La carica delle cento e uno: alla caccia del potenziale femminile nascosto

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

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Fabiana Martini Patrizia Rigoni

Nei giorni scorsi, su alcuni manifesti della città, si poteva notare la grafica di un evento presentato con un po’ di mistero. Una catena di chicchi di melograna occhieggiava in avvicinamento, sottotitolata: “La carica delle cento e uno”. Le scritte di testo esplicative restavano piccole e ancora nascoste all’osservatore che passava di corsa.

L’iniziativa si presentava così: “Centoeuno donne e centoeuno Imprese: dalle grandi e dalle piccole Aziende, dall’Università, dalla Ricerca, dalla Formazione, dalla Sanità, dal Commercio, dalla Cooperazione, dai Servizi alla Persona, dall’Informazione, dalle Istituzioni, dall’Artigianato, dall’Arte, dalla Cultura.
La giornata del venerdì era organizzata su invito. Centouno donne erano state chiamate in tavole rotonde intitolate “I racconti delle nostre imprese”.
La mattina del sabato invece era aperta al pubblico. E proprio il sabato sono andata a vedere di cosa si trattava.

Nella cornice elegante dell’hotel Savoia, salutate in apertura dalle istituzioni locali (il Sindaco Roberto Cosolini, la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat) e dall’intervento di Suor Giuliana Galli, cento e più donne hanno fatto resoconto della propria esperienza di confronto avvenuta il giorno prima.

Era evidente che l’iniziativa aveva avuto una funzione di formazione reciproca.
Le convenute concordavano su alcuni insegnamenti scambiati, su esperienze di lavoro condivise come importanti che volevano elevare ad emblema.
C’era chi lavorava da sempre con la voce, alla radio, e con il suo microfono immaginava di raggiungere la persona più sola nel luogo più sperduto.
Chi aveva speso una vita intera come imprenditrice, e ricordava: “Bisogna sbagliare rapidamente, e andare avanti senza pensare troppo.

Alla prima pausa caffè, alcune delle invitate da me interpellate esprimevano dei dubbi. “Mi aspettavo un evento dedicato alla piccola e media impresa, ma poi ho capito che <<impresa>> era inteso in senso ampio. Ho incontrato molte donne che non conoscevo, e che hanno esperienza di settori anche molto distanti da quello dell’azienda“, mi spiegava Silvia Dragan, intervenuta per rappresentare la sua ditta.

Al rientro in sala, con l’atmosfera ancora un po’ semisospesa nell’aria, è ripartito il racconto.
Diversamente dalle iniziative con donne abituate ad un certo grado di riconoscimento pubblico, era frequente sentire atteggiamenti estremamente modesti, da parte di signore che pure avevano raggiunto risultati non comuni.
Molte donne con una forte storia di impresa alle loro spalle avevano parlato di discriminazione sul lavoro.
Oppure presentavano sè stesse usando i seguenti toni: “E’ un episodio, il fatto che io sia Preside“.
Mi domandavo: cosa era avvenuto in questa due-giorni, una sorta di laboratorio di ascolto?
Ad un certo punto, quando Serena Fonda Umani ha dichiarato: “Io quasi non ho amiche femmine: ho fatto un lavoro maschile, e ho conosciuto solo maschi“, le altre l’hanno interrotta in gruppo: “Ma ora hai conosciuto noi!

A quel punto è diventato palese che le donne invitate erano state riunite da una caccia ai talenti “altri”.
La organizzatrice Patrizia Rigoni definiva l’incontro una operazione narrativa. Una collana di racconti.
Il far emergere le storie meno note, ancora prive di visibilità riconosciute, eppure esperite con grande professionalità.
Con una speranza appena accennata: può ciascuna di queste perle diventare ora l’anello di una rete, moltiplicata per cento?
Cento e una“, le hanno risposto, “al femminile“.

Verso la conclusione, gli interventi hanno cominciato a trarre le somme.
Ieri si sono incontrate centouno solitudini. Qui c’è una dimensione femminile molto impegnata che abbiamo il dovere di rappresentare, riflettendo sul modo di assumere il potere e le responsabilità. Le questioni di genere sono tematiche che hanno una dignità altissima. Ci sono interi rapporti di analisi che sprecano dati e indicatori per valutare questi aspetti, eppure ancora non sono noti alla maggior parte delle donne italiane. Questo è un problema culturale, e il nostro evento ha avuto anche la funzione di far riemergere la consapevolezza“.

Il saluto di chiusura è stato portato dalla Vicesindaco Fabiana Martini, che ha speso parole di inclusione.
Questo evento ha manifestato un fortissimo e presente senso di responsabilità per il bene comune.
L’invito è ad esercitarlo anche nelle istituzioni e nella politica, ad impegnarsi. Le istituzioni hanno bisogno di voi: intervenite, partecipate, non lasciate le istituzioni sole.
Da parte delle istituzioni, l’impegno è a dare parola, creare spazi, mettere a disposizione luoghi pubblici. Supportare con servizi alla persona, domiciliari, ora stiamo lavorando verso un nuovo asilo nido, e così via.
Nel creare reti l’istituzione può avere un grosso ruolo di regia. Non solo <<proteggere>> le reti, ma anche proiettare le idee.
Vi esorto a fare allenaze con le istituzioni, alleanze tra di noi, e anche alleanze con gli uomini. Altrimenti non andiamo da nessuna parte.

la raccolta delle melagrane Il simbolo dell'evento

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