Qualche settimana fa, nel fare il bucato, ho messo in lavatrice tra le varie cose anche il burattino di panno di Diego, quello a forma di pagliaccio, nasone rosso e maglietta verde.
Diego lo adora, è uno dei suoi pupazzi preferiti, infatti quando lo animiamo scoppia a ridere, e gli rosicchia sempre il naso!
Quando lo ha visto in ammollo oltre l’oblò, ha cominciato a chiamarlo preoccupato: “P’etto, p’etto!“, con voce tutta tremolante…
Io ho cercato di spiegargli che il pagliaccetto faceva il bagno, ma in effetti a vedere la faccina di stoffa schiacciata che girava piuttosto veloce, capivo che la mia spiegazione non era tanto convincente.
Quindi ho aggiunto: “Quando finisce la lavatrice, lo prendiamo“.
Allora Diego ha confermato: “Sì!“.
Nelle due ore successive, appena Diego si ricordava del suo amichetto in centrifuga, ripetevo la stessa formula come un mantra: “Quando finisce la lavatrice, lo prendiamo“, e riuscivo a farlo tornare tranquillo: “Sì!“.
Ieri pomeriggio, nel mio viaggio di ritorno, all’aeroporto di Monaco ho preso un altro burattino; questa volta, il personaggio è un cuoco.
Ho girato a lungo nel negozio di giocattoli prima di decidermi. Ha una bella sezione di giochi di legno per bimbi di un anno, ma per l’età di Diego sono superati.
Ogni volta che torno in quel negozio, vedo il segno del tempo: devo cercare sempre in un reparto diverso!