«Le “tradizioni” che ci appaiono, o si pretendono, antiche hanno spesso un’origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta». Questa osservazione di Eric J.Hobsbawm ha costituito la base per un’indagine condotta da diversi studiosi, raccolta nel saggio “L’invenzione della tradizione“.
Da non confondere con la «consuetudine», cioè con i vecchi modi di agire o di comunicare ancora vitali, le «tradizioni inventate» sono l’insieme di pratiche che si propongono di inculcare determinati valori e norme di comportamento ripetitive nelle quali è implicita la continuità con il passato. Ogni società ha accumulato una riserva di materiali in apparenza antichi: per rinsaldare vincoli nazionali, per connotare piú marcatamente la fisionomia di partiti o di ceti, o per attenuare quel senso di insicurezza che si poteva avvertire guardando a un futuro di radicali innovazioni. Questa sorta di ingegneria sociale e culturale ha caratterizzato in genere l’affermarsi delle nazioni moderne, che hanno cercato di legittimare la loro piú recente «storia» cercando radici nel passato piú remoto. L’età della «modernizzazione» è piena di contraddizioni: a volte, con la spinta in avanti possibile per certi gruppi sociali, coesistevano esigenze conservative, le quali finivano per sfociare in comportamenti ripetitivi, che avevano lo scopo di offrire riferimento, conforto e consolidamento di gerarchie.
Quello che mi ha colpito di questa lettura è come il periodo in cui sono state inventate molte tradizioni a cui siamo abituati, sia lo stesso: quello della nascita degli stati nazionali, che dovevano darsi dei valori di riferimento resi visibili in specifici momenti collettivi (parate, incoronazioni, rituali di massa).
Il fatto poi che certe iniziative sembrino bizzarre e poco pratiche (quanto sono scomodi da indossare corone e paramenti? quanto si è dibattuto tra gli scozzesi sui benefici della frescura del vento del nord che oltrepassa il kilt?) fa parte del gioco: altrimenti come fanno ad emergere e apparire eccezionali rispetto alla quotidianità?
Quando vengono sottoposte a verifica documentale, le tradizioni inventate non reggono, anche se pochi lo sanno. Il vero abito tradizionale scozzese era composto da brache e casacca. Il gonnellino scozzese non è nato con disegni diversi a seconda del clan, infatti era stato introdotto con un unico tema, adottato in pubblico la prima volta per le sfilate di sostegno alla corona. Forse la discussione persistente sugli elementi positivi della foggia del kilt voleva proprio creare rumore, necessario a coprire e far dimenticare la realtà.