Un libro storico (in tutti i sensi)

Ho finito di leggere un saggio del ’46, che il papi mi ha prestato, dopo che me lo aveva segnalato proprio in un commento su questo blog: “Le radici storiche dei racconti di fate“.

L’ho cominciato qualche mese fa, mentre ero in treno durante un giro con la bici, e mi era sembrato piuttosto strano. E mi dicevo: forse nel ’46 si scriveva così, spiegando ogni volta le premesse del proprio modo di far l’analisi.
Però poi ho cominciato ad appassionarmi.

Per esempio, quando l’autore tratta il tema del “serpente”. Che evolve in mille sfumature, e mostra tutti i passaggi della trasformazione del racconto, dal rito vissuto, al mito, alla fiaba.
Ed ecco che è apparso il ruolo ponte di questo studio. Dall’antropologia alla sociologia dei giorni nostri.
Un anello di collegamento che mi mancava.

Dalla quarta di copertina:
“…cammina cammina, arrivarono nella foresta e si smarrirono. In lontananza scorsero un fiume…”
Come e quando sono nate le fiabe? Perchè i racconti di fate si rassomigliano in tutto il mondo? Un’affascinante risposta è quella fornita da V. J. Porpp, il filologo russo che ha precorso genialmente le ricerche dello strutturalismo attuale.
Nell’interpretazione di Propp, i racconti di fate non sono fantasia ma storia, sono il documento di una delle più antiche età dell’uomo: l’epoca delle comunità di cacciatori, prima ancora che la pastorizia e l’agricoltura incominciassero a cambiare il volto del mondo.
Giovandosi di un materiale comparativo vastissimo tratto dall’etnologia e lavorando specialmente sui racconti di fate russi, Propp stabilisce tutta una serie di confronti tra i principali motivi di cui sono intessute le fiabe e analoghe forme rituali esistenti nella protostoria e presso i primitivi.
Attraverso tanti racconti sezionati e comparati, interrotti e ripresi in un giro di richiami e illuminazioni, il modo vivace della narrazione si compone esso stesso in un affascinante racconto.

Un libro storico (in tutti i sensi)

Un commento su “Un libro storico (in tutti i sensi)”

  1. Paola,

    non so se ti avevo detto anche di quell’altra opera dello stesso autore: “Morfologia della fiaba”, dove vengono analizzati i tratti comuni che uniscono tutti i racconti di fiabe. Una tesi suggestiva che riduce a non più di qualche decina gli elementi che li caratterizzano. Se ti interessa l’argomento posso prestarti anche questo saggio.

    Baci, p.

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