Ho pescato questo breve saggio di Lisa Signorile, Il viaggio e la necessità, tra i libri di scienza, un po’ nascosto nello scaffale basso della Libreria Antico Caffè San Marco. E in una settimana ne ho attraversate tutte le dimensioni di milioni di anni e zolle tettoniche alla deriva.
Lisa Signorile, zoologa, racconta le migrazioni degli animali dai tempi dei continenti uniti in un’unica pangea, che poi si staccano e si riuniscono in nuovi modi (tipo: le due Americhe si sono riunite quattro volte). Le storie più avvincenti, tra dinosauri carini tutti impiumati e marsupiali di ogni taglia e misura, sono riprese dalle ricostruzioni dei paleontologi e dalle sagome dei fossili, si svolgono nell’arco di ere geologiche, e poi si interrompono, ad esempio per colpa dell’arrivo di nuovi predatori giunti da un altro continente.
La prima parte di questa avventura, però, serve a dare l’idea dello schema dell’evoluzione. Non esiste una configurazione di insiemi di specie immutabile, se si tiene conto dei milioni di anni con cui si sono adattati gli animali alle rispettive nicchie ecologiche.
Nella seconda parte del libro si sottolinea come i cambiamenti di equilibro tra le specie oggi si manifestano anche nel giro di poche decine di anni, quando arriva da un diverso continente un parassita senza rivali che lo tengano sotto controllo, trasportato alla velocità dei nostri mezzi a motore.
La specie umana, osserva l’autrice, in fondo è arrivata piuttosto di recente, nella storia delle forme di vita sulla terra. Il mantenimento della biodiversità è proprio a noi che serve, che siamo relativamente delicati e specifici. Piante e roditori possono benissimo riorganizzarsi e riprendere il filo dell’evoluzione da dove era stata disturbata l’ultima volta, come hanno già fatto molte volte in passato, meteorite compreso.