Pezzi mancanti

Ieri ho visto sul web un documentario sulla crisi dei debiti sovrani europei, prodotto dal wall street journal, che ricorda come l’unione europea doveva portare ad un raggruppamento di stati con crescita a simile velocità. E invece, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008, la crescita in Europa ha cominciato a rallentare, senza più riuscire a star dietro ai vincoli posti al debito pubblico.
Nel documentario si parla dell’Italia, terza economia europea, e in particolare dei suoi problemi di crescita.
Le interviste si chiudono con la seguente affermazione, offerta proprio da una analista italiana:
“La crisi del debito europeo probabilmente porterà, nel breve periodo, ad un più disciplinato approccio alla gestione delle finanze. Nel lungo periodo, però, porterà ad una revisione profonda del sistema di welfare che l’Europa aveva a lungo protetto. Sarà l’Europa in grado di sostituire il suo così costoso sistema di welfare con uno meno oneroso, più efficiente, che sia ancora equo socialmente? Sarà l’Europa in grado di sviluppare una capacità imprenditoriale più spinta, come quella degli Stati Uniti?”

Questo tipo di affermazione mi lascia dei dubbi. E’ sufficiente dotarsi delle opportune abilità, per far sì in un modo o nell’altro che gli spazi di mercato crescano sempre?

Qualche settimana fa, al corso “strumenti per capire la crisi economico finanziaria“, il prof. Paolo Ermano, docente della facoltà di Economia dell’ Università di Udine, ha presentato un’immagine diversa.
“Abbiamo uno straordinaio gap tra prodotto potenziale e prodotto effettivo: impianti fermi e lavoratori scolarizzati disoccupati che non riescono a produrre: come una azienda con un grande debito che non riesce a lavorare.
Il fatto che la bolla finanziaria degli stati uniti sia nata sul mercato dei mutui è emblematico: infatti mostra che è nata su un mercato di tipo profondamente tradizionale, ovvero quello immobiliare. Questa situazione sembra ricorsiva: un tornare su mercati già esistenti, dopandoli per rinforzare quelli, in mancanza di meglio. Nella crisi dei mutui subprime, è stato perso denaro da persone che non ne aveano già prima della bolla, che non avrebbero potuto accendere i mutui. E non è stata perdita di surplus, che se lo perdo, pazienza: è stata una bolla con forte effetto sulla economia reale.
Dalla storia della finanza si vede che le bolle di solito avvenivano su beni nuovi (ad esempio: le dot.com). Se la ultima bolla è stata fatta sulla casa, vuol dire che non c’erano più settori redditizi, ed è stato necessario attaccare un bene primario (come in un ritorno all’origine) per creare denaro. Questo fatto è simbolico: dell’esaurimento degli spazi di mercato.”

150 anni di debito pubblico