Domenica scorsa, niente bici. Troppo raffreddore.
Prima di rintanarmi a casa, a leggere tutto il giorno sul divano, ho fatto una tappa al teatro per bambini. Ero troppo curiosa, volevo andare a vedere lo spettacolo messo in scena da Julian e Giustina.
Dopo una breve introduzione sul palco, con scaramucce tra gli attori che si apprestano a fare colazione, con biscottini gentilmente offerti dai bimbi del pubblico, parte la fiaba. Musichetta magica, abbassarsi delle luci. Comincia “Il brutto anatroccolo“.
“In quanti modi si può raccontare una fiaba?“, chiede Julian ai presenti. “Con le marionette, con i burattini, leggendo un libro“, rispondono i bambini. Ma questa volta, saranno i dolci, l’acqua e le teiere ad animarsi.
Non svelo i trucchi portati in scena, ma non li dimentico. Sarei rimasta un’ora in più, a veder gli oggetti del tavolo al centro della scena che prendono vita. Allora, me ne invento degli altri. E me li annoto qui.
Una luna che sorge da dietro gli alberi, fatta con una meringa che si leva di tra i finocchi?
Dei bagnanti che si abbronzano, scaldati come del pane tostato?
I fiori portati dal vento, fatti coi petali per le infusioni del tè?
L’insalata che si lava in ammollo, come un raduno sul mare per la Barcolana?
Cubetti di ghiaccio, come pattinatori che scivolano?
E il mio preferito (questo lo copio dallo spettacolo), l’arancio che rappresenta il sole, e che compie un grande arco, sollevato in aria…
