E’ notte, e sogno che è già domenica.
Anche se sto sognando, mi ricordo che è il momento di andare a votare per i referendum.
Entro nella cabina, e mi accorgo che mi è stata data solo una scheda su quattro. Mi domando se posso uscire a chiedere le altre… ci provo, mi va bene, ricevo le altre.
Mi va bene per modo di dire: ho ricevuto un mix di pacchetti di carta di vari colori: alcune sono le schede per votare, altre sono buste per il tè… Devo aprirle una per una per scoprire quali scartare. Una volta intasata la mensola a mia disposizione con filtrini pieni di erbe e schede effettive, noto che, nel mucchio, alcune schede mi sono state date doppie. Torno fuori e restituisco quelle in eccesso. Rientro nella cabina, e mentre il sogno scorre, dico a me stessa: “onesta! non hai approfittato delle schede in più per favorire il quorum!“.
Mah.
Mi metto finalmente a segnare le schede con la mia preferenza. La tendina che chiude la cabina, però, comincia a cadere. Creco di sistemarla: l’astina che porta la tenda si è rotta, tento di ripararla lì per lì, con stecche di paglia, chiodini fissati alla bell’e meglio… penso che ci vorrebbe Luisa, lei sì che è esperta di tende…
Quando mi sembra che la tendina sia a posto, scopro che dentro la cabina è entrata un’altra signora. “Aspetti che finisco, è ancora il mio turno!”, le dico. Ma lei mi risponde chiamandomi per nome, mi attacca un bottone incredibile, a proposito del fatto che io le avrei scritto delle lettere che però erano destinate alla persona sbagliata… La spingo fuori: “Se lei resta qui mentre io voto, ho paura che il mio voto venga annullato, esca!“.
Sono finalmente di nuovo sola nella mia cabina. La tendina ormai è mezza distrutta, tutti mi potrebbero vedere, ma cerco di concentrarmi e finire.
Sento voci dalla cabina vicina. C’è una persona anziana che non riesce a leggere il testo della scheda scritto troppo in piccolo, e tenta di farsi aiutare da un giovane che le legga tutto il romanzo.
Apro la scheda: in effetti il testo è tutto una giungla. Pieno di foto e di settori a diverso significato, sembra una paginetta di una rivista post-moderna, anzi, un paginone, e c’è persino la pubblicità. E mi domando. “Ma chi si è permesso di metterci la pubblicità pure qua!“.
Comunque, quello è il meno. I riquadretti con il SI e con il NO non si trovano. Sono persi in mezzo a un mare di simboli grafici. Ad un certo punto, li trovo: ma ce n’è più di due. Sono tre! E poi dentro il riquadro, c’è l’inchiostro della stampa che fa lo spazio tutto nero. Anzi, è grigio, dello stesso grigio della matita copiativa. E i piccoli Si e i piccoli NO gli stanno tutto intorno. E mi domando chi si è inventato questi simboli grafici che è faticosissimo interpretare!
Provo a fare una bella “X” molto grande sul riquadro che mi interessa: dentro il grigio la matita non si vede, ma sugli angoli calco per bene le gambette di una “X” gigante… Forse ce l’ho fatta… però mi accorgo che anche tutti gli altri riquadri sono stati già segnati! Ci sono già tre “X”! Mi hanno dato una scheda nulla!
Esco dalla cabina mezza sconsolata, ma faccio ancora un tentativo. Provo a spiegare alla commissione scrutatrice che mi è stata data una scheda già nulla in partenza, forse loro non mi crederanno e penseranno che l’ho annullata io… però mi faccio coraggio: se sono stati loro a fare l’errore, in fondo, avvisandoli, posso aiutarli!
E il sogno continua con l’incubo del tentativo di discussione con gli scrutatori, che si passano la “patata bollente” dell’argomento l’un l’altro, mentre io in un angolino della mente dico a me stessa che forse avrei fatto meglio ad inserire la scheda nell’urna lo stesso: in fondo, anche se nulla, almeno un aiutino al quorum lo avrebbe dato…
E sulle immagini degli scrutatori (che guardano di nascosto sotto il tavolo il mio foglio gigante per controllare se è nullo veramente…), finalmente mi sveglio.
Guardo l’orologio.
Manca un’ora alla sveglia….
Uffa!
Ma ti pare.
Ci mancava solo questo.
Un inconscio per il quale votare in modo efficace sembra più difficile che superare l’esame di maturità…