Al Festival dell’Economia di Trento – 2

Nella giornata di sabato scorso a Trento, gli eventi che riesco a vedere sono sei. Due al mattino, tre al pomeriggio, uno alla sera.
Alcuni eventi, presso le sedi universitarie: grandi aule con scalinate e banchi in ripida rampa, facoltà di Economia, professori di Sociologia. Altri in palazzi antichi, attrezzati per l’occasione, col servizio di traduzione simultanea nelle cuffie: parlano premi Nobel e rinomati ospiti stranieri. Altri ancora in piazza Duomo, col maxi schermo che proietta le conferenze, la bella giornata che incendia di sole il centro storico: altro che pioggia come gufavano le previsioni, è stupendo godersi questa città all’aria aperta.

Comunque è inutile dirlo: il convegno che ha colpito di più i turisti e i trentini è stato quello tenuto dal Ministro Elsa Fornero e il professore Ilvo Diamanti: I confini sociali dell’insicurezza.
Ci vado anche io: mi prendo un’oretta di anticipo, immaginando che i “big” creino la fila. Mi domando se ne valga la pena: a volte gli incontri con i pezzi grossi risultano banali, sgonfiano le aspettative.
E invece questa tappa varrà una storia da raccontare.

Appena arrivo presso il Parco Santa Chiara, vedo già da lontano una gran folla.
Provo a passare avanti tra i gruppi, giro a lato di una massa compatta che sostiene uno striscione verniciato in rosso, volto la testa indietro a leggere “Articolo 18…” eccetera, e poi alzo lo sguardo nel breve vuoto davanti a me: una schiera di poliziotti barricati dietro scudi antisommossa, un’immobilità di gelo, l’arco che fa da ingresso alle mura del centro culturale è bolccato, ma io chiedo con naturalezza: “E’ qui l’evento delle sei e mezza?“.
Il mio aspetto innocente mi fa da passepartout, e mi lasciano scivolare dentro.
Mi controllano lo zaino, mi avvisano che dovrò abbandonare la bottiglietta d’acqua, e da lì procedo nel parco dell’auditorium, dove una fila a serpentone di oltre mille persone sopporta la calura già da un po’.

Chiedo a un gruppo di ragazzi in fondo se questa è la coda, loro mi rispondono increduli: “Ti hanno lasciata passare diretta?“. Come spiegazione plausibile indico la mia silhouette, e loro restituiscono le spiegazioni che mancano a me: “Ci hanno fatto percorrere un giro lunghissimo per arrivare fin qui, tutte le entrate sono bloccate, guarda quanti controlli di polizia”. E a quel punto noto tutte le camionette e il rumore dell’elicottero che fa da avvoltoio sopra di noi.
Sono contenti che io abbia evitato le zone con le corse dei cortei in movimento, e decidono di adottarmi: da quel momento in poi, le vicende legate a questo evento si svolgeranno in loro compagnia, e ci si aiuterà a vicenda. Barbara, Giulia, Alberto e Francesco fanno staffetta tra di loro nella raccolta di informazioni: capiscono che parte della fila viene mandata via per l’approssimarsi dell’esaurimento posti, ci fanno spostare nella zona di coda più corta, tengono d’occhio gli addetti che contano continuamente le persone ancora in attesa, e tra i rimbrotti dei parà e i metal detector, riusciamo ad entrare nel gruppo degli ultimi quindici ammessi, ogni posto un numero preciso.

eventi nei palazzi storici gli eventi proiettati in piazza duomo Fornero e Diamanti i titoli del giorno dopo
incontri al festival dell'economia

E così ora siamo nell’auditorium.
Fiori sul tavolo, luci forti, rumore di radio ricetrasmittenti.
Il clima è composto e all’entrata del Ministro arriva il primo applauso.
Però non posso non notare le dieci guardie del corpo posizionate sul palco, cinque alle spalle e cinque ai piedi della struttura, mani intrecciate sul pacco, spalle e gambe larghe, sguardo fisso su tutti noi per tutte le due ore dell’evento.
Eppure Elsa Fornero è tranquilla, si toglie la giacca. La sua prima frase mi dà l’idea di un accento tedesco molto secco, l’espressione ingrandita sul monitor è sicura e distesa, una ineliminabile ruga incide il centro della fronte.
Il primo intervento di Ilvo Diamanti è ricco e interessante, prendo nota e concordo, ne riporterò la recensione poi.
La parte del Ministro è ovviamente diversa, si apre subito con un riferimento al fatto che “le riforme bisogna anche comunicarle“, è evidente che è venuta qui per quello. Il gruppo di amici che è entrato con me temeva che il dicorso si sarebbe risolto in uno spot per il governo, ma alla fine potranno ammettere che gli approfondimenti sono stati interessanti, le osservazioni puntuali.

Io sono colpita soprattutto dai meta-messaggi.
Questa manifestazione di forza, protetta.
Il curriculum del Ministro riportato nella guida del festival, abbastanza lungo e pieno di collaborazioni internazionali, che mi domando se l’intero gruppo al governo precedente, messo assieme, ne poteva vantare uno altrettanto prestigioso.
E ad un certo punto della discussione mi irrigidisco al lieve serpeggiare della contestazione che sembra partire anche in sala, appena viene nominata la “ipotizzata” tassa patrimoniale: il brusio del pubblico si fa moltitudine di voci alzate assieme, il tema fa quasi perdere il controllo alla platea che era stata così ben messa in ordine, le parole sovrapposte potrebbero diventare cori.
E il Ministro non perde la calma.
“Non mi sottraggo al confronto“, dice senza variare volume.
E comincia a dare le sue spiegazioni.
Scandisce le parole più lentamente, intensa e convincente. Una formidabile dimostrazione di assertività a cui non eravamo abituati: la sfida lanciata dal pubblico ha acceso in questa donna una reazione di atteggiamento ancora migliore di quello che stava tenendo fino a quel momento.
E la platea si calma.
La sala è di nuovo domata davanti alla ferma camicia bianca.

Più avanti nel corso del dibattito, Fornero dispenserà risposte di critica e riposizionamento del “corretto punto di vista” verso gli eventuali detrattori, spiegando che è opportuno guardare la situazione su ampia scala.
“Dobbiamo cedere sovranità all’Europa”, ribadisce.
“L’inflazione prima, il debito poi, erano solo un anestetico”.

La dimostrazione di rilevante preparazione culturale, e la consumata abitudine di questa esponente del governo a render conto ad alto livello internazionale, fanno sì che l’elite intellettuale che forma il pubblico, per quanto a mio parere prevalentemente di sinistra, alla fine applauda spesso alle risposte ricevute, secondo me senza accorgersi di quanto da queste risposte traspaia un duro orientamento neo liberista.

Alla fine mi sento come se avessi assistito a un faccia a faccia tra eserciti, fuori in strada quello che si esprime istintivamente, dentro in sala quello che usa le migliori arti e convenzioni della cultura per parlamentare, e nonostante tutto il confronto e lo studiarsi è faticosamente incanalato.
Un evento rivelatore della frizione che accompagna i passaggi che stiamo attraversando in questo periodo.