, come si dice dei luoghi di passaggio.
Siamo alla stazione di Portogruaro, aspettiamo un treno che è in ritardo.
Facciamo il sottopassaggio: pavimento in gomma a tondi antiscivolo neri.
Particolare curioso: sopra la gomma, alcune perle nere lucide come la saggezza ci guardano da terra, perfette. Sono olive. Snocciolate. Qualcuno le avrà perse in una corsa verso il binario.
Saliamo le scale: il vento ci si incunea, fa un freddo da voler tornare giù, Dado mi ruba il cappellino dalla testa, io me ne faccio un altro col foulard.
Penso alle parole di un giornalista che abbiamo conosciuto nel pomeriggio, Max Mauro. Gli avrei dato trent’anni, ne aveva un po’ di più. E’ andato in bici in Patagonia, tutto il Cile si è fatto, da solo. Nel cercare la solitudine e i luoghi remoti, si accorgeva che per lui gli incontri rarefatti si facevano più preziosi, emblematici della giornata.
Facile come metodo, eh?
Lo conosco anch’io. Che viaggio da sola volentieri.



