Probabilmente è già da tempo che Diego ha imparato il significato di molte parole che ascolta, però ora ci sono situazioni che lo rendono più evidente. Ad esempio: sullo schienale del divano c’è la sua “libreria”, cioè l’insieme dei libri di stoffa, gomma, cartonati, che gli leggiamo da tempo. Ora che Diego sa stare bene in piedi, da sopra il divano se li prende da solo e te li porge. Allora io gli dico: “vuoi che leggiamo questo libro? Siediti, allora, che te lo leggo”. E lui si mette seduto. Tranquillo, aspetta di sentire il racconto. E poi si alza e ne prende un altro per passare alla prossima storia.
Il suo vocabolario, poi, sta diventando un po’ più ampio. Dal momento che le palline sono uno dei suoi giochi preferiti (quando è in giardinetto, cerca di fiondarsi anche su quelle degli altri bambini), si può dire che ha imparato a dire palla. In realtà il suono sembra più qualcosa come “pajja”, però è ben chiaro che vuole dire quello: appena ne vede una, esclama “pajja” con grande entusiasmo!
Come tutti i bimbi, sente molti esempi di versi degli animali, che noi (e sicuramente anche altri) gli ripetiamo, davanti ad ogni figura e pupazzetto di gomma e animale vero che vediamo. Eppure, tra tutti questi, c’è una chiara preferenza: per il cane! Che viene invocato con un sonoro “bauu”, suono che permette a Diego di esercitarsi con i vocalizzi. Ecco allora che lo sentiamo ripetere: “bauu, baooo, baooo…”. La cosa buffa è che certi suoi pupazzetti di gomma, quelli da ammollo nella vasca da bagno per intenderci, si assomigliano anche un po’ tra loro, e così va a finire che anche alcuni animali esotici, quelli di cui nemmeno noi sapremmo il verso, vengono animati con il “baooooo!”