Carta o digitale?

Diego ha appena imparato a fare “disegni digitali” (sul nuovo tablet di Davide), in cui il bello secondo lui è che “il colore non finisce mai”.
Questo non gli impedisce di creare continuamente (non smette di certo per questo, ora che ha preso l’abbrivio) i disegni sulla carta con i pennarelli classici, anche se i colori che lui usa più spesso si consumano presto, mentre Diego preferisce avere in mano pennarelli “che funzionano alla grande”.

diego e papa' si abbracciano mentre mamma a casa cucina la cena

Nel frattempo, io ho appena finito di leggere un libro che parla della storia della carta, fino all’avvento del digitale, che non per questo fa smettere completamente di leggere libri cartacei.
All’autore, Mark Kurlanski, riesce particolarmente bene l’escursus della storia della produzione della carta e degli analoghi supporti nei vari paesi del mondo, Egitto – paesi arabi – Spagna – Olanda – Messico – Giappone – Stati Uniti e così via. Tanto per chiarire: in Cina, la carta veniva prodotta già nel 200 avanti cristo, mentre in Italia ben più tardi Dante ancora scriveva su pergamena (la pergamena è coesistita a lungo insieme alla carta). E comunque la risma di fogli nuovi per i disegni di Diego che ho comprato sabato, prodotti da Fabriano, proviene dalla prima grande fabbrica italiana che produce carta fin dal 1200.
Questo saggio, l’ho letto in originale in inglese, col titolo “Paper – paging through history”, perchè l’ho adocchiato in una libreria dell’aeroporto di Stoccolma, anche se altre volte i lavori in lingua originale li ordino in formato e-book, per leggerli subito su kindle senza aspettarne l’importazione.
Quindi si conferma: carta e digitale continuano a coesistere, anche per me.