Soluzioni note e problemi meno noti

Ho appena finito di leggere un libro di quelli della serie adocchiata all’aeroporto di Stoccolma: “Algorithms to live by” di Christian e Griffith, che in italiano si tradurrebbe con: gli algoritmi utili nella vita di tutti i giorni.
Si tratta di un saggio che raccoglie numerosi esempi di problemi risolti per l’informatica, ma che si potrebbero applicare alle decisioni che prendiamo giornalmente.
Le idee buone e preziose come un tesoro non mancano, e gli autori sono arguti ed entusiasti: riuscirebbero di sicuro a far innamorare dell’informatica qualcuno che debba ancora scegliere che studi intraprendere!

Insomma, gli algoritmi sono modi di risolvere un problema, già messi a punto e confrontati con altri approcci più o meno buoni. A volte i metodi presentati si posso spendere per le scelte personali, come nell’esempio sui modi per mettere in ordine i libri.
Altre volte si devono gestire problemi non risolvibili, quelli che neanche con tempi di calcolo infiniti si riescono a risolvere: i problemi “intrattabili”. Questa situazione capita più spesso del previsto. Ad esempio, capita agli economisti, per cui: “se il tuo computer non sa trovare una strategia equilibrata, allora non lo sanno neanche i mercati”.
Infine vengono trattate questioni di interesse sociale: è il momento delle riflessioni sulla teoria dei giochi.
Le regole del gioco fanno sì che certe strategie siano evidentemente più convenienti: diventano strategie dominanti. Ma come sono queste strategie? Favoriscono il mascheramento della verità, il bluff? O la convergenza su dati veri e comportamenti corretti?
Se non possiamo cambiare le regole del gioco, magari possiamo scegliere a quale gioco giocare.

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