Oggi coi miei soliti tentativi di prendere il treno al volo ho tirato troppo la corda. So esattamente quanti minuti ci vogliono per arrivare alla stazione, fare il biglietto, timbrarlo, percorrere la pensilina… So quant’è il tempo minimo se non c’è fila alla macchinetta dei biglietti, e tengo presente la possibilità che il treno in realtà parta due-tre minuti dopo l’ora indicata.
Oggi infatti avevo fatto tutti i conti alla perfezione. C’era una variante rispetto alle solite operazioni: la bici era ancora in casa vecchia, per qualche motivo non l’ho ancora traslocata, mi sembra che stia meglio là, meglio che giù-giù per le scale della nuova cantina.
Sono andata a prendere la bici con le borse di tela un po’ troppo piene di vestiti: mah, per pochi giorni da passar fuori, non ho voluto organizzarmi per lavare i ricambi incontro, ho preferito aggiungere qualche cambio in più. Una volta arrivata in casa vecchia e alla bici, le manovre erano contingentate: riempire la borraccia d’acqua, attaccare le borse da bici laterali al portapacchi, e… Nooo! La borsa da bici piccola non è rimasta in casa vecchia… è stata già trasolcata in casa nuova! Un po’ di roba di qua, un po’ di roba di là, in questo periodo… E così sono dovuta tornare indietro a prenderla!
Mi dicevo: ah, questo imprevisto non ci voleva, questi cinque minuti in più mi faranno sforare, stavolta è la vera volta che perdo il treno. Provo lo stesso, mi sembra già inutile ma provo lo stesso.
Recupero ‘sta borsa piccola che mancava.
Arrivo in stazione.
Intravedo fila alle macchinette dei biglietti… ma ci sono delle macchinette nuove, una libera la trovo.
Bene. Un biglietto per Padova. Un supplemento bici.
Mentre batto velocemente i tasti, sono rimasti impostati due biglietti bici. Fa niente, vado avanti coi pulsanti, ne prendo lo stesso due, ho ancora due minuti alla partenza. Alzo gli occhi al tabellone. Binario cinque. Partenza alle 12.44.
Corro al binario.
Vedo una macchinetta per timbrare i biglietti… sto ancora correndo, la supero; mi fermo alla prossima.
Timbriamo sti biglietti. Nooo! Macchinetta fuori servizio!
Altra macchinetta. C’è una signora… chiedo di passare avanti. Il biglietto non entra. Nooo! Ormai lo dico a voce alta: “Sto per perdere il treno!”
Entra, biglietto, entra! Bah, entra solo dopo che l’ho girato. Con la coda dell’occhio vedo che il treno è ancora lì, ma sulla macchinetta ho letto l’ora: 12.47. Ormai anche l’ultimo margine sta scivolando via.
Arrivo al treno.
Sento un fischio.
La porta si chiude davanti a me.
Un controllore mi guarda da dietro la porta, ma scuote la testa.
Afferro la maniglia della porta appena chiusa, ma non si apre, il treno comincia a muoversi… Ciao ciao treno, ciao ciao controllore che ormai non puoi più fare più niente per me, eh lo so me lo avevi fatto capire!
Mi giro sconsolata, due persone persone dietro di me fanno una faccia triste.
In fondo lo sapevo, i miei calcoli sulla corda tirata erano giusti: questa era proprio la volta buona che succedeva.
Eh bon ah, giro la bici, torno a casa, tanto lo so, il treno successivo è esattamente un’ora dopo. Poco male, la vacanza è iniziata lo stesso.







