Domenica sul pedale, sull’altopiano.
Prima tappa allo stagno di Banne.
Farfalle bianche e ninfee bianche, cielo un po’ cupo che brontola e che parla coi corvi.
Seconda tappa al laghetto di Percedol.
Tanto verde, rigoglioso, scosso dal vento frusciante.
In tutti e due i posti, c’era una libellula molto curiosa. Che girava intorno a me, insistente, ali battenti.
Come se fosse stata la stessa tutte e due le volte, e avesse chiesto un passaggio alla bici…
Sì, anche lo stagno di Percedol è un luogo della quiete. E forse, anche più degli altri.
Gli alberi ti avvolgono con una fine pioggia di foglie.
Un tronco caduto, grande, aspetta al centro della piazza di terra scura.
A sdraiarcisi sopra, e a puntare in alto, capita proprio un riquadro di cielo sopra il naso, e le nuvole lo attraversano di corsa. Tutto il resto, sono chiome che scuotono le dita.
Che fortuna, questo luogo è vicino.













