Mini vacanza sul Sile – parte 4

Lunedì pomeriggio, la pedalata lungo il Sile continua.
In due giorni avrò fatto un totale di 80 chilometri.

Come in molte regioni del Nord Italia, i percorsi ciclabili sono ricchi e numerosi, immersi nei parchi e tra le risorse del territorio. Ma discontinui. I cento chilometri di seguito su ciclovia non si riescono a fare, tranne che in alcuni casi speciali.
Alla fine di un tratto ciclabile, c’è spesso bisogno di chiedere informazioni per capire dove ricominciare. Incontro il vecchietto contadino che pedala con grosse cesoie in mano. Mi dà indicazioni a memoria per decine di vie e di svolte. Ha gli occhi cerulei sopra lo zigomo spigoloso ed è più preciso di google earth… La sua casa è dietro la pista ciclabile, e queste sono le sue terre.
Incontro anche una coppia di pensionati, e pedalo a fianco a loro per un po’ approfittando delle loro storie. Mi spiegano che fanno cinque chilometri a piedi al giorno su quelle strade, vantando un totale di 2000 all’anno. Mi indicano i burci: grosse imbarcazoni fluviali da trasporto, che venivano trainate da corde attaccate ai buoi. Appaiono a sorpresa tra i canneti, affiorano in parte dall’acqua e tra il verde, uno spettacolo distopico. Queste lunghe barche di legno sono state affondate decenni prima in un periodo di proteste…

fiori a Treviso il classico Sile colori sulla strada alzaia fiori sul Sile
girasile i burci nascosti tra le foglie oro giallo specchio di Sile

A fine pomeriggio, arrivo a Quarto d’Altino. Nel mio immaginario, era un luogo importante, che la voce sul treno mi aveva citato per anni.
Invece trovo il luogo che non c’è. Non riesco a fare il biglietto: c’è solo la macchinetta automatica, e certo non distribuisce supplementi per la bici. Arriva il treno, e non riesco a caricare la bici sul vagone apposito: c’è, ma è chiuso; salgo come riesco. Vado a caccia del controllore per giustificarmi, ma sia testa che coda del treno sono chiuse al pubblico: con il controllore non parlerò mai. Farò mezzo viaggio in piedi presso la bici: non c’è posto a sedere.

Alla fine arriva una chiamata di Carla: voleva controllare che fossi tornata a casa sana e salva. Quasi che fosse anche lei un poco responsabile del territorio presso casa sua… Mi ha fatto piacere.

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