Qualche giorno fa ero a Padova stazione, con il treno del ritorno in ritardo di oltre un’ora, e il libro da viaggio sul punto di finire.
Allora mi sono messa a girare per una libreria segnata da una linea editoriale che non mi piaceva, e come conferma sembrava che tutti i libri che sfogliavo fossero terribili.
Con un po’ di pazienza e tanti piccoli assaggi, ne ho trovato uno che mi incuriosiva, sembrava un po’ troppo il racconto di un gruppetto di carriere vincenti, ma almeno era scritto con brio.
E invece, poi, l’ho apprezzato.
Free, di Stephen Witt, storia del periodo in cui la musica ha cominciato ad essere disponibile liberamente sul web, dapprima con copie illegali e poi con collezioni d’archivio estese all’infinito, si è rivelato un libro scritto con lo stile del giornalismo investigativo.
In fondo, il destino dell’industria discografica, stravolta dal cambio del modi di distribuzione offerti dall’accessibilità delle tecnologie digitali, è una storia che può essere confrontata anche a quella di altri settori.
Mi è piaciuta in particolare la sintesi di questo fenomeno espressa da una citazione del blog di analisi finanziaria di Izabella Kaminkas:
“I tassi di interesse negativi sono funzione della abbondanza globale (offerta dagli sviluppi tecnologici), e sono una tendenza che non può essere fermata neanche dalla più forte banca centrale – a meno che la società non faccia dei passi indietro (come molti ricconi vorrebbero). Al giorno d’oggi, per mantenere i tassi di interesse positivi, dovremmo sottrarre quasi ogni bene del pianeta dalle persone che ne avrebbero bisogno, per fare sì che continui ad avere un alto valore di mercato. La tattica della scarsità artificiale che è stata usata negli anni per ottenere questo risultato, è sempre più difficile da realizzare, a causa della liberazione dalla legge della domanda e dell’offerta operata dalle nuove tecnologie che permettono accessi illimitati ai beni di consumo. Questo fa emergere forme economiche diverse, collaborative, che possono ignorare i tassi di redditività.”