Eventi del centocinquantenario dell’Unità d’Italia: le Donne e la Politica

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Intervento di Bassa Poropat Pubblico

Martedì 5 aprile vado a vedere l’iniziativa organizzata dalla Consulta Femminile di Trieste, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia: il convegno “Le Donne e la Politica”.

Entro nel palazzo della Prefettura, vengo subito controllata all’ingresso: sì, ho l’invito, posso salire lo scalone.
Raggiungo il Salone di Rappresentanza. E’ visibilmente pieno. Le rappresentanti delle tredici Associazioni che formano la Consulta (ADEI, ADOS ITALIA, ANDE, AIDDA, CIF, CONVEGNI MARIA CRISTINA, FIDAPA Tergeste, FIDAPA Trieste, FUTURO DONNA, MDT, SOROPTIMIST, UDI “Il caffè delle donne”) occupano tutte le sedie e i divani di rosso velluto. Il sole del tramonto sta incendiando le colonne e gli archi, sotto cui anche i lampadari sontuosi aggiungono punti luce.

L’evento si apre con il saluto del Prefetto, che sottolinea l’importanza ed il valore dell’ associazionismo femminile, e dalla introduzione di Ester Pacor, presidente della Consulta femminile di Trieste. Pacor ricorda come le Associazioni della Consulta testimoniano il percorso che è stato compiuto nel nostro Paese (molte associazioni che vi fanno parte sono state fondate all’inizio del secolo scorso); una volta riunite nella Consulta, si sono adoperate pubblicando testi, organizzando corsi, ricerche e convegni, parlando agli amministratori ed ai politici, suggerendo formule per la piena parità.
La Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat ricorda il Bilancio di Genere appena presentato. Invita le donne ad essere maggiormente presenti nella politica.
Segue il saluto di Alessia Rosolen. “La politica si fa per passione. La mia esperienza è cominciata a quattordici anni. Vedo che, anche se passa il tempo, le donne in questo settore continuano ad essere poche. La insufficiente disponibilità di servizi di cura offerti dall’ente pubblico sicuramente è uno dei freni“.
Entrambe sono scettiche nei confronti del sistema delle quote. Il pubblico mormora, c’è chi non è d’accordo.

L’incontro è destinato ad ospitare le relazioni della prof. Franca Bimbi (che interviene sul tema: “La rappresentanza non è tutto”), sociologa dell’Università di Padova e Direttrice della Scuola di Dottorato in Scienze Sociali; e della prof. Teresa Tonchia, filosofa della politica all’Università di Trieste (che porta il contributo: “Rappresentanza e rappresentazione della diversità”).
E’ probabile che per le spettatrici, che hanno familiarità con le discussioni sulle tematiche di genere, i due contributi siano risultati inconsueti rispetto a quanto abituate a sentire.

La sociologa Bimbi provoca subito il pubblico: della sua esperienza in politica (“Sono stata fortunata, a cinquant’anni mi si è schiusa una porta“) dice che il Partito è l’ambiente meno democratico che abbia sperimentato. Elenca una serie di situazioni tipiche della condizione femminile, per cambiarne l’ottica. La tipica descrizione di queste situazioni, secondo la docente padovana, è una “retorica”, e deve essere superata dalla sua messa in discussione. Cita molti esempi. Come: il confronto tra le convenzioni del matrimonio per donne immigrate e donne italiane. Non ci si può fermare a lamentare il fatto che fenomeni di matrimonio combinato siano ancora resistenti. Infatti (la docente non si risparmia toni diretti) quando parliamo di femminicidio, quante volte questo avviene all’interno del matrimonio d’amore?
La sua conclusione è che, su questi argomenti, non è sufficiente avere un minimo comun denominatore trasversale alle appartenenze politiche; ma anzi, le voci delle donne devono farsi sentire dissonanti, originali, per animare e far evolvere il dibattito.

La filosofa Tonchia usa toni più rotondi. Parla dell’unione delle parti, che devono essere tutte rappresentate. “Se nella Natura ci sono i due sessi, anche nelle rappresentanze si devono vedere equamente entrambi“. Tra le rigorose della presa di distanza dai cosiddetti ruoli assegnati dalla natura, deve essere serpeggiato un brivido. Eppure il messaggio della seconda docente è più complesso: la rappresentanza è influenzata dalla rappresentazione, quella rappresentazione che vede la figura femminile bisognosa di tutela. Perchè la visione corrente separa la popolazione femminile come un differente gruppo sociale?
Tonchia opera attivamente nel settore: ammette di aver presentato un discorso di profilo teorico, ma la sua opera è nella pratica. All’Università, è componente del Comitato di prevenzione del Mobbing, del Comitato per le pari opportunità e del Comitato scientifico del corso Donne, Politica e Istituzioni.

L’evento si chiude, le convenute si godono ancora un attimo l’ufficialità del luogo che le ha ospitate. Anche io, prima di andare via, visito le sale adiacenti. Camera da letto, scrittoio antico, tutto perfettamente conservato. E’ questa la sede deputata ad ospitare il Presidente della Repubblica durante le sue visite. La vista sul mare che si può godere dalla terrazza è inondata di luce; ora il cielo è riempito dal rosa del tramonto.

foto di Laura Poretti Rizman

Intervento di Ester Pacor Le speaker

Interlocutori dell’imperfetto: otto giovani artisti espongono a Buttrio

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Claudia Cavallaro - Filamenti di Zooplancton Piedoni titoli Pallamirror Claudia Cavallaro - Biostrutture

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Ho notato il volantino della mostra Interlocutori dell’imperfetto tra i cataloghi della galleria LipanjePuntin.
L’occasione di visitare un sito per me nuovo, dedicato all’arte contemporanea, mi pareva golosa: quindi ho preso il treno per Buttrio, e sono andata a vedere di cosa si trattava.

Arrivo, esco dalla stazione, e trovo tra i primi cartelli quelli per la Villa di Toppo Florio, che ospita le iniziative del progetto SPAC FVG, Spazi Pubblici Arte Contemporanea.
Supero il cancello.
Inizio il giro.

Noto subito le opere di Claudia Cavallaro: colore, filamenti, biostrutture. Il suo lavoro è ispirato ai testi di divulgazione scientifica. Secondo le parole dell’artista, vengono ricreati dei “sistemi emergenti, che sono delle società costituite da molteplici individui (possono essere termiti, tartarughe, neuroni) che riescono ad autoregolamentarsi in assenza di leader. In questo caso, non sono tanto gli individui di una società, ma il tipo di organizzazione che li lega”, ad essere oggetto di studio e rappresentazione immaginifica.
Questo tema mi sembra presente in diversi punti della mostra. Ritrovo le forme elementari della natura anche nelle sculture di Ilaria Bortolussi. Facendo uso di tecniche diverse, è evidente che la scultrice si interessa non di elementi singoli, ma della loro interdipendenza. Forme, masse e contorni sono in relazione e dialogano tra loro, anche con i vuoti, anche con gli elementi più distanti.

Scendo al sotterraneo. Vedo sulla targhetta il nome di Serse. Basta questa indicazione, a farmi venire in mente lo stile astratto, e la tipica forma a coppia di cerchi, simbolo del lavoro dell’autore triestino. Che strano, non avevo mai visto una sua personale prima d’ora. Eppure, quando mi soffermo sui disegni fotografici a tutta grafite, li riconosco. Evidentemente, la comunicazione del suo segno è riuscita a passare anche in una memoria disattenta; è chiaro, il suo lavoro è indubbiamente tipico.

Cambio stanza. Lo spazio espositivo è piuttosto ampio.
Vengo colpita dai coni di sabbia di Carlo Bach. Un altro collaboratore degli spazi triestini: nel suo curriculum trovo lo spazio Juliet, la Illycaffè. La installazione delle sue opere effimere è fotografata, nei suoi passaggi, nel catalogo della mostra. Mi metto a curiosare sotto l’armadio, oggetto esposto. La sabbia accumulata al di sotto è parzialmente metallica, venata di lucido. Scopro solo nelle immagini del catalogo che, dentro l’armadio, di sabbia dovrebbe essercene ancora. Potrebbe uscire dalla serratura col tempo, potrebbe trasformare l’opera ancora.

Salgo al primo piano.
Trovo la serie di Michele Spanghero: “Exhibition Rooms”. Sono grandi foto, mostrano ritagli e porzioni di muro. Rivelano inaspettatamente crepe, irregolarità e variazioni nei bianchi. Sono gli angoli dei musei a cui non siamo soliti prestare attenzione. Parlano di movimenti delle stanze, mostrano lo spigolo imperfetto. Mi sembra questa una delle più centrate intuizioni della rassegna.

In diversi punti, tornano i lavori di Cristina Treppo. Mi sembra ossessiva, un po’ cupa, colpisce il naso col profumo della cera (fatta colare sugli oggetti). La sua opera è appesantita, finchè l’artista non cambia tono, e scompone con un soffio leggero i suoi frammenti. Come quando accende un ventilatore in una stanza piena di fogli. Come quando il vento entra da una finestra. Tutto si scombina, vola. Nella installazione “Archivio di realtà”, finalmente è alleggerito il peso dei sedimenti del tempo, quello con cui l’autrice aveva impolverato i suoi altri lavori.

La mostra è stata dedicata a otto artisti giovani operanti nella nostra regione, e ha dialogato con altri autori meno giovani. Hanno partecipato anche Matteo Attruia, Beppino De Cesco, Stefano Graziani e Alessandro Ruzzier.
La rassegna delle iniziative correlate è più fitta di quello che pensavo. Lo SPAC FVG organizza anche incontri tra gli artisti e il pubblico. La custode mi avvisa che il sito web sarà presto aggiornato con nuovi eventi.
Ci sono buoni spunti, che stimolano la mente. Varrà la pena di tener d’occhio ancora questo luogo del contemporaneo.

Serse - Fotographite SPAC - spazio per l'arte contemporanea
Spazio espositivo - Beppino de Cesco e il fotografo Claudia Cavallaro - Biostrutture Michele Spanghero - Ergo1 Cristina Treppo - Archivio di realtà
Claudia Cavallaro - biosistema alfa Michele Spanghero - Exhibition Rooms (Roma) Ilaria Bortolussi - Famiglia Ilaria Bortolussi - serie cotto (pouf Beba, poltrona Maba, tavolo Abo)
Ilaria Bortolussi - Ceramica e graniglia Claudia Cavallaro - Filamenti di Zooplancton

Provincia di Trieste: è tempo di bilanci…

Il seguente articolo è stato pubblicato su bora.la (e ammetto che la presentazione mi è piaciuta al punto che sono andata a farmi fare gli autografi sulla mia copia del bilancio…)

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Si è svolta martedì 29, alla Stazione Marittima, la presentazione del Bilancio di Mandato e del Bilancio di Genere della Giunta Provinciale, relativi al quinquennio di esercizio ora in completamento.
Sala Oceania quasi piena, breve ritardo della Presidente della Provincia intenta a rilasciare qualche intervista, passaggio di telecamere che puntano non solo gli obiettivi ma anche le luci un po’ accecanti sul pubblico (tra cui la scrivente che è voluta venire a sentire personalmente), e comincia la presentazione.
Quasi tre ore di interventi, assessore dopo assessore, ognuno intento a elencare e descrivere brevemente i rispettivi progetti, a rendicontare le spese e le ricadute sociali, mentre le pagine dei volumi messi a disposizione anche del pubblico scorrono sulla proiezione nello sfondo.
Il documento è anche scaricabile dal sito della Provincia.

Maria Teresa Bassa Poropat apre la discussione descrivendo le caratteristiche principali del territorio. “C’è una integrazione forte tra il comune di Trieste e i comuni limitrofi con le loro specificità, che non sono solo meta di ricreazione, ma piuttosto un luogo che ha delle straordinarie potenzialità di sviluppo turistico, economico, enogastronomico“.
E’ la prima volta che l’ente Provincia presenta un Bilancio di Mandato, definito una “operazione di trasparenza dovuta ai cittadini, in cui sono stati messi assieme tutti i progetti che la Provincia ha saputo realizzare, grazie ad una squadra competente, motivata e professionale, che ha contribuito ad una esperienza entusiasmante“.

Si avvicendano dunque Mariella De Francesco, Assessore alle Finanze e Bilancio; Mauro Tommasini (che interviene sulla Viabilità, citando le opere legate alle nuove direttive di flusso generate dall’ingresso della Slovenia nella UE) e Vittorio Zollia (che sottolinea i rinnovi effettuati annualmente sul parco autobus, riducendo la vetustà media dei mezzi a meno di quattro anni, la migliore in Italia e una delle prime in Europa anche per i benefici sulle emissioni in atmosfera). Si parla di raccolta differenziata (i picchi di eccellenza di S. Dorligo della Valle col 43% di raccolta, e di Muggia con oltre il 30%), di smaltimento amianto (dall’eccedenza di richieste seguite al primo bando si è arrivati al quarto bando che uscirà il prossimo aprile) e di fotovoltaico (elevata istanza di adesione dei richiedenti: dai 300 ipotizzati alle quasi 2000 richieste ancora in corso di evasione).

Però si sente che i temi caldi arrivano quando Adele Pino porta il pubblico a ripercorrere gli eventi degli ultimi anni, e il modo in cui sono stati affrontati dalle politiche del lavoro. Infatti nel corso del mandato si è fatto sentire il segno della crisi del 2008. E’ cresciuta l’utenza al centro per l’impiego, sono aumentate le aziende che si sono rivolte alla Provincia, e il monitoraggio effettuato sul territorio ha permesso di rilevare i risultati ottenuti dal servizio per l’impiego, evidenziandone punti di forza e debolezza che sono stati poi corretti in corso d’opera. L’assessore Pino afferma di presentare i numeri con un pizzico di orgoglio (mi dirà, in sede di intervista personale, che sono stati fatti miracoli rispetto alle limitate risorse disponibili). “Abbiamo trattato lavoratori over 45 con problemi di reinserimento, provenienti dai settori in crisi; donne; giovani. Abbiamo dato sostegno al reddito di cassintegrati con lavori socialmente utili o lavori di pubblica utilità; dopo le work experience e con l’uso di altri strumenti il 50% dei lavoratori provenuti dai settori di crisi è stato reinserito, totalizzando medie di reinserimento di 1300 lavoratori all’anno.”
Marina Guglielmi, per le Politiche Sociali, ricorda il Welfare per sostenere le famiglie: i due bandi Ater, le borse lavoro per disoccupati, il microcredito, il tutoraggio alle famiglie in crisi di spesa, le borse della spesa collegate al progetto di recupero degli invenduti (che ha visto la collaborazione di Coop Nordest, Caritas, S. Martino al Campo, mense e associazioni) evidenziato come progetto a bassissimo costo che offre un ritorno amplificato.
E ancora Pino, incrociando Politiche Attive del Lavoro con Politiche educative. “Abbiamo affrontato delle sfide: rendere autonomi gli under 30, con le azioni per l’imprenditoria giovanile. Ci siamo occupati di orientamento, dando ai giovani strumenti di lettura del mercato del lavoro, sezionato per fasce di età, in modo da evidenziare i profili professionali che offrono maggiori opportunità. Queste azioni vanno fatte con costanza e regolarità, perchè il mercato del lavoro è in costante evoluzione: dobbiamo dare le informazioni con tempestività a chi cerca di inserirsi. E’ stata trattata l’influenza degli stereotipi nelle scelte di studio e di lavoro: nelle nostre pubblicazioni emerge quanti stereotipi siano presenti per genitori e studenti, e quanta poca consapevolezza ci sia della presenza di questi stereotipi! Abbiamo reso disponibile il confronto con le informazioni sull’occupazione e sulle prospettive reali delle varie forme di impiego, influenzando i percorsi di specializzazione con un potenziamento della formazione tecnica e scientifica, introducendo percorsi in informatica e telecomunicazione al Volta, grafica al Fabiani, chimica e biotecnologie al Deledda (che prima non c’erano): siamo quindi riusciti a spostare gli studenti verso scelte con ricadute occupazionali più coerenti con le richieste del territorio. Questo ha compensato i tagli subiti dalle scuole canalizzandone specificità e competenze.”

Walter Godina presenta lo sblocco di fondi che erano fermi dal 2003 al 2006, e quindi i totali di 15 mila euro investiti sul territorio, uniti ad altri 13 mila euro in partnership nei progetti con attrazione di fondi europei per le politiche transfrontaliere; la restituzione di aree per ulivicultura e viticultura, il rifacimento del costone da sotto Contovello a Miramare, l’investimento con locali cooperative agricole per la reintroduzione della pastorizia.

Bassa Poropat torna sulla sua delega per la Cultura. Cita la valorizzazione dei tanti e qualificati soggetti che appartengono al territorio: teatri di Trieste e dei comuni limitrofi uniti nel progetto Teatri a teatro; la restituzione alla città del comprensorio di S. Giovanni che era da tempo abbandonato; l’analogo recupero dell’ex campo profughi di Padriciano, 58.000 kmq prima in degrado e ora in via di attivazione per servizi e sperimentazione; il MINIMU rivolto alle scuole; la Casa del Cinema vista in un’ottica di distretto culturale con ricadute economiche. Si vede che la Presidente ha una lettura personale del territorio, come di una realtà articolata e stimolante, che viene valorizzata con erogazione di contributi e formazione di progetti congiunti, volti a integrare diversità e pluralità.

E sembra che siamo a buon punto, quando arriva l’intervento dai toni quasi coloriti dell’Assessore Visioli, secondo cui ci sono “luoghi di eccellenza e a rischio disequilibrio, da non assassinare con le operazioni di valorizzazione turistica indiscriminate.” E cita le azioni su nicchie del turismo ecologico: “Facciamo valorizzazione e, contemporaneamente, garantiamo una fruizione conservativa. Carsiana, riserva marina di Miramare (soggetta a disavventure per le strette di bilancio nazionale), Grotta Gigante simulata in 3D per i disabili (che ha anche una valenza scientifica, perchè permette il monitoraggio nel tempo della modifica delle concrezioni); promuoviamo una coscienza ecologica facendo tesoro dell’esperienza delle Cinque Terre: il visitatore entra in un ambiente, non in una bolla museale. La cementificazione non può essere intensiva, perchè il territorio è limitato. Le campagne sociali funzionano: l’interesse degli utenti supera l’offerta.”

Torna Marina Gugliemi con i progetti sugli anziani: Argento vivo, mobilità e partecipazione ad eventi di socializzazione; collaborazione con numerosi enti non solo del sociale, ma anche dello sportivo e culturale, Prefettura, Circolo Ufficiali, volontari che hanno aderito al protocollo. Abitare possibile, disabili anche in condizione di gravità che possono abitare in casa propria e godere di autonomia.
Torna Mauro Tommasini sull’edilizia scolastica, citando i 26 milioni di investimento in corso per ristrutturazione di istituti superiori.
Torna Visioli per i giovani, con il progetto Overnight, che ha “coinvolto i giovani in una riflessione sul gusto del rischio e gli stili di comportamento, lavorando in strettissima collaborazione col dipartimento delle dipendenze. La Polizia Stradale ha segnato un deciso calo degli incidenti. Gli autobus Overnight accompagnano con educatori, psicologi, presidio medico, favorendo centinaia di incontri spontanei. Prevenzione e crescita della salute sono incisive perchè non effettuate a pioggia, ma nel momento in cui i giovani vivono la vicinanza al rischio. Una esperienza innovativa da usare come modello“.

E si arriva con parecchio ritardo al tema di chiusura, quello del Bilancio di Genere, che verrà riproposto anche in una presentazione dedicata, all’Università.
Anche il Bilancio di Genere è alla sua prima edizione, in Provincia.
E’ stato riletto il lavoro di una amministrazione pubblica in termini di genere, valutandone le ricadute sulle politiche femminili, e comunque degli uomini e delle donne.
Il piano delle azioni positive ha coinvolto un ricco mondo di associazioni femminili già fortemente presente sul territorio, come quelle riunite dalla Casa Internazionale delle Donne, progetto Donna Attiva, telelavoro, progetto Dione, premio Primavera di donne…
“Il bilancio di genere è un processo, una scelta, è un oggetto di politica economica. E’ stato messo in pratica il gender mainstreaming“.

E’ difficile resistere fino al completamento delle presentazioni, ma resto fino all’ultimo, rubo i commenti che si scambiano gli addetti ai lavori.
Gli assessori rompono le righe, si preparano alcuni ad andare a cena assieme, altri declinano, tornano a casa.
L’Assessore al Bilancio, una donna energica dai capelli grigi, dà di gomito alla collega. Non è consueto sentire queste parole nella politica, eppure il commento sembra genuino: “Si è visto, il nostro entusiasmo? Noi ci abbiamo veramente creduto, queste cose le abbiamo fatte per passione. Altrimenti non saremmo qui. Saremmo in pensione…”

bilancio provincia

Collio goriziano, moria di anfibi nelle acque del Preval

Il seguente articolo è stato pubblicato su bora.la (e ha ricevuto diversi commenti dagli erpetologi, esperti di rettili & anfibi, che hanno offerto molti spunti e chiarimenti)

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Il Collio goriziano è stato recentemente oggetto di promozione turistica, per la neo inaugurata rete ciclabile già citata su Bora.la.
Domenica pomeriggio, cartina alla mano, sono andata in bici sul Collio a esplorare i nuovi percorsi. Partenza dalla stazione di Cormons, inoltro sui percorsi messi a nuovo presso La Subida, e passaggio attraverso la Piana del Preval.

Le vie e i percorsi sono stati riassestati con la ghiaia, i dissuasori di legno, le piazzole di sosta e le panchine che intendono essere “di design”. La Piana del Preval era una zona paludosa fino agli anni Quaranta del secolo scorso. La trasformazione in campi coltivati è stata parte delle bonifiche volute nel Ventennio. Oggi, in rappresentanza della ex zona umida, sono rimasti soltanto alcuni invasi d’acqua, in parte nascosti e non accessibili, e che presso Mossa sono stati usati come riserva di pesca.

Le indicazioni della pista ciclabile dissuasori di legno sulla pista ciclabile
Vista su uno dei laghetti maggiori Vista sul Collio sopra la PIana del Preval

Sbircio tra i canneti dei laghetti maggiori, scorgo grandi uccelli bianchi che si radunano sull’acqua. Mi fermo a visitare le vasche minori a metà strada tra il Torrente Versa e il Torrente Oblino, mi siedo a bordo stagno, accompagnata dal fruscio del vento. In questo stesso punto, l’anno scorso, avevo apprezzato una festa di api che passavano di fiore in fiore; quegli stessi cespugli, ora, li ho trovati secchi.
Tra le canne alla mia destra adocchio una coppia di grossi rospi, zampe maculate, occhi fissi verso di me. Un po’ troppo fissi, per essere intenti a mimetizzarsi. Mi alzo cercando di non far rumore, ma la cautela è superflua. Ormai son già col bastoncino in mano che cerco di stuzzicarli, e ho la conferma che sono stecchiti. Incollati uno sull’altro.
Con un po’ di disgusto noto che, quasi nel punto esatto in cui ero seduta, c’è un altro rospo secco, e a quel punto la curiosità mi apre gli occhi, e realizzo come tutto l’orlo dello specchio d’acqua sia diventato un cimitero di rospi. Esemplari da quindici centimetri l’uno, zampe incluse, ne conto una dozzina solo nel primo metro.
Cosa strana, spesso li vedo a coppie, aderenti come se si volessero compattare in formazione.
Questo aspetto mi fa venire il sospetto che la moria sia arrivata in tempi molto brevi. Avvelenamento? Attacco improvviso di un agente patogeno? Oppure si tratta di un evento che in questa stagione può essere naturale?

Un biologo o un tossicologo che volesse studiare il fenomeno, troverebbe gli esemplari ancora in uno stato di conservazione sufficientemente buono. Potrebbe analizzarne i tessuti, campionare l’acqua dello stagno, chiedere la rimozione dei rifiuti osservabili a pochi metri di distanza, oppure intervistare i viticoltori sull’ultima data di applicazione di fitofarmaci (posso pensare che una pioggia li abbia fatti concentrare negli invasi d’acqua oltre i livelli tollerati dagli anfibi?). Oppure potrebbe visitare le riserve di pesca dei “Laghetti rossi” di Capriva, andando a caccia di esemplari estranei alla catena alimentare locale, nell’ipotesi di effetti invasivi.

Le zone umide della nostra regione sono monitorate, tra gli altri, dai Tutori degli stagni. Tecnici e volontari seguono lo stato di salute dei luoghi ad alta presenza di specie locali, occupandosi di recupero ambientale, risanamento, ripristino e mantenimento di stagni naturali e artificiali, diffusione dell’informazione e sensibilizzazione dei cittadini sulle pratiche di tutela e valorizzazione delle zone umide.
Chi volesse approfondire il fenomeno qui segnalato, può farlo visitando il punto di osservazione indicato nella foto di seguito: stagno piccolo, il terzo dei quattro, zona Russiz di Sopra.

rana del Preval laghetti del preval Effetto discarica Ma chi mai lascia rifiuti in queste zone così belle?

8 marzo, le premiate al Concorso Internazionale di Scrittura Femminile

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Si è svolta lo scorso 8 marzo, in una Sala del Consiglio Comunale di Trieste piena e assordata dai suoni del carnevale che giungevano da Piazza Unità, la premiazione del 7° Concorso Internazionale di Scrittura Femminile Città di Trieste.
Nel 100° anniversario della Giornata mondiale della donna, il tema assegnato per il Concorso è stato “Racconti di pace e di guerra”.
Ormai da sette anni in occasione dell’8 marzo il Concorso stimola una riflessione sul mondo femminile, mondo femminile che, secondo il comitato organizzatore, “pur attraversando momenti non facili di sostanza e di immagine, costituisce un’importante voce dell’attuale letteratura mondiale. Sono molte le donne che svelano, con i loro racconti, i momenti critici di questa epoca di grande evoluzione.”

La Consulta femminile di Trieste con questo Concorso vuole fare della città di Trieste il luogo prestigioso dello scrivere femminile: Trieste è una città letteraria che deve molto alle donne, e può premiare libri editi (invitando così la presenza di grandi madrine) ma anche aiutare talenti, favorendo le potenzialità non ancora riconosciute.

I premi sono stati accompagnati dalla lettura di un brano dall’attrice Nikla Panizon. Un applauso particolamente lungo e caloroso è stato rivolto all’opera di Bousso Thioune Benussi, 20 anni, studentessa di Lingue Straniere, premiata per il suo lavoro “Io e te, Trieste”. Maria Teresa Bassa Poropat ha spiegato così la motivazione del premio assegnatole per la categoria “Rapporti tra generazioni”:

“Che cosa può significare nel mondo contemporaneo il rapporto tra generazioni? Che senso può acquistare per una città come Trieste e per un territorio da sempre luogo di passaggio e di transito, il dialogo tra persone? La risposta diviene naturalmente complessa intrecciando il tema di un confronto segnato dall’età e dalle esperienze con quello articolato e costruito sul legame con luoghi, consuetudini e amicizie.
Così in questo racconto dove l’autrice parla naturalmente d’internazionalità e restituisce, tra le righe di uno stile schietto, sia la dolcezza di un rapporto con la terra dei propri avi evocato dai dialoghi con la madre, sia il più sanguigno affetto per la città che sente veramente sua, Trieste, e che ai suoi occhi non può che apparire bellissima e difficile da lasciare. E’ questa, se vogliamo, la ricchezza degli immigrati di seconda generazione, il cui sentire è maturato e cresciuto nella terra dove risiedono, studiano e coltivano le amicizie, al punto che è proprio da questi luoghi che hanno timore di partire, come accade alla giovane chiamata a raccontare in queste pagine il suo distacco.
Attorno a questo articolarsi di nessi, analogie tra l’Africa e l’Europa, tra figli e genitori, tra passato e futuro, si stringono, con una trama colorata, i rapporti tra generazioni, quei rapporti che costruiscono con costanza il dialogo per un futuro dove le differenze possono essere la vera ricchezza.
”

Primo premio:
“L’ombra a Mezzogiorno”, di Luisella Pacco

Premio Provincia di Trieste:
“Io e te, Trieste” di Bousso Thioune Benussi

Premio “Il Piccolo”:
“Il fondale dell’Universo” di Roberta Dubac

Premio COOP:
“La gabbia” di Gianna Franzolini

Premio RAI3 – Redazione FVG:
“Tra le righe” di Erica Bogaro

Premio Pen Club:
“Faith ha detto no” di Tiziana Perna

Premio Associazione Giuseppe Mocavero”:
“Sguardi” di Nicoletta Buonapace

Premio Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste
“Io no” di Tina Caramanico

Premio Associazione Giuliani nel Mondo
“Il rotolo di Ravansbruck” di Elena Blancato

I racconti pervenuti sono stati valutati dalla Giuria composta da Cristina Benussi, presidente della Giuria, Patrizia Andolfatto, Maria Teresa Bassa Poropat, Arianna Boria, Gioia Meloni e Ester Pacor.
La Consulta Femminile di Trieste, che contribuisce all’evento con finanziamenti e opera di volontariato, ha ricevuto la medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, assegnata alla Presidente Ester Pacor.

consulta femminile fvg

Se non ora, quando? Piazza Unità piena per la dignità delle donne

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La manifestazione “Se non ora, quando?”, svoltasi domenica 13 febbraio in centinaia di città italiane, è nata sul web.
Il sito senonoraquando13febbraio2011 ne elenca motivazioni e simboli.

Trieste ha risposto con una piazza Unità d’Italia insolitamente piena, e il fatto che la manifestazione sia stata prevalentemente spontanea è stato visibile dalle caratteristiche del corteo.

Diverse associazioni femminili hanno preso parte al corteo, ma alcune ne hanno anche preso le distanze; e per la maggior parte dei partecipanti si sono visti singoli cittadini; soprattutto donne, ma anche i loro compagni e mariti, le famiglie, i bimbi.

Tra le assenze, quella dell’UDI, che a livello nazionale ha preso la seguente posizione: “A titolo personale, ognuna è libera di partecipare; è opportuno però ribadire che l’UDI non può essere chiamata a schierarsi, a portare donne a una manifestazione che non rientra nella sua politica. Noi non abbiamo mai sottovalutato l’importanza di esporci nelle piazze, nelle quali ci siamo misurate in diverse situazioni: raccolta firme, Staffetta, in ultimo, il contrasto agli stereotipi con la Campagna Immagini Amiche. Ma non possiamo rinunciare alla nostra identità per rappresentare un confuso genere femminile, indignato e anonimo. La manifestazione in questione è infatti promossa in varie città come una manifestazione di donne non meglio definita.”

Tra le presenze, con i propri simboli e striscioni, quella delle realtà consolidate della Casa internazionale delle donne, e del Coordinamento donne Trieste. Seguite da molte persone che avevano creato il proprio cartellone colorato, il proprio messaggio personale. Il tricolore fatto di mutande, l’invito a spegnere la tv, la mimosa in mano.

Il vademecum della mobilitazione è stato nel complesso rispettato: non ci sono stati simboli politici o sindacali, a parte qualche adesivo o spilletta per la coda dell’occhio. Non era previsto alcun segno di riconoscimento (oggetti, fiocchi, sciarpe, colori..) oltre al logo della manifestazione creato da Maddalena Fragnito. Per cui gli ombrelli alti aperti, le sciarpe collegate a far striscione, sono risultate sì, prevalentemente rosa, rosse, bianche, nere… ma comunque casuali.

Alla testa del corteo, con in mano lo slogan principale, “Se non ora quando“, si sono presentate la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, la parlamentare Tamara Blazina, insieme a donne notoriamente attive nella città. E molte giovani, giovanissime.

Il fatto che la manifestazione sia stata prevalentemente spontanea, effettivamente chiamata dal pensiero serpeggiante del web più che da strutture centralizzate, è risultato visibile dall’andamento che il movimento di piazza ha avuto nel corso della mattinata.
Dopo l’appuntamento delle ore 11 nel cuore della Piazza Unità d’Italia, che ha potuto sorprendere i visitatori della domenica con la presenza di migliaia di persone accalcate in una piazza praticamente piena, si è coagulato un primo corteo, che si è incamminato verso il Canale, intasando via Cassa di Risparmio, e poi bloccando per breve tempo il traffico delle Rive, giusto il tempo dell’attraversamento fino allo spazio pedonale. Un secondo corteo, più lento e che quindi si è ritrovato sganciato, ha compiuto un percorso più breve, megafono alla mano, fino a Piazza della Borsa, per poi rientrare e ritrovarsi con l’altro segmento in Piazza Unità.

Comunque, i temi resi visibili dall’iniziativa sono risulati prevalentemente due: il “Berlusconi dimettiti” (declinato in molti modi, per lo più ironici, tipo: “zio Mubarak si è dimesso, papi Berlusconi fai lo stesso“) e quello della dignità delle donne calpestata dall’immagine corrente. “La dignità delle donne è la dignità dell’Italia“, “Donne sull’orlo di un crisi di disgusto“, “Donne non in vendita“, con in mano il saggio di Lorella Zanardo, “Il corpo delle donne“.

Questa, in sintesi, l’immagine che la piazza Triestina ha esposto, con una partecipazione prevalentemente allegra, pacifica, bambine al seguito (“Anche lei c’è stata, alla sua prima manifestazione!“, ha detto la mamma di una bambina di un anno).
Sicuramente, una partecipazione numerosa. Secondo il servizio d’ordine, che ha scortato il tratto nel traffico con le auto della polizia, l’argomento ha portato in piazza più persone del solito.

Per quanto generico il messaggio di partenza, che verrà poi declinato da interpretatori dei media anche nazionali in molti modi (non necessariamente corrispondenti al pensiero di chi ci è stato), l’opinione di chi scrive è che la risposta triestina all’idea di lancio è stata rappresentata dal seguente simbolo.
In uno dei cuori pulsanti dell’evento, alla testa del rumoroso gruppo di percussioni della sezione femminile della Banda Berimbau, le BerimBabe, non c’era il solito fischietto del vispo capobanda di sempre, ma una ragazza, schemi del ritmo nella mano alzata. “Ora suoniamo il tre; ora il quattro…“, incitava, facendo segnare il passo a tutto il seguito. Una donna si è sostituita al leader che siamo abituati a vedere da sempre: ci ha messo la propria faccia, alla guida.

poropat e blazina alla testa del corteo La dignità delle donne è la dignità dell'Italia
Le BerimBabe nel cuore della manifestazione Lo striscione della Casa Internazionale delle Donne La mimosa in mano alle bimbe Gli slogano ufficiali
testa del corteo in via Cassa di Rispamio

Videointervista a Lillo e Greg, “Intrappolati nella commedia”

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Venerdì scorso siamo andati a vedere la prima dello spettacolo in scena in questi giorni al teatro Orazio Bobbio, “Intrappolati nella commedia“. E abbiamo trovato un Lillo e un Greg in ottima forma, accompagnati da brillanti attori e attrici, tra cui la collega che in radio li affianca col personaggio di Deborah Jessichi, Chiara Sani.

Quando siamo entrati nel teatro già Cristallo, abbiamo trovato il pubblico delle grandi occasioni. Sala piena, signore che si lamentano perchè è la quinta volta che si alzano per far accomodare gli ultimi spettatori da pigiare nei pochi posti vuoti residui.
All’apertura della scena, vediamo Lillo e Greg che si offrono a vicenda un caffè e che, dotati di una torcia da puntare in platea, testano le reazioni in sala con le prime gag. Buona risposta dal pubblico: si sente che è già pronto ad apprezzare le battute d’inizio.
Durante lo spettacolo, arrivano parecchie risate, e non mancano gli applausi a scena aperta. Per la squadra degli attori, si può dire che non ci sia di che lamentarsi. Il pubblico triestino è attento alle offerte dei teatri, ed è anche preparato: i riferimenti ai leit-motiv della loro trasmissione radiofonica “610” vengono colti con attenzione, come la solo apparentemente casuale esclamazione di Lillo “e ‘sticazzi”, che richiama alla mente dei fan il popolare personaggio Grande Capo Estiqaatsi.

Lo spettacolo narra le disavventure di due attori che si ritrovano intrappolati all’interno di una commedia che non è la loro, che in teoria non dovrebbe essere messa in scena perchè fuori orario, e dalla quale non si può fuggire, dal momento che le porte risultano cieche o orientate su labirinti che fanno tornare al luogo di partenza. Una situazione come questa è l’ideale per sviluppare tutte le espressioni del nonsense di cui Lillo e Greg sono maestri. Nel dividersi lo spazio da protagonisti, che affrontano entrambi la perdita di senso del reale, li vediamo opporre splendidamente le due reazioni tipiche: è meglio adattarsi (più o meno volontariamente) al nuovo assurdo, o cercare di mantenere il proprio centro e continuare a richiamarsi alla ragione?
Non è una operazione da solisti, quella di Lillo e Greg. Gli altri personaggi in scena mutano continuamente d’accento e d’abito. I generi brillanti si alternano. Musical, parodia del quiz televisivo, horror demenziale. Forse c’era materiale per anche più di uno spettacolo. Ma si sa che i nostri autori sono parecchio prolifici. La loro trasmissione radiofonica “610” va in onda tutti i giorni dal 2004, e viene distribuita in un podcast che è il più scaricato della RAI. Chi conosce i temi del nonsense sviluppati in “610”, sa come l’iterazione minimalista sia parte consueta e abbondante della loro arte.
Va notato infine come nello spettacolo ci sia la capacità di fare il verso alle torture della televisione, pur mantenendosi indipendenti rispetto ad essa. Lillo e Greg, una volta “intrappolati”, temono di essere finiti dentro un incubo; e nel capacitarsi dell’incubo ci deliziano con spiegazioni più o meno fantasiose. Tra queste non manca l’ipotesi dell’essere finiti vittima di un perverso programma televisivo. Ma tale ipotesi non è mai del tutto consolatoria.

Il pubblico in sala al teatro Orazio Bobbio Il saluto degli attori e delle attrici

Il giorno successivo, insieme a Davide, abbiamo realizzato una videointervista presso gli spazi de “La Contrada“.
Lillo e Greg ci raccontano come è nata l’opera “Intrappolati nello spettacolo”. Ci spiegano quanto è grande lo spazio del nonsense in Italia e chi lo occupa. Abbiamo scoperto a chi si ispirano, e come sviluppano le loro composizioni. Infine, grazie alla loro visita a Trieste, è emerso che anche qui c’è una enciclopedia De Gambrinis, con due lemmi che riguardano Lillo e Greg…
Buona visione!

Lillo e Greg from davethewave on Vimeo.

Abitare, da donne, la città di Trieste

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Questo giovedì 23 settembre, presso l’Hotel Duchi d’Aosta, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del quaderno di testimonianze “Abitare, da donne, la città”.
Si tratta del risultato di un ciclo di incontri svoltisi al Caffè San Marco, e documentati in ventisette riassunti, che intendono lasciare traccia di un pensiero collettivo e di un’Agorà, che continuerà ad essere convocata ogni anno, in primavera, per mettere al centro della discussione le problematiche più urgenti per le donne.
“Un quaderno che rappresenta bellezze, disagi, libertà, idee. Corre ed entra tra ciascuna delle cittadine di questa città”, ci ha detto Ester Pacor al momento dell’introduzione.

"Abitare, da donne, la città"

Durante la presentazione, le autrici hanno ripercorso i tipici temi caldi delle questioni tra i generi: ripartizione del lavoro, immagine del corpo delle donne nei media oggi, messaggi non neutri trasportati dalla struttura della nostra lingua, esigenza di fare rete.

Ma due temi sono emersi più netti di altri.

Il primo, è stato il dubbio che sul problema della parità uomo donna si siano fatti di recente dei passi indietro. Le posizioni su questo argomento si sono rivelate non univoche.
Le donne com maggiore esperienza ci tenevano a ricordare i passi importanti fatti nel corso degli ultimi decenni, e il senso di “percorso in avanti” guadagnato dai diritti civili e dalla autonomia femminile.
Invece le partecipanti che erano state coinvolte più di recente in problematiche concrete (come la riduzione in pochi anni del numero di donne nelle istituzioni della regione, la più marcata assenza delle stesse nelle rappresentanze locali per l’industria e il privato, o le modifiche in discussione nella legge elettorale che vorrebbero annullare il sistema delle quote ove presente), segnalavano una più forte sofferenza da senso di regressione.

Il secondo argomento, è stato l’invito alla ricontestualizzazione del discorso delle donne, proposto dalla Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, che ha portato il saluto di chiusura.
La Presidente ha affermato: “Bisogna fare un passo in più rispetto ai temi del femminile già noti e che purtroppo, anche se ancora aperti, faticano ad avere presa. Le donne attive e presenti nei discorsi come quello di oggi, dovrebbero portare le loro esigenze direttamente agli interlocutori istituzionali, ai segretari di partito, e farsi sentire con gli strumenti ufficiali. Prediamo ad esempio i prossimi appuntamenti elettorali. I gruppi di donne e le loro associazioni del territorio dovrebbero riunirsi tra loro, e proporre un programma tecnico di punti specifici da chiedere ai candidati alle elezioni. Trasversalmente, a tutti i colori politici. E, da questi candidati, esigere una proposta concreta e operativa sulle modalità con cui affronterebbero queste esigenze, e far sì che poi diventi un punto del loro programma. E quando dico esigenze tecniche, intendo dire mirate sulle competenze specifiche dei vari enti. Ad esempio: trasporti, raccolta differenziata. Le statistiche sui trasporti, qui, non sono condotte distinguendo utenti maschili e femminili. Gli asili nido sono competenza della Regione. Cultura: qual è lo sbigliettamento collegato al pubblico femminile? Per ciascuno di questi temi, segnalare eventuali dati che esprimono un bilancio di genere.”

Le autrici che, oltre a me, hanno fissato nel “Quaderno” le loro idee del contare e dell’esserci nel futuro di Trieste, sono: Marianna Accerboni, Silvia Altran, Maria Teresa Bassa Poropat, Silva Bon, Luciana Boschin, Antonella Caroli, Lea Castellano, Tiziana Cimolino, Eva Ciuk, Clara Comelli, Luisa Fazzini, Carla Guidoni, Mariastella Malafronte, Monika Milic, Carla Carloni Mocavero, Sabrina Morena, Anna Maria Mozzi, Gabriella Musetti, Daniela Perazzo Mainenti, Annamaria Percavassi, Anna Piccioni, Melita Richter Malabotta, Bruna Tam, Gigetta Tamaro Semerani, Lorena Uxa, Gabriella Vaglieri e Marisa Zoppolato.

intervento Presidente Provincia

Pelo di farfalla e mignolo bagnato

Domenica scorsa, faccio tappa al lago di Cornino.
Era tempo che volevo vederlo, da quando ne avevo letto l’articolo su Bora.la.

Prendo il treno per Gemona la mattina presto, pedalo tra Trasaghis e Peonis sulle tracce del ciclista Bottecchia, e vedo il colore blu del laghetto accendersi a lato della strada, sotto il monte.
La discesa a lago dal lato nord è percorribile con la bici.
Mi apposto a bordo costa, appollaiata su una roccia emersa dove c’è posto a malapena per me. Ho tutto il giorno davanti. Faccio compagnia al lago per un po’.

Sulla superficie verde-blu girano lente alcune foglie, convergono gruppi di avannotti, scattano i gerridi e scorrono le nuvole specchiate.
Mi metto a salvare insetti alati caduti in acqua, offrendo foglie-zattere al loro quasi inutile sgambettamento.
L’ape, una volta raggiunta la pietra col mio aiuto, ci mette parecchio a lisciarsi via dal pelo le gocce, raccolte insieme a una mini pozza di polline.
Recupero anche la mosca smeraldina, che dopo il tipico gesto di sfregamento delle zampe, testa le ali una alla volta, fa vibrar via l’umido, e se ne va.
Vedo pure una farfalla in acqua, che sbatte le ali come un rullo di tamburo, generando onde concentriche a tratti. Viene salvata dal mio piedone che, raggiungendola da sotto l’acqua in sù, la riporta nel mondo emerso. Riprende fiato per un bel po’ e, quando si sente pronta, vola via.

lo specchio di Cornino sasso da appostamnto ancora il lago salviamo le farfalle bagnate
pelo di farfalla umido il Tagliamento dall'Osservatorio bici e scarpe sul Tagliamento occhio al livello delle onde

La mia sessione minimalista sul lago viene interrotta dall’uscita di una grossa biscia che, da sotto l’acqua e tra i sassi immersi, sbuca a periscopio per ben due volte, troppo vicina per i miei gusti.
La signora alla guida del centro visite ascolta attenta la mia descrizione. “Hai avvistato una biscia del tipo <<natrice tessellata>>, ne sono certa. Terrore dei pescatori, si divora tutti i pesci piccoli quando sono ancora avannotti”. Entusiasta della notizia, mi sommerge di depliant su tutte le riserve naturali della Regione. Che ovviamente mapperò palmo a palmo con la bici.

Il pezzo forte del giro è la mia consueta visita al letto del Tagliamento. C’è una buona discesa a fiume proprio dal lato opposto del lago di Cornino.
Il suono d’acqua che scorre, continuo, forte, vicino all’orecchio posato sui sassi, cancella tutto il resto.
Prendo sole fino a scottarmi.
“Il re dei fiumi “, dice il pannello sul Tagliamento. “L’unico che è rimasto ancora nel suo alveo naturale“.
Gli altri fiumi europei lo invidiano. Quasi tutti, ormai, scorrono in un letto artificiale.

il Tagliamento dal ponte per Trasaghis il letto tra i monti

Dado cuoco

L’altro giorno, su bora.la, è uscita la ricetta della rollata con fragole e panna.
Detto, fatto: avevamo già le fragole a casa, Dado si è messo a prepararla.
Se l’impasto per la rollata viene troppo alto, è difficile arrotolarlo, però si può sempre provare ad ammorbidirlo con un panno umido.
Solo che stavolta Dado non si è fidato, non voleva romperlo.
Ne è venuto fuori un dolce dritto, alto, a più strati.
Troppo buono. Mi son fatta subito il bis e il tris.
Ora vado a mangiarne ancora un po’…

Dado fragole e panna mescolare le fragole con la panna Il ripieno della rollata La rollata questa volta è dritta...
Torta pronta da mangiare!