Da quando ho letto, qualche settimana fa, il saggio di Amintav Gosh, La grande cecità, il cambiamento climatico e l’impensabile, è difficile per me guardarmi intorno e non ricordare suoi ragionamenti.
Anche se il titolo ammetteva subito di trattare un argomento impegnativo, l’ho preso perchè ho visto, tra le pagine sfogliate, che sapeva analizzare lucidamente la nostra cultura, con una scrittura molto lieve e scorrevole.
Gosh è un autore di narrativa, quindi il suo quesito di partenza è: perchè i romanzi non sanno parlare di riscaldamento globale?
Da qui, ripercorre la storia del romanzo.
E se fossero altre, le forme narrative adatte?
La nostra cultura individualista non ha molti luoghi per parlare di quello che è più grande e soverchiante, non solo della persona, ma anche dei popoli e dei loro destini.
Forse lo fanno il mito, la religione, il perturbante.
A me piace, tra le immagini che Gosh propone, quella della Terra impersonata.
Lo sguardo della tigre che incrocia il tuo.