Periodo di transizione

Prima di tutto faccio il vuoto.
Nella mia storia non c’è nulla di ovvio, e posso anche mettermi a lungo nella posizione per cui non succederà nulla per un po’.
Poi resto ad ascoltare quello che succede fuori.

Le prime cose che sento diventano subito delle curiosità.
Una selezione degli stereotipi secondo i quali vengo interrogata: un paio di questi diventano ricorrenti, ma talvolta qualcuno mi sorprende avvicinandomi con pensieri poetici.

E poi ipotizzo il silenzio, dentro.
Questo in effetti rimane vero per la maggior parte delle ore: sono la stessa di sempre, verifico la mia mobilità a lungo raggio (sì, c’è), verifico la rapidità nel riconoscere le situazioni nuove (sì, funziona): ok, nessun cambio di indentità mi è richiesto per forza.

Naturalmente, dal silenzio emerge qualche suono.
Tutti i giorni.
Diventa vero soprattutto nella condivisione.
Se ascoltassi le novità solo io, forse non avrebbero tutto questo senso.
Il significato condiviso con Dado arriva, direi, da prima dell’inizio.
Quello che sente lui, sento io.
Dado come mio orecchio.
Eccolo.

2 pensieri riguardo “Periodo di transizione”

  1. Grazie Andrea!
    Quando ci vediamo, che ora che siete tornati, ci raccontate gli altri dettagli del vostro viaggio, così ci aggiorniamo un po’?
    A presto!
    Paola

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