Nell’opera Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Biografia di una famiglia veneziana, uno degli aneddoti sulla vita del pittore che sicuramente è tra i preferiti dei biografi, è quello del Concorso per l’Ovato di San Rocco.
“L’episodio, di cui tutta Venezia mormorava, guadagnò risonanza nazionale quando fu stampato, nero su bianco, nelle Vite del Vasari nel 1568. Il racconto dice così. Il giorno stabilito per la scelta del bozzetto, tra quelli proposti dai migliori pittori di Venezia, che avrebbe dovuto essere dipinto sul soffitto della Sala dell’Albergo nella Scuola di San Rocco, Banca e Zonta si riuniscono. Tre dei quattro eccellenti maestri contattati dalla Scuola (Paolo Veronese, Giuseppe Salviati e Federico Zuccari) presentano diligentemente il proprio bozzetto. Tintoretto, invece, ha preparato un colpo di teatro: leva il cartone che mascherava l’ovato sul soffitto, e gli astanti si accorgono che lassù non c’è il bozzetto, ma il dipinto già finito: San Rocco in gloria. Il quarantacinquenne Tintoretto ha corrotto un guardiano e si è introdotto nella sala per misurare lo spazio destinato alla pittura: così ha potuto completare l’opera e anticipare i rivali. Nottetempo è tornato a sistemarla, e ora è lì.
L’episodio può essere raccontato con benevolenza, astio o ironia: ma, senza eufemismi, fu un esproprio violento ai danni dei colleghi. Tintoretto, del resto, non aveva scelta: mai aveva vinto un concorso. E mai ne vinse uno finchè visse. Ma il colpo pagò. Il 22 luglio si cominciò a dorare il soffitto, il 6 dicembre i fratelli dovettero onorare la promessa e tirar fuori i denari. Nel frattempo la presenza di Tintoretto nella Scuola cessò di essere abusiva. Con 85 voti favorevoli e 19 contrari Jacomo divenne fratello della Scuola Grande di San Rocco.”