Una settimana in Grecia – 4

hotel ad atene la fontana del golden hall l'interno del golden hall luci delle vetrine

In questi giorni passati ad Atene, la crisi finanziaria della Grecia e’ argomento all’ordine del giorno. Il Parlamento ha votato proprio questo mercoledi’ le nuove misure di austerita’, requisito per ricevere la quinta tornata di finanziamenti dall’UE, quella mirata a evitare l’insolvenza sui debiti in scadenza al primo luglio.

Nello stesso giorno, mentre Dado mi mandava il seguente messaggio: “Dicono che ci sono scontri in piazza ad Atene con lacrimogeni, stai attenta“, io ero all’Universita’, che era del tutto tranquilla, e nel frattempo un collega greco riceveva un analogo messaggio: “bombe molotov nelle manifestazioni in centro“.
Queste manifestazioni hanno fatto parte di uno sciopero di due giorni, contemporaneo al voto in Parlamento. La stessa Universita’ e’ rimasta quasi deserta, a meno del laboratorio che ci ha ospitato, il quale ha deciso di lavorare lo stesso per non far saltare il nostro progetto. Pero’ tutti gli altri reparti sono stati in in sciopero, compresa la mensa (tanto che abbiamo rischiato il digiuno a pranzo, se non fosse stato per uno del gruppo che e’ andato a far scorta di pane e formaggio).

Mi e’ stato detto che, tra le misure di austerita’ al vaglio, per ridurre i costi che il sistema non e’ piu’ in grado di sostenere, ci sono licenziamenti per mezzo milione di persone, cioe’ meta’ dei dipendenti pubblici, che verrebbero dotati di ammortizzatori sociali per un anno al 60% dello stipendio, e colloqui a fine anno per valutare il destino futuro di reimpiego. Mentre mi si spiega che il Parlamento temporeggia troppo nei tagli al settore pubblico, proteggendo in questo modo gli elettori del proprio schieramento, a me viene da pensare che non e’ facile smantellare un sistema che ha forte rilevanza sociale, e mi domando perche’ e’ proprio il settore pubblico a dover pagare.

Il problema mi ha fatto venire in mente quello che e’ stato presentato l’altra settimana, alla conferenza “Pop Economy”, in cui si e’ parlato anche della situazione greca. “La finanza greca e’ stata affetta dalla presenza di molti titoli tossici“, diceva la bancaria che spiegava il significato delle bolle finanziarie e dei “derivati” non sufficientemente regolamentati, quelli che sotto la facciata non valgono niente. “Il mercato finanziario globale, con le sue transazioni, ha una dimensione che e’ stata stimata in venticinque volte quella del mercato basato sull’economia reale. E’ come se venticinque pianeti terra fatti di carta gravitassero, col loro peso, sopra il pianeta vero e proprio e i suoi prodotti. Pero’ poi quando ci sono crolli nel mondo finanziario, le conseguenze si fanno sentire anche nel mondo reale, nell’economia reale“.

Qua in Grecia, ho visto che chi lavora nel settore pubblico, quando la radio da’ aggiornamenti, la spegne con stizza, dicendo: “brutte notizie. Ho gia’ subito drastiche riduzioni di stipendio, fino al 30%, e ulteriori ne arriveranno“.
Chi lavora nel privato, invece, mi spiega la sua visione con rabbia: “Sono state prese misure di austerita’ insufficienti, tassando solo i lavoratori del privato, mentre il settore pubblico non e’ efficiente e dovrebbe cambiare mentalita’ ed accettare di lavorare il doppio, cioe’ garantire gli stessi risultati con una forza lavoro ridotta alla meta’ del personale. L’altra meta’ del personale pubblico deve essere licenziata, cosa che creera’ un grosso problema sociale, perche’ queste persone sono moltissime e non troveranno lavoro da nessun’altra parte, eppure questa misura deve essere presa il prima possibile altrimenti i costi del debito lieviteranno ancora di piu’. Dubito che in Parlamento, per salvare queste persone, sceglieranno di andare incontro alla bancarotta, facendo affondare tutti quanti“.
Il collega nordeuropeo cita gli argomenti piu’ discussi nel suo paese: “Nelle ultime due settimane ci sono state le elezioni del nuovo parlamento finlandese, e si e’ verificata una grossa crescita del partito populista <<True Finns>>, i <<Finlandesi puri>>, che prima erano poco rilevanti, ma ora hanno inserito nel loro programma l’opposizione al supporto economico dell’Europa alla Grecia, al punto che ora il neoeletto parlamento finlandese ha una maggioranza risicata e bisogna vedere come andra’ avanti nel prossimo periodo“. Una signora in autobus ha chiacchierato a lungo con me, ma nel dire le seguenti parole guardava fisso nel vuoto: “Il nostro settore pubblico costa troppo, e nonostante questi costi non possiamo nemmeno dire, per esempio, di avere dei buoni ospedali. Capisco che l’Europa e’ arrabbiata con noi, abbiamo fatto le cose senza testa. Sembra di stare in un inferno“.

le immagini dei fumogeni