Recensione film: Qualunquemente…

Cetto La Qualunque mi ha colpito.
Secondo me il film è fatto in modo meno banale di quello che sembra.
Il personaggio pazzesco impersonato da Antonio Albanese ha dei difetti che ben conosciamo, che sono resi iperbolici, insopportabilmente comici, e nonostante questo, c’è qualcosa nel personaggio che ce lo fa piacere.

E’ qui il problema.
Guardiamo un Cetto volgare, disonesto, corrotto, ma soprattutto fiero di essere tutto questo e molto di peggio.
Eppure troviamo anche un equilibrio in questo.

Secondo me Cetto ci piace perchè è assertivo.
La sua ipervolgarità è sfumata al punto giusto, fino a raggiungere un equilibrio.
L’equilibrio di chi sente di essere all’interno di una struttura culturale legittima.
Tra le vicende del film, ci sono diversi piccoli dettagli che non si notano all’inizio, ma a ripensarli si vede che hanno senso coerente.
Una struttura culturale è tanto più sentita come legittima se è coerente.

Ma non finisce qui.
La cosa che adoro di più del film è che il sistema “Cetto” ha un limite finito.
Ci sono anche altri sistemi, in giro (e ora non sto qui a svelare chi ne è portatore).
E queste alternative contendono a Cetto la palma per il “peggio”…