Adotta uno stagno

Da quando il tram è di nuovo in funzione, è facile fare dei giretti in bici sull’altopiano. Quando non piove, eh!
Molti possono essere i criteri di esplorazione: la mappatura delle strade bianche, il giro delle cave, i siti di sconfinamento su sentiero sterrato.
Di recente ho iniziato il giro dei laghetti carsici, detti anche stagni.
I tutori degli stagni li valorizzano e tengono persino corsi, destinati agli amanti della natura, su come proteggerne l’ecosistema.

Si comincia con Percedol: un classico, avvolto nell’ombra delle fronde, coi raggi di luce che entrano tra i rami come un mistero. Profumo di sambuco e canto di uccelli: il video qua sotto ne cattura alcuni gorgheggi.

percedol verde a percedol raggi a percedol boscoverde

Seconda tappa: lo stagno di Banne.
Piccolo come uno specchio magico, dal consolidamento di roccia storico, e sovrastato da nugoli di libellule azzurre e viola, splendenti come piccole macchine di acciaio, impossibili da fotografare per la loro rapidità. Talvolta alcune, giganti come elicotteri, volano a coppie così vicine che si sente un forte rumore di ali sbattute una sull’altra, appena scartano improvvisamente per cambiare direzione insieme.
Mi sono messa seduta sull’orlo dell’acqua per una mezz’ora buona, e solo dopo che l’occhio si è abituato alle forme naturali e ai loro micro movimenti, sono riuscita ad avvistare: il tritone punteggiato (un anfibio simpatico che sembra una grossa lucertula d’acqua, a parte la coda pinnata), la rana dalmatina, e il lievissimo idrometra che cammina sull’acqua: provate a individuarli nelle foto qua sotto in cui continuano a nascondersi…

stagno di banne tritoni rana comune ninfee a banne

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