Fino a dove arriva la neve

Questa settimana ero in viaggio, e per passare le molte ore in arereo e in treno, mi sono portata due libri nuovi da leggere.
Ho fatto bene.
Il primo l’ho già finito, dopo tre voli un intercity e un pendolino.
L’argomento aveva tempismo perfetto: mentre fuori dal finestrino scorrevano rade macchie bianche della neve tra l’erba dei campi, il libro “La scienza in vetta” di Jacopo Pasotti mi aggiornava sul numero dei ghiacciai perenni. Che sono in aumento.
Ma il vero motivo è che la superficie coperta da ghiacciaio si è dimezzata, e che quelli che prima erano grandi isole di ghiaccio perenne, ora si sono frammentate in piccole isolette solitarie e in ritirata.

L’autore riesce a contenere l’informativa sull’impatto del cambiamento climatico in alcune parentesi, mentre il resto del libro descrive con gusto la scienza delle rocce, dei vulcani, dei cristalli di neve e della pressione in vetta.
Sì, fa venire voglia di andare a visitare i luoghi citati.

Intanto, il mio viaggio continuava.
Al mio arrivo in Finlandia, ho cominciato a sentire pareri concordi: “non c’è più la neve della mia infanzia”. “Da piccolo andavo ogni anno a sciare, ora questo sarà più raro, e sono già due inverni consecutivi che siamo senza neve”.
Io sono stata sorpresa dalle giornate calde, e la migrazione visibile della linea della neve mi ha impressionata, eppure qualcun altro qui al nord, che in passato si lamentava degli inverni che arrivavano a 20 gradi sotto zero, mi ha detto: “mi piace stare più al caldo, sono contento”.