Adoro l’uovo in camicia, l’ho già detto. E’ in effetti un modo di cucinarlo leggerissimo e saporito: il bianco si fa soffice e vaporoso, il rosso può restare alla coque.
Però non è facile, ci vuole un po’ di tecnica. C’è sempre il rischio che si sbatocci tutto, che si perda mezz’ora a recuperarne i frammenti sparsi in acqua.
Dopo una raccolta di indizi qua e là, sono riuscita finalmente a fare l’uovo in camicia perfetto. Non so se mi riuscirà di nuovo, ma dato che il metodo che ho usato è ormai scientifico, credo che funzionerà ancora.
Ecco riassunta la sequenza.
– Bollire l’acqua in una pentola grande.
– Aggiungere una goccia di aceto.
– Far girare l’acqua in un vortice molto veloce.
– Rompere l’uovo al centro del vortice.
– Spegnere il fuoco e lasciar sfreddire l’acqua giusto un po’.
In effetti l’ultimo trucco era quello che mi mancava: se si spegne il fuoco, si ferma il movimento d’acqua dell’ebollizione.
La camicia di bianco attorno al rosso d’uovo si è formata subito, del tutto simmetrica e compatta. Solo da un lato era rimasta una punta che sporgeva: una camicia a forma di goccia, che continuava a girare su sè stessa. Una camicia adatta al ballo dei dervisci rotanti, con le loro vesti paraboliche.

non sapevo che pe fare l’uvo in camicia vi era questa tecnica, iteresante, la cosa la userò, per il prossimo uovo. ciao