la lettura dei giornali esteri porta sempre buoni spunti. Il Guardian è uno dei miei preferiti.
Qui sotto traduco alcuni passi da un articolo del Guardian che mi ha colpito: “La scienza dell’empatia”, di Simon Baron-Cohen, autore del saggio “Zero empatia: una nuova teoria della crudeltà umana”
Durante i miei studi di psicologia, alcuni esempi delle malvagità che l’essere umano poteva infliggere al prossimo raggiungevano livelli che tavolta rimanevano inspiegati. E come scienziato, non potevo accettare l’assenza di spiegazione.
In qualità di scienziato, ho voluto cercar di capire i fattori che portano alcune persone a trattare gli altri come se fossero oggetti. Ho provato a sostituire il termine “malvagità” con il termine “erosione dell’empatia”.
L’erosione dell’empatia si può verificare a causa di emozioni corrosive, come risentimento amaro, desiderio di vendetta, odio cieco, desiderio di proteggere. In teoria queste emozioni sono transitorie, e l’erosione dell’empatia può essere reversibile. Ma la mancanza di empatia può anche essere il risultato di caratteristiche psicologiche permanenti.
Atti definitivamente non empatici sono collocati sulla coda estrema di una curva a campana, curva su cui si distribuisce tutta la popolazione del pianeta. Ciascuno di noi si colloca in un punto da qualche parte di questa curva, sulla base di quanta empatia possiede. Avere un livello zero di empatia significa non avere consapevolezza dell’esito delle proprie azioni verso gli altri, di come interagire con gli altri, di come anticipare le loro emozioni o reazioni. Questa condizione lascia la persona con un’immagine mistificata del perchè le relazioni non funzionano, e crea un radicato egocentrismo. I pensieri e le emozioni degli altri sono semplicemente fuori portata di radar. Si rimane dell’idea che il proprio pensiero sia corretto al 100%, e si giudicano gli altri, che non supportano lo stesso pensiero, stupidi o sulla strada sbagliata. Si rimane chiusi in una bolla, non semplicemente dimentichi di sensazioni e pensieri altrui, ma persino del fatto che altri punti di vista possano esistere.
L’empatia è una risorsa di grande valore per il mondo intero. Se si tiene in considerazione questo, è sorprendente come tale capacità non compaia nei curriculum di studio, in politica, negli affari. Gli educatori si concentrano su alfabetizzazione e matematica, e spesso ignorano l’empatia. Si pone troppo poco sforzo nel suo sviluppo. I nostri politici non la menzionano nemmeno, nonostante il fatto che ne abbiano bisogno più degli altri. Le neuroscienze si sono interessate all’empatia solo di recente.
(nota di Paola: in Svezia esistono percorsi di insegnamento delle capacità sociali ed empatiche a partire già dall’età un anno in su).
Un problema immerso nell’empatia diventa risolvibile.
L’empatia, per definizione, non può opprimere nessuno.