Il segno dei tempi

Ieri pomeriggio ero in autobus che tornavo a casa, col mio fedele libro.
Però non riuscivo a leggere: una conversazione dietro le mie spalle mi distraeva.

“Pronto, mamma, ciao.
Ho ricevuto la lettera.
Sì, come motivazione hanno detto: riduzione del personale.
E’ dura.
Bisogna viverle queste cose, per capire.
Non riesco a dormire la notte. Ho sempre mal di testa.
Ma aspetta, ora scendo, preferisco fare due passi.
Non voglio continuare a parlarne in autobus.”

Finchè queste storie sono lontane, possono restare indifferenti.
Ma così, anche se non l’ho vista in viso, era troppo vicina.

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