Com’è andato l’incontro al Joyce

L’altro venerdì sono andata alla tavola rotonda, a cui ero stata invitata dal giornalista Edi Kanzian.
Il titolo era “Ontologia del telefonino”, e con un giro di contributi è venuto fuori un quadro ben chiaro dell’aggeggio che tutti conosciamo.

Edi ha cominciato regalando delle rose gialle, a ciascuna delle donne in sala che poi avrebbero parlato. Ha distribuito alcune massime sempre efficaci delle sue, come “Il tempo è il bene più prezioso che ci è dato, gratis, a tutti quanti”; e ha ricordato che lui crede nell’ideale del primato della cultura su politica ed economia. Secondo lui il sistema comunicativo ha la sindrome del gattopardo, perchè in fondo non cambia niente, le baruffe son sempre quelle. E ci ha mostrato una vignetta a tema di Altan:
Le pensa prima di comunicare?
– No, mai, perchè sennò perdo il filo.

Rose e vino per fare atmosfera Clima tranquillo nella saletta del Joyce Le stampe a tema preparate da Edi

L’economista Bruno Megna ha parlato di “Psicopatologia delle comunicazioni multimediali”. Ha letto i risultati di una ricerca condotta dall’Università di Udine sul condizionamento e sulle modifiche dei comportamenti umani. Oggi al telefono non si dice più “Pronto chi parla”, perchè la prima frase di chi risponde è mobile: “Dove sei?”. La vendita annua dei telefonini è arrivata a quota un miliardo e duecentocinquantamila pezzi al mondo, e raggiunge un soggetto di tipo “feeler”, ovvero che consuma prodotti sulla base delle sensazioni diverse che gli danno. L’Italia è il secondo paese al mondo dopo Hong Kong per presenza di cellulari, e da noi se ne trovano centodieci per ogni centinaio di abitanti.

Simonetta Colonna, che si occupa di comunicazione, ha espresso un concetto che mi è rimasto impresso: “La comodità è la prima droga sociale”. Sulla scia di questa idea ha continuato il professore di filosofia Favento, ricordando che nel Medioevo la forchetta era considerata oggetto di lussuria.
Il filosofo Emiliano Bazzanella ha citato la nascita dell’individualismo, e l’ipertrofia del soggetto, ereditata dagli inizi del Novecento. Con i nuovi mezzi di comunicazione però è emersa la “Comunitas”, il puro rapporto delle persone nello stare insieme, dell’essere tra di loro. Il “PURO CON”, insomma, quasi indifferenziante.

E per chiudere il resoconto cito ancora una frase di Edi.
“Un rivoluzionario è un mistico laico”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.