Donne e lavoro, ma non solo

Cito ora un estratto da un libro che mi ha regalato Clara: “La voie cruelle”.
1939, l’autrice Ella Maillart, ginevrina, tra le maggiori scrittrici viaggiatrici del Novecento, parte per l’Afghanistan con un’amica antropologa al volante di una Ford.
A pagina 22 del suo diario di viaggio scrive:
“Benchè semplice, la nostra cena sotto la tenda fu internazionale. I maccheroni venivano da Trieste, il burro da Treviso, nelle cui vie strette e ombrose non avevamo visto una sola donna, come d’altronde nei caffè… La segregazione femminile in Italia sembrava essere altrettanto rigida di quella di Kabul”

La situazione in Italia oggi, pure se mimetizzata, non è molto diversa. Siamo maglia nera dell’UE per bassa occupazione femminile. Sull’origine culturale della segregazione di genere nelle professioni, specialmente quelle tecnico-scientifiche, avrei molto da dire (a questo link è possibile scaricare una analisi sull’argomento “women in technology”).

Talvolta mi viene la tentazione di emigrare, e quando ne parlo ai miei amici scopro che anche loro hanno già pensato la stessa cosa. Per fortuna ci sono Marjane Satrapi e FikaSicula che mi ricordano come, ad emigrare, le radici smezzate ti restano di traverso nel gargaroz…

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