Coetanei di classe

La scorsa settimana ci sono stati due ritrovi con i compagni di classe, in occasione del rientro a sorpresa di Letizia dalla Spagna. La prima delle due volte, una serata in pizzeria, è stata buffa dal punto di vista dell’organizzazione, perchè c’è stato il lancio rapido dell’idea di un incontro, ma poi in quella giornata Letizia non poteva venire, e quindi ci siamo riuniti senza di lei. Poco male: è sempre bello avere un’occasione in più per vederci.
La seconda volta Letizia c’era, e ad un certo punto eravamo più donne che uomini (incredibile!), comunque poi si sono aggiunti anche Giolo ed Andrea, e così tra una volta e l’altra siamo riusciti a rivederci in molti.

L’atmosfera che c’è con i compagni di classe è per me come respirare aria fresca: essere assurdi come realmente si è, davanti a tutti gli altri, non è una cosa da nascondere, ma anzi è una sicurezza.
Vedere come si muove il gruppo negli anni è una misura della propria temperatura. Se qualcuno di loro non dorme alla mattina, rinnova casa o impara a tenere a bada i ragazzini piccoli, è come se ad essere entrata in quella fase fossi stata io. Ci muoviamo con dei paralleli profondi.

Ovviamente non occorre neanche dire che, a vedere certi faccioni durante la serata (tipo: Manuel che addenta la piadina con gesto di stizza nei confronti di Giolo che lo fa arrabbiare), scoppiamo improvvisamente tutti in una gran risata. Simultanei. Un solo segnale di pronti-via.

Ed ecco, naturalmente, la mia collezione di buone uscite:

“Io sono prensenzialista, non ho mai mancato ad un matrimonio”

“Io ho sempre la penna, sono un giornalista”

“Go comprà un’enciclopedia… mille euro… go fatto un affar”
“Cossa? Mille euro? Te me li davi a mi, me li giogavo, iero più contento!”

Manuel: “Alleno i muleti pici, quei nati nel 2002”
Noi: “Oddio! Del 2002! Quanto semo veci!!!”

“Go i operai che me pittura la facciata… La mattina i saluda, da fora la finestra, mio papà che dormi sul divano”

allenatori col cappuccio

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