Un paio di tappe allo stagno

L’altra settimana ero andata allo stagno di Villa Giulia del tutto predisposta ad un momento di relax.
Nella quiete, adocchiavo i girini, ascoltavo il picchio, sentivo partire qualche canto dei rospi ululoni.
E’ difficile vedere qual è l’ululone che sta cantando, quello che tra i tanti ha cominciato a gonfiare la gola gialla: bisogna trovarli tra le erbe, dietro i sassi, scrutare la superficie d’acqua quasi immobile e apparentemente identica nel tempo, cercando la piccola increspatura creata dalla testolina di rospo che si muove a ritmo.
Poi gli ululoni si intimidiscono appena scatta qualche rumore più forte, smettono, e bisogna stare di nuovo immobili per un po’ prima che li si senta ripartire col loro verso, echeggiato da un angolo all’altro dello stagno, mentre ancora non si era riusciti a scovare qual era quello canterino, tra i vari occhietti sbucanti a pelo d’acqua.

Solo che questa volta non sono riuscita a fare la solita rilassante ricerca, quella con l’occhio che scorre e vaga un po’ a caso tra foglie e riflessi.
Perchè un movimento sinuoso ha inchiodato la mia attenzione. Mi ha ipnotizzata. Ha catturato la mia messa a fuoco.
Una biscia d’acqua.
Grossa, segmentata di nero, è uscita dal bordo opposto al punto dov’ero seduta io, e ha comiciato a curiosare sopra i sassi e tra le erbe, e a percorrere, con la linea curva della propria lunghezza, tutto il confine da quel sasso di uscita al fondo più remoto dello stagno allungato.
Gli ululoni continuavano a chiamarmi, ma io li ignoravo bellamente.
Con l’idea che una biscia dal lato lontano era una cosa pacifica eppur calamitante, non ho staccato l’obiettivo dalla sua rotta per un bel po’.

occhio alla biscia biscia dal collare biscia dal collare
cucù! foglie acquatiche il tritone e il rospo

E così mi sono fatta una scorta di immagini fotografiche, sufficiente a confrontarla con quella del pannello identificativo posto sul vialetto d’ingresso.
Una “V” nera sotto l’occhio da rettile.
Degli ovali gialli su tutto il manto, circondati da chiazze scure negli spazi rimanenti…
L’aspetto coincideva perfettamente.
Definizione fondamentale: “innocua”.
La biscia dal collare, “natrix natrix“, poteva restare tranquillamente a casa propria, anche se non lontana da me che le facevo visita.

Perfetto.

Così, una settimana dopo, quando sono tornata allo stagno con Dado, non ci siamo scomposti alla vista della stessa biscia anche sul pelo d’acqua (nuotava galleggiando a forma di “esse” che era una meraviglia), e a centro stagno, e dall’altro lato, e subito dietro… ben quattro di seguito, ne abbiamo identificate, senza paura.
Anzi, ci siamo pure potuti divertire quando i passanti successivi, che si avvicinavano allo stagno, alzavano ben la voce con i loro “aaaah”, alla vista della bestia sinuosa che gli faceva “bù!”
E noi, ormai esperti, potevamo vantare le spiegazioni necessarie, e tranqullizzarli uno dopo l’altro in successione.

davidaola allo stagno

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