Il digitale e i nuovi media nell’arte

Aaaah che bel, ho appena finito una coppia di libri che mi hanno accompagnata per un po’, dedicati all’arte moderna e contemporanea.
Quando li ho comprati on-line ero in dubbio, non riuscivo a scegliere tra i due titoli abbastanza vicini, e alla fine ho ceduto: li ho presi tutti e due. E ho fatto bene: non si sono sovrapposti, ma hanno fatto da controcanto uno per l’altro.
Sono Digital Art, di Christiane Paul, e New media in art, di Michael Rush.
Traduco qua sotto alcuni passi significativi tratti da entrambi i saggi.

libri della serie World of Art

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L’arte sta nella intenzionalità dell’artista: nel realizzare o concepire qualcosa senza le costrizioni poste da altri tipi di scopi.
Quando Duchamp ha suggerito, con le sue creazioni provocatorie e concettuali, che l’opera artistica era dipendente dalla presenza dell’osservatore affinchè venisse completato il suo concetto, non sapeva che alla fine del secolo alcune opere d’arte (come i film interattivi) sarebbero letteralmente state dipendenti dall’osservatore, non solo per completarle, ma anche per dare loro contenuto.

I nostri occhi esaminano continuamente il mondo che ci circonda alla caccia di informazioni nascoste e indizi per capire meglio come interpretare la sua superficie caotica.
Internet, e l’arte che vi si trova, affronta il tema della mancanza di permanenza più radicale. In questo strumento c’è una spinta strutturale a mantenersi in movimento. Non si può rimanere statici di fronte al monitor interattivo del web. Lo schermo si spegnerebbe una volta che l’utente venisse percepito come inattivo troppo a lungo. Certe opere d’arte interattiva vogliono sottolineare questo aspetto, mostrando che l’unico modo per evitare la chiusura forzata dello spazio osservato è continuare a cliccare, link dopo link, portandosi dietro rischio di dimenticare da dove si era partiti.

L’accesso sempre più facile a fonti di dati di tutti i tipi porta ad una trasparenza che ci permette di acquisire comprensione e fare scelte più informate, ma, nei casi peggiori, crea una sovraccarico di informazione saturante e può avere effetti paralizzanti. La sovrabbondanza di informazioni con cui ci confrontiamo quotidianamente nasconde il fatto che l’accesso a queste informazioni comunque non è universale e le notizie rimangono filtrate ed unilaterali.

Negli ambienti della realtà virtuale, il superamento dei confini dei comportamenti socialmente accettabili viene talvolta esaminato nei suoi effetti. La violenza simulata, quando è vista all’interno di uno spazio virtale, risulta più stridente: può diventare più facilmente un atto da mettere subito in discussione.

La video arte dai suoi inizi e fino a metà degli anni ottanta ha avuto tra i suoi discorsi dominanti un atteggiamento critico nei confronti della televisione. Gli artisti della videoarte giravano la macchina da presa su di sè, e commentavano, spesso con toni ironici da postmodernisti, la guerra culturale che si stava battendo sul terreno delle televisioni, per il loro ingresso e predominio negli ambienti domestici del ventesimo secolo. La televisione veniva vista come un prodotto d’intrattenimento emanato dalle Corporation. La critica degli artisti veniva mossa ad esempio rompendo la quarta dimensione, rivolgendosi (dall’interno dello schermo video) direttamente al pubblico da interrogare. In questo modo la supposta intimità prodotta dal mezzo veniva ridimensionata, rivelando quanto invece fosse grande la distanza generata dal mezzo.

C’è un passo breve tra lo sguardo prima, il voyerismo poi, e infine lo spiare, verso la sorveglianza per controllo politico.
L’uso del video per telesorveglianza è nato per scopi militari.
Oggi, i reality-show televisivi mostrano persone che volontariamente si lasciano riprendere in tutti i loro gesti da telecamere nascoste, nella speranza di vincere il premio finale messo in palio. La sorveglianza, sembra, ha attualmente smesso di essere percepita come una cosa sinistra.
Eppure ci troviamo in un epoca in cui la sorveglianza e la raccolta dati su di noi sono ai loro massimi livelli, per ogni gesto o movimento che facciamo capace di lasciare delle tracce.
L’arte più recente si occupa di farcelo notare, raccogliendo e rendendo palese all’interno dell’opera la presenza di queste tracce.

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