Sabato scorso, come in un ritorno ai vecchi tempi, ho completato due disegni in un giorno solo.
La sera, prima di andare a dormire, sono andata a riguardarli, col tipico piacere di chi ricontrolla la creazione appena nata e ormai autonoma, come se fosse spuntata a sorpresa per conto suo.
La notte successiva, ho sognato di cercare di nuovo gli ultimi due disegni fatti, perchè li volevo mostrare a qualcuno. Poichè i sogni sono sempre imperfetti, i disegni che riuscivo a trovare erano sempre diversi, generati casualmente dalle fantasie oniriche: dalle carte varie spuntavano decine e decine di disegni, ma mai quelli che stavo cercando. Alla fine mi ritrovavo con un plico alto così di opere: la fissazione alla ricerca notturna aveva fatto moltiplicare infinitamente i lavori realizzati, e ovviamente non aveva appagato il desiderio di rivedere gli ultimi due.
Mi sono ricordata le parole di un vecchio amico che si occupa di grafica: “Quando ho appena completato un’opera, devo tenerla vicino al comodino anche quando dormo, per soddisfare un eventuale bisogno impellente di riguardare com’è venuta anche di notte”.
