Un salto in Oriente

Domenica mattina, il cielo è muffo.
Dado è a Reggio Emilia con la squadra, io guardo un po’ quel che c’è al pc.
Punto al programma del Far East Film Festival: ci sono un paio di film che possono andar bene, ok.
Il meteo di Udine è così così? Fa niente, controllo la strada fino al cinema, prendo l’ombrello.
Il treno è tra poco? Preparo veloce lo zaino, panino-arancio-mela per il pranzo, ordino on-line un libro che si scarica sul kindle in un minuto, e scatto verso la stazione.

Con i soliti minuti giusti che conosco a perfezione, conquisto la macchinetta del biglietto automatico, clicco su “compra anche ritorno”, timbro uno dei due biglietti, quello giusto, arrivo al binario, alzo la testa e…
Il mio treno non c’è.
Sciopero dei treni.
Tutti cancellati.
Anche quelli prima, quelli dopo.
Naaa…

Torno indietro.
Il mio biglietto timbrato non serve a nulla. Non è il caso di tentare di prendere uno dei treni che forse partirà: e poi chi mi dà la certezza del ritorno?
Un piano perfetto che sembra saltato.

Ma forse no.

Chiamo Francesca.
“Pronto Cilla?”
“Ronf!”
“Ciao, buongiorno, ti ho svegliata?”
“Sì, ma non c’è problema, dimmi pure”.

Le propongo di venire a Udine con me in auto. Se ci si dà il cambio alla guida, la prospettiva è passabile.
Nonostante il preavviso zero, accetta. Perfetto!
Nel mentre che finisce di svegliarsi preparo un panino aggiuntivo per lei, glielo porto a casa e la accompagno all’auto.
Pronte e si va, tanto all’andata guido io.

E così, nonostante la strada lunga, il tempo scorre chiacchierando.
Un paio di giri in tondo all’arrivo (ma la cartina del centro è sotto mano), troviamo parcheggio giusto dietro il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il cielo romba e brontola, e siamo dentro prima che succeda dell’altro.
Franci non conosceva il FEFF, scopre con sua sorpresa che per vedere i film servono le cuffie con la traduzione, la proiezione è in lingua originale con qualche sottotitolo, comunque la grande sala di poltrone rosse ci elettrizza.

l'ingresso del FEFF

Cilla e Palla al FEFF il regista presenta il suo film al FEFF

Il primo film viene presentato dal regista Taiwanese in persona. La storia romantica è davvero deliziosa, ci emozioniamo un sacco. Ci affezioniamo ai compagni di classe un po’ timidi e imbranati, presi nel consueto tema della dichiarazione che non arriva mai e della ragazza che non si ha il coraggio di conquistare davvero.
Caldi applausi sui titoli di coda.
Il secondo film, poliziesco, è un po’ difficile da seguire, ci guardiamo dubbiose a momenti. Storia della cospirazione di un “governo ombra” coreano, inseguito dall’intuito di giornalisti d’inchiesta, che hanno quasi la tentazione di agire come servizi segreti.
Sembra strano vederli provare a indovinare una password per tentativi (a “forza bruta” su tutte le combinazioni di tasti), eppure l’ambientazione è un po’ “passata”, coi floppy disc e con gli inseguimenti a piedi sulle scale, nei campi di calcio tra i ragazzini, e con qualche gioco di numeri da indovinare sulle banconote da 100.
“Un film in stile americano”, mi dice Francesca.
Abbiamo dato il massimo dei voti solo al primo.

Montagne blu su fondo giallo, nella strada del ritorno.
Ad attenderci, il materasso per la nanna.
E le visioni della notte.

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