Coping with minority status – 2

Il concetto di “ruolo sociale” come prescrizione per il comportamento degli individui, è centrale per l’interazione nei suoi aspetti simbolici.
Gli individui, quali attori sociali, imparano che la società mette a disposizione un certo numero di “ruoli” che possono essere occupati, come una partita di calcio contiene un certo numero di giocatori nella squadra che sta in campo. Al di fuori di queste posizioni definite, non risulta evidente una possibilità di agire in modo coerente: o si è un attore della società in uno di questi ruoli, o non si è un individuo che fa parte della società.
Inoltre gli individui non sono liberi di “abitare” qualunque ruolo: devono negoziarne l’occupazione con la società in cui vivono.
le teorie che spiegano come nascono le “etichette”, assumono questa negoziazione come una attività non ad armi pari. Il potere nella negoziazione tipicamente sta dalla parte di chi ha la condizione di vantaggio e più elevato status nella società in senso più ampio. E in effetti sono costoro a poter assegnare ruoli (o “etichette”) agli altri, privi di status e di potere. Possono anche assegnare l’etichetta di “deviante”, e non renderne disponibile nessun’altra alternativa.

Secondo Roschelle e Kaufman, l’essere stigmatizzati è conseguenza di gerarchie sociali di potere, al punto che, in generale, la condizione dell'”essere stigmatizzati” corrisponde all”essere privi di potere”.