Il piccolo mimo

Diego ha cominciato a raccontare delle storielle. Episodi minimi, appena accaduti, da celebrare.
Ad esempio l’altro ieri ha visto nonna Luisa sparire in bagno, si è appoggiato alla porta chiusa per chiedere di lei, e appena Luisa ha riaperto, Diego è stato colto di sorpresa dal mancato appoggio e ha traballato vistosamente… Ma è riuscito a restare in piedi.
I nonni sono andati via poco dopo, ma Diego è rimasto un po’ scosso.
Allora l’ho accompagnato di nuovo vicino ad una porta, per fargli provare di nuovo la sensazione, quella della porta che si muove, che non può essere un appoggio.
A quel punto lui ha cominciato a ripeterci la storia… per almeno dieci volte di seguito. Voleva esprimerci le sue emozioni, e così ci metteva le esclamazioni. Allungava la manina, diceva “po-ta”, e poi “oh!”, con un’aria da spavento. Mano, “po-ta”, “oh!”, che grande spavento. A ciclo continuo. Il suo “oh” era direttamente tratto dal dipinto della faccia lunga del famoso Munch, una vera espressione caricaturale. Perché le storie, per Diego, in mancanza di parole… si interpretano.

One thought on “Il piccolo mimo”

  1. io mi sono meravigliata l’altro giorno, quando mi ha mostrato la scatola che conteneva il foglio per scrivere, mi ah fatto vedere dove c’era il foglio la penna e poi e andato a far mettere l’acqua per chivi chiivi……

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