Ho visto Topolò

Domenica scorsa, dopo anni che l’idea mi girava per la testa, sono riuscita ad andare a Topolò.
Alla mattina preparo tutto, studio la mappa, scelgo il percorso treno-bici, capisco che devo risalire buona parte del Natisone fino a Grimacco e poi andare a caccia di questo piccolo paese, sto per uscire, quando mi viene un ultimo dubbio: perchè sulle cartine non riesco a trovare Topolò?

Topolò sembra il luogo che non c’è. Su Google Earth la foto della sua zona è ricoperta da una nuvoletta. Intorno ci sono solo monti, e non capisco qual è la sua distanza dall’ultima tappa precedente. Finchè, ad un certo punto, lo trovo.
Per arrivare a Topolò, appena ci si stacca da Grimacco, bisogna improvvisamente arrampicarsi sui monti: c’è un ultimo strappetto in salita che ti porta in breve a fare trecento metri di dislivello.
Poichè il meteo chiama pioggia, decido di accantonare per una volta la bici. Incredibile ma vero, vado in auto.

Dopo un mese di ruote quadrate per fermo al parcheggio, la mia autina si può concedere una botta di vita: siamo in autostrada, 120 km all’ora. Dato che il mezzo lo permetteva, per l’occasione ho rapito Ambra. “Ho visto che nelle previsioni c’era pioggia – mi ha detto Ambra prima di partire – volevo sapere se ci avevi pensato”.
Certo che ci avevo pensato. Come da previsioni, quando arriviamo a Cividale si avvicina una colonna di nubi nere, e un fulmine bianco si lancia sulla terra. E’ il momento di fare una pausa al bar, ci fermiamo a bere sotto una tettoia: non è necessario guidare sotto i rovesci.

Quando ripartiamo c’è un sole che spacca le pietre, e verso le alture la strada è fumante: dai tornanti bagnati che portano a Topolò vediamo salire i vapori dell’acqua, che si scostano come spiritelli mentre facciamo vento col nostro passaggio.

inerpicandosi a Topolò orkestar in piazza grande il confine di fronte a Topolò Le more rosse
Margheritine ritrose Installazione artistica a Topolò Case di pietra a Topolò vigneti d'alpeggio
Ambra a Topolò Ambrasciata d'Olanda a Topolò Cartolina artistica Regalo di compleanno

Dopo un parcheggio ai margini del bosco, ci arrampichiamo per l’ultimo tratto a piedi. Attraversiamo il centro di Topolò, che la banda attacca a suonare. Sembra che abbia atteso esattamente il nostro arrivo.
Sul programma c’era scritto “concerto dell’Orchestra in piazza grande”, e il nostro primo impatto con Topolò è un improvviso cambio di misura. Più che in piazza grande, siamo in un cortile di casa, e la gente sulle panche è già pronta a cantare come in sagra.
Cerco la stazione dei treni che non c’è, e il mistero di Topolò improvvisamente si fa fitto. Non capiamo dove si svolgono le cose, e per cercare spazio ci buttiamo in bosco.

I sentieri attorno a Topolò sono poco battuti, è difficile vederli tra l’erba alta, però cominciamo a trovare i primi piccoli tesori. More selvatiche, piede nel fango da lavare nel torrente, castagne schiacciate e farfalle a coppie sui fiori di campo.

Quando rientriamo nel centro del paesetto, gli enigmi si cominciano a sciogliere.
Lo spazio espositivo “in una stanza del paese” si nasconde tra le mura di una stalla. La sala per la cine proiezione è all’aperto tra le mura delle case, ha uno schermo che è un riquadro in calce bianca. Quando vedo la targa dell’ambasciata d’Olanda su una casa capisco finalmente qual è il gioco.
E’ come un piccolo museo personale.
Lo spazio è ben conservato, ci potresti fare quello che vuoi. Un mini concerto, una mini mostra. La lettura di poesie nella notte.
Chiunque nel proprio garage potrebbe fare un Topolò.

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