Eccolo

dettaglio del mare stelle e spirali piccolo iceberg nuvole e archi

Dopo un periodo in cui avevo quattro-sei lavori di cucito aperti contemporaneamente (e ne volevo continuamente iniziare di nuovi, possibilmente subito), mi sono data una regolata e ho cominciato a trapuntare tutti i quilt che dovevano essere finiti.

Dovevo al più presto vedere come venivano i primi risultati, considerati come degli esercizi, per poter provare nuove forme di stoffa… testare altre idee… ma quali idee, esattamente?

Non mi era chiaro se preferire l’astratto, il figurativo, il vincolo delle striscie dritte facili da cucire, il formato micro, o medio, o grande.

Finchè non ho “visto” dove stava la chiave di lettura.

Era nello stesso posto dello studio sui sassetti e delle mostre fotografiche.

Al confine.
Al confine tra figurativo e astratto.

paesaggio artico

Se le foglie non sono verdi

Domenica mattina ho trapuntato a mano libera il mio secondo quilt, tracciando delle foglie d’albero sul mosaico di quadrati verdi.
Il filo verde però l’ho finito troppo presto: ed i negozi erano chiusi, non potevo ricomprarlo.
Allora ho proseguito con azzurro e giallo: va bene lo stesso, no?

è un frutto o un fiore? nuvole cicciotte chiudo gli occhi e le rivedo
ricamo a mano libera prove di trapunto a mano libera foglia-farfalla

Poi siamo andati a pranzo fuori con gli amici dell’asilo di Diego: Alessio, Viola e Alice con la sorellina Camilla.
La temperatura era ideale per giocare all’aperto, i rami ospitavano i primi germogli viola, sul prato spuntavano le margherite.
Sul tappeto elastico del parco giochi, i bimbi saltavano assieme e si rincorrevano in tondo.
La sera prima di dormire, Diego mi ha chiesto: quando arriva la primavera?

il mio secondo quilt

Progetto o improvvisazione?

Da quando ho iniziato a cucire, vestiti o patchwork, tempo e pazienza per le prove sono sempre stati pochi.
Spesso mi butto direttamente nel lavoro definitivo. Se faccio errori, me li tengo (o, se so come fare, li riparo).
A volte unisco striscie di colore di getto, per comporre un patchwork mezzo astratto e mezzo figurativo. Oppure comincio con un piccolo progetto sulla carta, appena abbozzato. Ma è solo quando il lavoro viene messo insieme e diventa di grandi dimensioni, che scopro il vero peso delle masse. Insomma, lo capisco quando l’ho finito.

Beh, è proprio dagli errori, che si impara, no?

Anche con il trapunto a mano libera è stato così.
Dopo settimane di attesa prima di entrare veramente in questa nuova tecnica, venerdì ho montato il nuovo piedino con la molla, quello ufficiale per ricamo e rammendo, e ho usato solo tre dei miei dieci quadrati di stoffa imbottita che avevo messo da parte per farci delle prove.
Siccome il terzo quadratino di prova cominciava ad essere buono… ho osato e mi sono trasferita su un lavoro definitivo.

La mia prima avventura di trapunto improvvisato si è riversata su un quilt abbastanza ampio (55×70 cm), che era stato preparato nel corso di diverse sessioni di cucito. Se lo rovinavo con l’ultima operazione, quel che era fatto era fatto. Ma in fondo, la composizione, per come mi stava venendo fino a quel momento, con sole righe dritte parallele e blande curve, era troppo moderata e tranquilla, insomma, noiosa…
Quindi, perchè non arricchirla subito con una cascata d’onde ricciolute e barocche?

quilt in lavoro difetti da "freno a mano" esercizi di trapunto a mano libera dalle curve ai riccioli

Devo dire che la mia idea iniziale di trapunto a mano libera era quella per cui, con il freno sul pedale, pian pianino guidavo la stoffa come una principiante della scuola guida, che si ferma ad ogni incrocio, e guarda tutte le volte se la strada è proprio libera e deserta.
Il problema è che, se si va troppo piano, il filo viene tirato, e si formano “raggi e ciglia” attorno alle curve del punto ricamato, insomma dei difetti, che sono proprio il segno della presenza del freno a mano.
Quindi, l’unica soluzione è proprio quella di pigiare sull’acceleratore… e sentire la macchina sferragliare con mille colpi del motore sull’ago… e lasciar scorrere le curve e le volute libere, non più inibite, così come vengono… insomma, bisogna tappare il naso e tuffarsi nell’acqua gelida…

Splassssh!
Ho cominciato a nuotare.

Chissà se queste nuvole spumose, che si accumulano nel cielo dorato del mio primo disegno di stoffa, rotoleranno giù dissolvendosi nel mare rosso del tramonto?

il mio primo quilt

Prati di stoffa

Ieri pomeriggio, di ritorno verso casa col bus, guardo fuori dal finestrino, e con la coda dell’occhio noto il negozio di macchine da cucire.
Decido al volo di scendere alla prima fermata.
Risalgo verso la vetrina illuminata.
Entro e chiedo: “Ci sono notizie sulla spedizione degli accessori che avevo ordinato a dicembre?”
Mi mostrano una scatola appena aperta, e annunciano: “Sono arrivati stamattina”.
“Che telepatia!”, rispondo io.
Giusto bene: avevo in coda tre patchwork già cuciti, che aspettavano di essere trapuntati!

La sera, a casa, monto sulla macchina da cucire il piedino a doppio trasporto.
Diego lo guarda attentamente: “Sembra che saltelli!”, mi dice, mentre trapunto le mie prime righe rosse.
Ha ragione: in inglese, il nome di questo piedino, è walking foot: piede che cammina.

Mi domando perchè il cucito mi crea dipendenza.
So che i lavori artigianali mi rilassano, ma in questo caso non si usano sempre le mani: qui sono i pattini, a trascinare in avanti la stoffa.
Poi mi ricordo che la mente è plastica, e che le macchine che usiamo possono diventare estensioni del nostro corpo.
Improvvisamente, gioco su un prato di tela colorata. Il mio piedino saltella: sto andando avanti “a gamba fasùl”.

inizio a trapuntare un po' di righe dritte terzo quilt quasi completo i riccioli del giorno