Ho appena finito il secondo libro di Kevin Mitnick.
Che racconta le storie di personaggi come questi:
“Gabriel si iscrisse ai corsi della Cisco, in un istituto tecnico locale. Completamente autodidatta, spesso ne sapeva di più degli insegnanti, che a volte rimandavano le risposte alle sue domande più difficili. Gabriel, oggi ventunenne, sembra avere il talento tipico dell’hacker: quello che permette di fare delle scoperte senza l’aiuto di nessuno”.
“Louis e il suo amico Brock, lavorando ossessivamente su un computer che avevano sottomano, si imbarcarono insieme su un progetto: scoprire il maggior numero di informazioni possibili su di un’azienda di sicurezza europea, usando un semplice programmino scritto da uno dei due.
La sfida era irresistibile: la affrontarono come un problema da risolvere.
Il loro intento era esaminare il sistema, e da quello che vedevano cercare di psicoanalizzare gli amministratori di rete: era quasi un entrare nelle loro teste per capire come organizzavano l’architettura della rete informatica dell’azienda. Il tentativo si basava sulla conoscenza che avevano delle reti e delle compagnie in quel particolare paese europeo, sul livello locale di conoscenza dell’Information Technology e sul fatto che la gente in quel paese era forse un anno e mezzo o due in ritardo rispetto alla Gran Bretagna, da dove stavano operando loro.”
Mi ricorda qualcosa.
