Ritorno a Cormons – 2

L’altra domenica, prima del concerto a Cormons, avevo giusto un’oretta che mi avanzava, e mi sembrava uno spreco passarla al teatro ad aspettare la musica.
Per cui ho inforcato la bici, ripromettendomi di non allontanarmi troppo, però l’esplorazione mi ha attirata fino a zone che poi non sapevo più riconoscere per tornare indietro.

E te pareva.
Quando mancavano cinque minuti alle undici (ora d’inizio della performance “Jazz&Wine”), un bivio a “T” mi era apparso davanti. E non sapevo quale direzione prendere per avvicinarmi, e non allontanarmi, da Cormons.
Ci è voluto un ciclista di passaggio, che mi ha fatto strada.
“Vieni con me“, ha detto, e io mi sono messa in scia. Mi ha portata fino alla Subida adattandosi al mio ritmo (io avevo un po’ di bagaglio che si sentiva sulle salitine, e non la bici da corsa scattante come lui), e poi è filato via appena gli ho detto: “Ora so dove siamo, grazie“.
Galateo da ciclisti.

Vigneti del Collio sotto la Subida un single track che si intravede nel folto mele di vari colori nel sottobosco uno di tre invasi della bonifica del Preval
l'acqua arriva fino agli albero e non ha spiagge solo le fronte si riflettono sullo specchio colori bruciati sul campo filari sul Collio

Insomma in quell’oretta rubata ho scoperto un punto d’ingresso agli invasi del Preval.
E’ stato l’accesso a quello spazio nuovo che mi ha risucchiata fuori dal senso del tempo.
Infatti nei giri fatti in passato, alcuni invasi d’acqua, quelli nascosti e non accessibili, mi erano rimasti preclusi. Intuivo, sì, oltre gli alberi, uno spazio aperto che sicuramente conteneva l’acqua, ma l’occhio non arrivava oltre, e la selva della vegetazione faceva da muro. Quella sopra il canale della bonifica nella Piana del Preval.

Non so, sarà che l’aver incontrato un ostacolo in passato mi ha fatto venire ancora più curiosità, fatto sta che passarci di nuovo vicino stavolta mi ha fatto gola. Per cui, quando ho visto un sentierino single track che si intavedeva tra i rovi, ho mollato la bici, e mi sono buttata nel folto.
Grosse spine a mezz’altezza e mele in trasformazione sotto le scarpe!
Quando il vagamente visibile sentierino si è diviso in due, ho cominciato a domandarmi se in quell’intrico ci si poteva perdere.
Ne son venuta fuori rivestita di foglie appiccicate alla mia maglia: e l’acqua era davanti a me.

Probabilmente la vita di questi invasi è influenzata dalla cadenza delle pioggie. Poichè sono in buona parte recintati e chiusi, mi domando se se ne fa qualche uso.
Di sicuro ne approfittano gli uccelli, che qui possono nascondere ai cacciatori il loro collo lungo.

foglie attaccate alla lana Puntinature nere sulle mele